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Vaccino: dubbi e libertà

Foto: Kim Bundo

Il vaccino per il COVID-19 è appena arrivato e già si sta parlando della possibilità di vietare l’accesso a grandi eventi (concerti, open-air, partite, ecc.) a persone non vaccinate, mentre la Spagna comincerà a segnare su un registro i nomi di coloro che non si fanno vaccinare. Queste prospettive sollevano qualche inquietudine.

Consideriamo prima di tutto che il vaccino è stato sviluppato con una tecnologia nuova e in tempi record e che, come detto anche dalla SRF (la RSI d’oltralpe) non si è sicuri dei danni alla salute che esso potrebbe causare sul lungo termine. Chi se lo fa iniettare avrà delle ripercussioni negative tra uno, cinque o dieci anni? Non lo sappiamo. Speriamo di no, ma il rischio anche se basso c’è. Aggiungiamo il fatto che i contratti stipulati con le case farmaceutiche sono segreti e che è molto probabile che, in caso di danni alla salute, i costi dovranno essere coperti dalla Confederazione (e quindi dai contribuenti) invece che dalle case farmaceutiche, il che potrebbe costare montagne di soldi.

Non si tratta né di essere contrari ai vaccini in generale, né di complottismo, ma di chiedersi se nel caso di questo preciso vaccino non ci si stia facendo prendere la mano dall’entusiasmo. Come detto prima, farsi vaccinare non è un’operazione a zero rischio e, sebbene io speri con tutte le mie forze che il vaccino non dia mai complicazioni, per averne la certezza dovremmo aspettare un po’ di anni. Se fossi anziano o avessi una malattia grave mi direi che il rischio è accettabile, poiché il coronavirus ha buone probabilità di farmi passare due settimane orribili in ospedale se non, nel peggiore dei casi, di mettere fine alla mia vita. Per una persona giovane e sana però la situazione è generalmente ben diversa, mentre gli effetti sul lungo termine della vaccinazione rappresentano ancora un’incognita. Il problema è che numerosi governi intendono condurre una vaccinazione di massa nel minor tempo possibile. Per il momento, non sarebbe meglio rinunciare all’ “iniezione a tappeto” e lasciare che a vaccinarsi siano solo coloro che lo desiderano e soprattutto coloro che col virus rischiano parecchio? Secondo me sì, mentre escludere dai grandi eventi le persone non vaccinate o impedire loro di varcare un confine significa fare una pressione enorme affinché ogni cittadino presenti il braccio, un risultato che al momento non è necessariamente ciò a cui dobbiamo puntare. Inoltre, un’imposizione simile sarebbe estremamente discriminatoria e lederebbe gravemente i diritti civili dei cittadini.

Non sono contrario ai vaccini in generale, né sto evocando una qualche teoria dalle trame diaboliche. Si tratta di chiedersi se la situazione sia grave a tal punto da giustificare l’impiego frettoloso di una tecnologia freschissima sulla maggior parte della popolazione, anche su coloro che dal virus non hanno nulla da temere. Una questione che merita di essere discussa.


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