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Violenza: la prevenzione non è sufficiente

L'opera "Violins Violence Silence" dell'artista Bruce Nauman: "The silence of victims and the silence of those who chose not to bear witness or to oppose"

Foto: Alisa Mulder via Unsplash

Nel 2018, la violenza domestica è aumenta dell’8,8% rispetto all’anno precedente e secondo Eurostat, in Svizzera, i femminicidi sono proporzionalmente di più rispetto a quelli in altri paesi europei; si parla di un tentato omicidio a settimana. Benché esista anche la possibilità che sia una donna a commettere violenza, statistiche alla mano, è prevalentemente l’uomo a consumare questi reati. Certo, non tutti gli uomini sono violenti, ma è pur vero che tutte le donne (sì, tutte) almeno una volta nella vita subiranno violenza da parte di uomini (che può manifestarsi in più forme, anche in insulti e umiliazioni).

Ne consegue che le donne – spinte da dinamiche sociali malsane e norme giuridiche labili – sono portate a proteggersi ancora da sole. In altre parole, nonostante la violenza in generale sia perpetrata maggiormente dagli uomini, la prevenzione è tutt’oggi commissionata alle donne, sia dentro che fuori casa. Dal vestiario, ai comportamenti sociali, fino ai sorrisi; esistono una serie di norme che dobbiamo seguire per evitare di essere aggredite. Le conosciamo tutte. Ma chi insegna ai violenti che non è un loro diritto quello di dominarci? Ecco perché, quando una donna viene trucidata è spesso al contempo colpevolizzata, insomma “chissà cosa ha fatto”, traslando la condizione di vittima verso l’oppressore. Questa cultura stereotipata, perché di ciò si tratta, rispecchia e si ripercuote anche sulle modalità di intervento e di tutela delle vittime, abbandonate a loro stesse fintanto che il peggio non avviene. 

È stata proprio di recente lanciata una  proposta del Consiglio federale per un  maggiore investimento nella prevenzione (si parla di un credito di 3 milioni di franchi). Bisognerà fare attenzione a non delegarla alle sole donne, ma ripartirla tra tutti i membri della società. Inoltre, sarebbe necessario rivedere tutta la legislazione, a cominciare dalle modalità di allontanamento del partner violento dal domicilio coniugale; misura che è priva di utilità se non accompagnata da un obbligatorio supporto psicologico e rieducativo alla/al violenta/o e alle vittime.

Molto occorre fare anche nella sfera scolastica, istruendo al rispetto di sé e dell’altro. Non è da sottovalutare neppure l’ambito pubblicitario, dove la donna, da sempre, è esposta come oggetto da sottomettere e possedere: una visione distorta e pericolosa della realtà. Parallelamente nemmeno da dimenticare l’importanza del giornalismo e il mondo dei media: sempre più nei titoli dei giornali e negli articoli le parole utilizzate tendono a sovrapporsi alla tendenza di umanizzare la persona violenta e colpevolizzare o “dipingere” in modo errato la vittima. 

Questo video prodotto dalla RTS e realizzato da Juliane Roncoroni, approfondisce il tema del femminicidio:

Le féminicide, c’est quoi ?

Une manifestation dénonçant les violences envers les femmes est prévue samedi à Lausanne. Les initiatives se multiplient dans la rue et sur les réseaux sociaux pour sensibiliser aux féminicides. Explications de Juliane Roncoroni.

Publiée par RTSinfo sur Jeudi 21 novembre 2019

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