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Fashion Revolution con Fausta Ghidossi

Foto: Aress2030

Fausta Ghidossi è presidente dell’associazione Aress2030 (Associazione Regionale di Sviluppo Sostenibile), il cui scopo è perseguire gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU con delle proposte concrete. Una di queste è il progetto “momenti di cucito”, orientato all’integrazione sociale e la riduzione dello spreco.

Come hai capito che esisteva un’alternativa al fast fashion? C’è stato un evento o un fattore scatenante?

Ho un trascorso professionale come sarta e una sensibilità personale per la sostenibilità. Nel 2018 ho fondato Aress2030 con Pamela Baeriswyl e insieme abbiamo cercato di creare dei progetti volti a concretizzare quest’interesse comune. Il progetto “momenti di cucito” è un atelier che riunisce più donne alloglotte desiderose di migliorare il loro italiano. Insieme fabbrichiamo soprattutto sacchettini in stoffa per frutta e verdura riutilizzabili, come alternativa alla plastica.

Cos’è per te la moda etica e come la esprimi nei tuoi capi?

La moda etica consiste nella fabbricazione di capi con fibre naturali, rispettando e valorizzando tutti i lavoratori coinvolti nella filiera.

Quali valori pensi debbano essere messi in pratica in quest’industria e come li integri nei tuoi capi?

Trovo che la fabbricazione con fibre naturali debba basarsi su modelli che si adeguino al corpo della persona. Bisogna sentirsi bene con i propri vestiti ed è necessario che alla fine del loro percorso possano avere una nuova vita ed essere quindi riciclabili.

Quest’anno il tema della Fashion Revolution Week è la trasparenza, in che modo la esprimi nel tuo lavoro o nel tuo quotidiano?

Le donne che partecipano al mio progetto vengono da paesi molto instabili. Io mi assicuro che si sentino a loro agio e che si possano esprimere liberamente migliorando nel contempo le loro conoscenze della lingua italiana.

Quali sono i più grandi ostacoli che incontri nel mettere in pratica una moda più etica?

In linea generale, trovo che in questo settore vi sia un grande disinteresse: molte persone non si interessano della provenienza di un capo e con quali stoffe sia stato fabbricato. In secondo luogo la precarietà: molte famiglie spesso non possono permettersi dei capi più cari. In questo caso bisognerebbe offrire dei prezzi sostenibili.

A cosa dovrebbe fare più attenzione un consumatore?

Acquistare poco ma bene, senza seguire per forza i dettami della moda e delle grandi marche.

Un consiglio che chiunque può applicare fin da subito se vuole optare per una moda più responsabile?

Scegliere dei capi con fibre naturali, pochi ma ben scelti e di buona qualità.

Uno slogan che ti rappresenta?

Vivere sani in un corpo sano vestendosi con capi naturali.

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