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Fashion Revolution con Ioana Ficut-Parola

Foto: Ioana Ficut-Parola

Ioana Ficut-Parola ha una formazione in informatica e ha conseguito un master presso il Politecnico Federale di Zurigo. È co-fondatrice di Butterfly, una piattaforma di ricerca che aiuta chiunque a trovare facilmente moda sostenibile. Il suo obiettivo è garantire, con l’aiuto della tecnologia, un futuro migliore per le prossime generazioni e allo stesso tempo preservare l’ambiente.

Come hai capito che esisteva un’alternativa al fast fashion? C’è stato un evento o un fattore scatenante?

C’è stato una specie di fattore scatenante che poi, ovviamente, è stato sviluppato. Mentre ero ancora una studentessa il mio sogno era, una volta trovato lavoro,  di comprare tutto ciò che trovavo da Zara. Ma quando il momento è arrivato, mi sono imbattuta in un paio di articoli che presentavano la triste realtà nel settore della moda. Questo ha avuto grande impatto su di me, soprattutto perché molte delle persone sottopagate che lavoravano in condizioni disumane di quelle storie provenivano dal mio paese di origine, la Romania. Questo è stato, se si vuole, l’evento scatenante che mi ha dato la determinazione per cercare alternative. Inoltre è nata anche la mia necessità di una maggiore qualità dei vestiti: lavorando non avevo il tempo di andare a fare shopping così spesso e non sopportavo nemmeno più le camicette che cambiano forma e colore dopo solo due lavaggi.

L’armadio ideale di Ioana: pochi vestiti ma di qualità

Cos’è per te la moda etica e come la esprimi nei tuoi capi?

Come accennato anche prima, l’aspetto etico che ho più a cuore è quello sociale. Per me moda etica significa che nessuno deve avere una vita miserabile mentre lavora ai miei vestiti. Non voglio, per quanto posso e so, far parte di questo. Una volta che il mio interesse per la sostenibilità è cresciuto, ho imparato anche l’impatto sull’ambiente che i nostri vestiti possono avere. Da allora guardo anche quanto l’oggetto ha viaggiato nel mondo prima di arrivare tra le mie mani e cerco tessuti naturali e biologici che possano essere facilmente riciclati. 

Oltre a ricercare e scegliere principalmente marchi trasparenti ed etici, sicuramente acquisto solo cose che so che vorrò indossare per sempre. Non è solo un modo per ridurre le risorse consumate dal mio armadio, ma mi aiuta anche a scegliere i vestiti che mantengono  la loro qualità nel tempo e che mi stanno davvero bene. In questo modo sto cercando di essere rispettosa con le persone che hanno fatto i miei vestiti, con il pianeta e con me stessa.

Quali valori pensi debbano essere messi in pratica in quest’industria e come li integri nei tuoi capi?

Ci sono molti valori che mancano nel settore e uno dei più importanti è relazionato a come consideriamo i nostri vestiti, che ora sono visti come facilmente usa e getta. Gli studi dimostrano che l’equivalente di un camion della spazzatura pieno di tessuti viene portato in discarica o bruciato ogni singolo secondo di ogni giorno dell’anno. Il 50% degli articoli di fast fashion sono invece buttati via in meno di un anno. Questa è un’area in cui i consumatori hanno molto potere per cambiare le cose: quando butti via una maglietta non stai sprecando solo 20 franchi, ma tutto il tempo e lo sforzo dei lavoratori, le altre risorse utilizzate e tutta l’energia e le emissioni prodotte per crearlo. Potrebbe sembrare sciocco, ma a parte scegliere marchi sostenibili, ho questa teoria sul comprare vestiti costosi, vedendolo come un investimento a lungo termine. Questo me ne fa prendere cura, sono più felice quando li indosso e alla fine questi oggetti più belli mi fanno anche più bella 🙂

Quest’anno il tema della Fashion Revolution Week è la trasparenza, in che modo la esprimi nel tuo lavoro o nel tuo quotidiano?

