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Posta dei lettori: quando i prati cominciano a urlare

Foto: Kim Bundo

Un prato bruciato – immagini di un futuro prossimo?

Quello nella foto non è un prato keniano, né uno siculo e neppure luganese. La foto l’ho scattata il 29 luglio a Bumplitz, il quartiere di Berna dalla quale viene la leggendaria W. Nuss, per chi conosce la canzone. L’erba era gialla e morta, bruciata dal sole e dalla mancanza d’acqua, altro che Heidi e caprette che fanno ciao. Non c’erano insetti, però per me questo prato stava urlando. È un’immagine inusuale per la Svizzera e mi preoccupo se penso che mia nonna in luglio dell’erba così a Berna probabilmente non l’aveva mai vista, quando negli anni ’50 aveva la mia età. Certi scettici dicono che nulla sta cambiando, oppure che qualche grado non fa nessuna differenza, ma lei ha 85 anni e il cambiamento lo ha visto sull’arco di una vita. Pure mia madre lo sa, e mi racconta che, quando era bambina a Lugano, ogni anno scendevano un paio di nevicate da 40 centimetri e i bambini giocavano. Io son cresciuto nella stessa città, ma di nevicate così me ne ricordo solo una, credo nel 2003. Gli altri anni per fare i pupazzi e bloccare per scherzo la strada che scende da Pazzallo ci toccava raschiare la neve da 30 metri di asfalto, col problema che il pupazzo diventava grigio. Il cambiamento me lo ha raccontato anche Pasquale, un contadino pugliese col quale ho parlato l’estate scorsa. Ha detto di vederlo ogni primavera quando rivolta la terra e vi ritrova le foglie che aveva sotterrato in autunno, che quando era giovane si decomponevano e andavano a nutrire il suolo, mentre ora rimangono li, accartocciate e secche. “l’Italia si sta seccando”, ha detto, “l’Europa si sta seccando”.

Foto di Leandro De Angelis

È mancato il coraggio di far politica a lungo termine, l’unica capace di generare progresso

Vedere un prato così mi fa arrabbiare, perché è ormai da mezzo secolo che siamo informati del declino dell’ambiente nel quale viviamo, ma abbiamo fatto poco. Il paese è stato frenato da partiti troppo miopi per concepire una visione a lungo termine e troppo paurosi per avviare la Svizzera sulla strada che presto o tardi dovrà comunque seguire. È mancata l’intelligenza (e in molti casi manca tuttora) per vedere nella “Rivoluzione sostenibile”, nell'”onda verde”, i vantaggi e le occasioni di sviluppo che il cambiamento porta con sé. In particolare in Ticino la lungimiranza è merce rara, tant’è che Stefano Artioli ha scritto un libro giustamente intitolato “Meno Trenta” a simboleggiare gli anni dei quali il nostro Cantone è rimasto indietro in confronto al resto del paese. Il lato positivo della faccenda è che ora la gente sembra si stia svegliando e sempre più politici si stanno interessando al problema, vuoi per illuminazione sincera, vuoi per fame di voti pre-elettorale.

Come agire?

Come votanti il meglio che possiamo fare è assicurarci che vengano elette persone che veramente vogliono proteggere l’ambiente e sostenere iniziative come quella Per i Ghiacciai. Poi tocca ai politici. A livello di mobilità bisogna diminuire i prezzi dei trasporti pubblici e incentivare con contributi l’acquisto di bici e scooter elettrici per poter liberare le strade delle città, creare ciclopiste e ridare i centri urbani ai pedoni. Anche le auto elettriche vanno sussidiate maggiormente, perché chi abita in campagna ha poche alternative. A livello di immobili si deve spingere affinché su ogni tetto spunti un impianto fotovoltaico e in ogni cantina una termopompa, con contributi o prestiti a tassi agevolati. È assurdo che queste tecnologie non siano già ampiamente impiegate, in quanto sono investimenti redditizi. Qualcuno obietterà che tutte queste misure costano. Chiaro, alla carota andrà affiancato il bastone, perché delle tasse compensano le uscite e possono aiutare laddove gli incentivi non son sufficienti per smuovere le volontà.

A scuola bisogna parlare maggiormente di cambiamenti ambientali e comportamento ecologico (magari con una lezione apposita?) per far sì che le generazioni future siano più sensibili di quelle presenti e passate, poiché un cambiamento di mentalità è necessario. I desideri di avere una casa più grande, un’auto in più e il doppio degli elettrodomestici della generazione precedente sono fondamentalmente opposti al bisogno di proteggere l’ambiente. Il cambiamento necessario è dunque anche mentale, una rinuncia al desiderio di avere più “roba” per poter meglio godere e preservare ciò che si ha già. Quindi andate a votare e date la vostra croce a chi ha il coraggio di guardare in avanti di 20, 50, 100 anni, perché son quelle le persone che in fin dei conti miglioreranno la vostra vita.

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