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Come faremo quando tutto migliorerà?

Foto: Kristen Morith via Unsplash

Da un mese e mezzo giornali, televisione e radio ci bombardano con gli aggiornamenti dell’ultimo minuto sui numeri dei morti a causa del Coronavirus. 5 oggi, 2 ieri, 5 l’altro ieri, 1643 in Svizzera, X in Italia e Y negli Stati Uniti.

Col primo caffè del mattino, facendo yoga in sala da pranzo, lavorando da casa. Ci siamo talmente abituati alla conta funebre quotidiana che ormai, a fianco di quelli che si scandalizzano e quelli che fanno entrare da un orecchio ed uscire dall’altro, ci sono anche coloro che ascoltano il tredicesimo notiziario della giornata quasi con gusto malcelato. Ci sembra strano, ma in fondo non è una novità: molti tra noi provano una certa attrazione per il macabro. Comunque, ormai tira aria di riapertura. Non è da escludere che a breve i giornali ricomincino a parlare di cose che non hanno niente a che vedere col virus, né che molti di noi si ritrovino sopraffatti ritornando a parlare dei temi più svariati dopo tanta monotonia. Per non parlare degli epidemiologi e dei virologi, che accuseranno uno shock da perdita di attenzione mediatica.

Insomma: come faremo senza la conta funebre quotidiana? Ahimè, sfortunatamente i morti non mancano mai. Pensiamo per esempio alle 2200 persone che, secondo l’Ufficio Federale dell’Ambiente, ogni anno muoiono prematuramente per problemi polmonari o circolatori causati dalle polveri fini (PM10) prodotte da auto, edifici ed industrie. Una perdita totale di 22’000 anni di vita (2’200 persone per una media 10 anni di vita a testa) e costi pari a 6,5 miliardi di franchi, in Svizzera, ogni anno. Le PM10 uccidono annualmente più di quanto non abbia fatto il Coronavirus fino ad ora. E forse una parte dei morti di COVID-19, una malattia che attacca le vie respiratorie, non sarebbero nemmeno morti se non avessero avuto i polmoni già danneggiati dalle polveri fini.

Photo by Anastasiia Chepinska / Unsplash

Non bisogna mancare di rispetto a coloro che son passati a miglior vita, né scordare il dolore che si cela dietro alle cifre. Tuttavia, è lecito domandarsi come mai per i defunti del coronavirus si sia stati disposti a chiudere le fabbriche, rinchiudersi in casa e mobilizzare decine di miliardi, mentre per le 2200 persone che muoiono ogni anno a causa delle polveri fini fino ad ora non si sia fatto granché.

Tant’è che in Ticino, dal 2000 al 2015, le emissioni di PM10 invece di diminuire del 50% (come da obiettivo) sono aumentate del 3%. Insomma, perché rischiare di innescare una crisi sociale ed economica per le 1643 vittime del Coronavirus, quando le polveri fini che immettiamo nell’atmosfera sono molto più letali? Una parte della risposta è che il Coronavirus minaccia di crescere esponenzialmente, se non si corre ai ripari. C’è però anche un’altra spiegazione, più irrazionale. Le 2200 persone che muoiono annualmente per le PM10 non ci scalfiscono: niente titoli in prima pagina o conferenza stampa del Consiglio Federale. Sembra che di quei morti ci importi poco e probabilmente è proprio così, perché sono decessi già assimilati. In fondo lo sappiamo tutti che l’aria inquinata uccide, quindi se a morire sono in 200, 2000 o 12000 non ci stupiamo più di tanto. È come una serie TV della quale si sa già la fine: non la guarderebbe nessuno. Ci vuole la suspence che, tristemente, i 1643 morti del Coronavirus riescono loro malgrado a creare. Quella che invece manca alle 2200 vittime annue delle polveri fini, per le quali molti di noi non son disposti a cambiare di una virgola il proprio stile di vita. Per le quali molti politici non si sognerebbero mai di chiudere un’impresa o imporre norme ambientali più restrittive.

Spero tanto che, una volta che tornati alla normalità, avremo la forza di osservare i fatti con razionalità e agire di conseguenza. Ne va della vita di 2200 persone. Ogni anno. 

NdR. Cifre aggiornate il 27 aprile 2020

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