Penso che la trasparenza sia un prerequisito per capire se ciò che si acquista è etico o no. Ecco perché con la piattaforma che stiamo sviluppando, Butterfly, vogliamo offrire esattamente questo- facile accesso alla trasparenza per chiunque sia interessato ad acquistare abiti migliori. In questo modo le persone non hanno bisogno di sottoporsi a ricerche approfondite, ma possono semplicemente cercare cosa vogliono acquistare sulla piattaforma e ricevere come risultato alternative etiche, tra cui una valutazione che mostra il grado di sostenibilità – da un punto di vista ambientale, sociale e del benessere degli animali.

L’interfaccia della piattaforma Butterfly alla quale Ioana sta lavorando

Quali sono i più grandi ostacoli che incontri nel mettere in pratica una moda più etica?

Esattamente quello di cui stavamo parlando nella domanda precedente: la trasparenza. Conoscere se i nostri vestiti sono davvero realizzati in modo etico, se tutti i soggetti coinvolti stanno lavorando in condizioni sicure e decenti e pagati un salario di sussistenza, sapere quanto inquinamento viene creato nel processo e per finire sapere quali sono le alternative migliori. Questa mancanza di trasparenza, unita al fatto che le informazioni, quando disponibili, sono presentate in modo lungo e complicato, rende estremamente difficile per il consumatore tipo scegliere qualcosa di più etico. Una persona ha davvero bisogno di fare molte ricerche e comprendere concetti complessi al fine di prendere una decisione basica di acquisto. 

Questo è dalla parte del consumatore. Da parte dell’industria c’è ovviamente la corsa aggressiva ai profitti (con costi di produzione più bassi), non considerando l’impatto lasciato sul pianeta. È un sistema e modello già in atto da decenni e quindi difficile da cambiare. Ma ci sono molti marchi nuovi e di successo che si concentrano sulla produzione etica come pure diversi grandi marchi esistenti che stanno compiendo passi in questa direzione. Ci arriveremo, l’unica cosa è che il processo è molto lento.

 A cosa dovrebbe fare più attenzione un consumatore?

Penso che uno dei maggiori pericoli al giorno d’oggi sia il green washing. Questo fenomeno è quando i marchi non sono veramente impegnati in una produzione etica, ma cercano solo di salvare la faccia con alcune collezioni o linee di abbigliamento fabbricate con tessuto riciclato o cotone biologico. Bisogna davvero prestare attenzione e non cadere in questa trappola.

Un altro elemento a cui stare attenti e che ho ripetuto più volte è la qualità. Questo è un indicatore di durabilità e che ha un grande peso sull’ambiente. Per esempio, raddoppiando la durata dell’abbigliamento da uno a due anni, possiamo contribuire a ridurre le emissioni dalla produzione e smaltimento di abbigliamento fino al 24%. Acquistare di meno, ma con una più alta qualità paga anche in termini di spese personali: in questo in modo si stanno sostanzialmente risparmiando soldi.

Un consiglio che chiunque può applicare fin da subito se vuole optare per una moda più responsabile?

Compra meno, usa in modo più creativo gli articoli che hai già. Se hai davvero bisogno di comprare qualcosa, considera il vintage. Altrimenti, scegli qualcosa di buona qualità, che ti porti gioia e che potrai indossare molte volte. Infine, come consiglia  Fashion Revolution, chiedete a voi stessi, ai commessi e alle marche #whomademyclothes (chi ha prodotti i miei vestiti, ndr). 

E naturalmente una volta che la nostra app Butterfly sarà pronta, usatela per trovare le opzioni più responsabili.

Uno slogan che ti rappresenta?

Oh, ne ho molti, adoro le citazioni 🙂 Uno slogan in linea con l’argomento dell’intervista che mia madre ripete spesso e che cerco di seguire: “Sono troppo povero per comprare cose a buon mercato.

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