logoType

Wo Journalismus beginnt

Où là commence
le journalisme

Dove il giornalismo inizia

Società

Cut

Foto: Charles Deluvio via Unsplash

Asportazione parziale o completa del clitoride, delle piccole labbra, infibulazione. Questi sono alcuni dei tipi di mutilazioni genitali femminili (FGM) catalogati dall’Organizzazione Mondiale della sanità a cui più di 200 milioni di donne (oggi in vita) sono state sottoposte. Nonostante il fatto che solo in Liberia, Mali e Sierra Leone non esistano le base giuridiche che vietino esplicitamente le FGM, le pratiche di mutilazione sono lontane dall’essere dimenticate.

I paesi più colpiti

Le zone più colpite sono le aree occidentali, orientali e nord orientali dell’Africa ma anche alcuni paesi asiatici e del Medio Oriente.
In particolare Mali, Somalia, Etiopia, Sudan e Egitto hanno degli alti tassi di FGM: dal 74% in Etiopia fino al 98% delle ragazze in Somalia, ha subito delle mutilazioni. 

Sempre secondo OMS e Unicef, le motivazioni legate a queste pratiche sono di tipo culturale, di norma sociale o religiose (sia cristiana che musulmana). Il più delle volte le FGM sono considerate parte integrante del processo di crescita di una ragazza e sono legate a una sottomissione sessuale: provocando dolore, le FGM condizionano la sessualità della donna e sono anche pensate come deterrente, sia per la perdita della verginità che per rapporti fuori dal matrimonio.

Svizzera

Secondo le stime della Rete Svizzera contro le mutilazioni genitali femminili sono circa 15’000 le ragazze e le donne vittime o a rischio di FGM in Svizzera. Principalmente il problema tocca le donne provenienti da paesi con un alto tasso di FGM che sono ora residenti nel nostro paese. Si tratta però “semplicemente di una valore statistico calcolato sulla base della popolazione straniera residente e messo in relazione con i tassi di prevalenza dei paesi di origine” spiega l’Organizzazione. 

È tuttavia in corso uno studio per stabilire una cifra più precisa, ma il problema sta proprio nella raccolta dei dati. Per esempio in Svizzera la maggior parte degli ospedali non tiene infatti nota se una paziente ha subito delle mutilazioni, rendendo così difficile tracciare concretamente il problema. Solo gli ospedali di Ginevra e Neuchâtel da qualche anno segnano sistematicamente questi dettagli, ma mancano in generale delle linee guida di raccolta dei dati e comportamento nel settore sanitario. 

“Manca l’istituzionalizzazione di una struttura che possa supportare i medici. I medici infatti sono spesso in difficoltà nello stabilire di che tipo di mutilazione si tratta, principalmente perché possono essere formati sì dal punto di vista teorico, ma non necessariamente da quello pratico” spiega Marisa Birri di Terres des Femmes Svizzera/Rete Svizzera contro le mutilazioni genitali femminili. A confermare questo problema la dottoressa Serena Bellaminutti, dell’Ospedale di Lugano: “sarebbe fondamentale per noi professionisti poterci avvalere di figure di riferimento trasversali in grado di assicurare alle pazienti una presa a carico completa e a noi un valido servizio di consulenza”.

Foto: Charles Deluvio Via Unsplash

La dottoressa Begoña Lipp von Wattenwyl, caposervizio e specialista di Ginecologia e Ostetricia all’Ospedale Regionale Bellinzona e Valli, in cinque anni di pratica in Ticino ha incontrato un solo caso; sullo stesso arco di tempo per la dottoressa Bellaminutti i casi sono stati invece cinque.  Per entrambe si trattava di pazienti provenienti dal nord Africa, sottoposte a un intervento che ha permesso di cambiare loro la vita. 

A sud delle Alpi però, al contrario di altri Cantoni, non sono previsti centri di consulenza specializzati con sostegno psicologico e presenza di mediatori culturali. Nel nostro cantone, spiega ancora la dottoressa Bellaminutti, “le donne immigrate possono potenzialmente rivolgersi ai centri di pianificazione familiare e ai ginecologi esercitanti privatamente nonché presso strutture ospedaliere riconosciute. La realtà resta, tuttavia, al momento molto distante dalla teoria: sono molto rare, infatti, le figure professionali che possono avvalersi di una formazione specialistica in materia”. 

Per saperne di più: Rete Svizzera contro le mutilazioni genitali femminili 

Quota

Link è stato copiato!

Mostra commenti