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Un 2019 di denuncia cinematografica

Foto: Igor Ovsyannykov via Pixabay

L’annata cinematografica 2019 si è appena conclusa con l’assegnazione degli Oscar ed è stata sicuramente una stagione all’insegna di film importanti, volti a smascherare tradizioni culturali e strutture mentali ormai non più accettabili nel XXI secolo.

Penso innanzitutto all’assegnazione dell’Oscar come Miglior film alla pellicola coreana Parasite, la prima della storia a battere la concorrenza dei film in lingua inglese. Quanto avvenuto è stato da molti definito un evento «epocale» e in pochi attimi sembra aver spazzato via decenni e decenni di dominio artistico e industriale della macchina hollywoodiana. In molti infatti hanno già ipotizzato un futuro più incerto per quanto riguarda l’assegnazione degli Oscar e l’idea che finalmente il cinema asiatico ed europeo abbiano pari opportunità di giocarsi la vittoria finale è indubbiamente una boccata d’aria fresca per gli amanti della settima arte.

Penso inoltre a Bombshell di Jay Roach, pellicola dedicata alla ricostruzione drammatica e psicologica dello scandalo scoppiato in seno alla Fox News nel 2016, che portò al licenziamento di Roger Ailes, sommerso da numerose accuse di molestie sessuali, portate avanti con coraggio da alcune giornaliste, qui interpretate da Charlize Theron, Nicole Kidman e Margot Robbie. Un film necessario, che ha riportato alla luce una vicenda giudiziaria che ha fatto molto scalpore negli Stati Uniti ma che in Europa, anche a causa della concomitante elezione del presidente statunitense Donald Trump, era passata in secondo piano.

Foto: Pixabay

Penso da ultimo a Ken Loach, promotore antesignano di film così politici e pertanto così necessari. Con il suo nuovo film Sorry we missed you, Loach non compie nulla d’innovativo, ma riformula cinematograficamente il suo credo politico che trova una perfetta sintesi nel celebre incipt del Rousseau del Contrat Social: «L’uomo è nato libero ma ovunque è in catene».  Dopo essersi dedicato allo spietato mondo della disoccupazione (I, Daniel Blake, 2016), alla repressione esercitata dalla religione (Just a Kiss, 2004), questa volta la critica del regista britannico colpisce lo spietato mondo del lavoro, in particolare quello disumanizzante dei corrieri freelance e di tutti i lavori a cottimo, spesso malpagati, che da dipendenti si ritrovano facilmente nella categoria degli sfruttati. La pellicola mostra in maniera empatica ma senza vittimismi la paradossale situazione lavorativa, psicologica ed esistenziale che i due protagonisti-vittime Ricky e Abbie si trovano a vivere e a subire; partiti con l’idea di un’esistenza basata sulla triade lavoro-famiglia-felicità, il loro sogno si tramuta presto in un incubo, quando la sfera lavorativa di entrambi invade prepotentemente la loro sfera affettiva e famigliare. Sopraffatti da turni massacranti, obblighi morali e lavorativi intollerabili il loro legame affettivo si sgretola, così come il loro rapporto con i figli, tanto da intaccarne anche la loro salute mentale. Ormai slegati dalla loro funzione genitoriale e famigliare, i due protagonisti diventano così semplici ingranaggi, utili a far andare avanti un sistema malato, basato sullo sfruttamento e sul ricatto, in cui tutti i vertici bassi della piramide gerarchica vivono in uno stato competitivo umanamente non sopportabile.

Il 2019 porta dunque importanti novità: l’industria cinematografica hollywoodiana, per quanto forte, sembra non intralciare la volontà di film autoriali forti e anti-sistema, volenterosi d’imprimere una svolta artistica e politica sul mondo di oggi. Gran merito di ciò è stato dato a Parasite, un bel polverone è stato sollevato con Bombshell, mentre ha avuto un po’ meno eco l’ennesimo attacco alla classe dirigente e al sistema di speculazione firmato Ken Loach. Peccato perché se da un lato l’intento del mondo cinematografico è buono e punta all’innovazione e all’allontanamento di tradizioni culturali monolitiche, d’altro canto c’è il presentimento che molto debba essere ancora fatto, come il regista britannico c’insegna da quasi un quarantennio.

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