All posts by Giulia Petralli

Il giornalismo deve tutelare la democrazia o viceversa?

In un’intervista il giornalista Mark Bowden, autore di Black Hawk Down, il libro che parla della Battaglia di Mogadiscio – avvenuta nell’ottobre 1993 durante l’operazione UNOSOM II in Somalia – disse una frase che voglio ripetere hic et nunc: “il giornalismo gioca un ruolo importante in una democrazia”. Io penso la stessa cosa. Tradotta in termini più generali, questa frase per me significa che, in qualità di giornalista, una persona deve parlare e poter parlare di tutto quanto avviene in una democrazia, o laddove una democrazia sia coinvolta; anche quando va riportato qualcosa di brutale o scomodo. Se ciò non avviene, nasce automaticamente un problema. Le democrazie sono caratterizzate per la separazione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Quando uno dei tre influenza pesantemente l’altro (o addirittura lo controlla), non si può più parlare di democrazia: o nasce un regime autoritario, o peggio ancora una dittatura. Nei regimi autoritari e nelle dittature il quarto potere, quello mediatico (e quindi il giornalismo), viene soffocato completamente: esiste solo la stampa di regime e la censura affossa qualunque voce dissidente. Il giornalismo e la libertà di stampa devono essere liberi in una democrazia, devono essere accessibili e soprattutto venire protetti; certo, naturalmente si parla di giornalismo di qualità. Ciò che viene affermato dev’essere corroborato da fatti, documenti, con trasparenza. In un sistema democratico è attraverso l’attività giornalistica che si può informare un popolo riguardo a una votazione, un’elezione, o più semplicemente una questione, un problema, un fatto.

Recentemente è stata approvata la riforma sul copyright, all’interno della quale sono soprattutto gli articoli 11 e 13 a spaventarci, rei di porre un serio pericolo alla libertà di informazione su internet. Ancora più di recente è stato arrestato Julian Assange, 47 anni, australiano, cypherpunk e programmatore, giornalista e attivista australiano. Può risultare difficile considerarlo un giornalista, ma nel suo essere attivista ha sicuramente fatto attività giornalistica molto più di tanti presunti “giornalisti” che trattano solo temi superflui e marginali. M’interesso del suo caso da anni, e credo sia alquanto emblematico: si può non essere d’accordo con il suo metodo, ma difficilmente si può dissentire con il risultato finale. Assange è la prova più lampante che non è più il giornalismo a dover proteggere la democrazia. Durante il 2010 pubblicò diversi file segreti riguardanti la guerra in Iraq. Il 28 novembre 2010 iniziò la pubblicazione di documenti confidenziali e segreti principalmente appartenenti al Governo degli Stati Uniti d’America, sul sito Wikileaks da lui fondato (che non ha nessun legame con la Wikimedia Foundation che controlla Wikipedia). Dieci giorni prima che pubblicasse i 251’287 documenti non classificati, confidenziali e/o segreti della diplomazia statunitense, venne aperta un’inchiesta per una doppia accusa di stupro, commesso in Svezia (Assange non è mai stato ufficialmente imputato): la tempistica e la dinamica delle accuse possono lasciare qualche perplessità. Ad ogni modo non sono le accuse di stupro il problema, in questo caso – nessuno mette in dubbio che, se Assange avesse stuprato, dovrebbe pagare – anche perché in realtà la vicenda si è poi risolta con la prescrizione e l’archiviazione dell’inchiesta.

Fonte: Anonymous

Assange ha denunciato con la sua attività giornalistica, assieme a Chelsea Manning, la corruzione dei leader e dei governi democratici, i crimini di guerra in Iraq e in Afghanistan, i crimini sui prigionieri di Guantanamo, eccetera. Celebre, ad esempio, è il video Collateral Murder, in cui un elicottero statunitense spara su dei civili inermi (fra cui due giornalisti dell’agenzia Reuters) a Baghdad, uccidendoli, (il tutto mentre l’equipaggio rideva). Ed è qui che sorge il punto centrale di tutto. Ora Assange è sotto custodia e rischia un’estradizione negli Stati Uniti che per le sue attività potrebbe costare lui la pena di morte. Ma Julian Assange e Wikileaks non sono anti-Stati Uniti, anti-Russia o anti-Regno Unito, o anti-Qualsiasi altro paese. Sono anti-censura, per la trasparenza, per la libertà di stampa e informazione. Assange è l’emblema di un trend che si osserva da tempo non solo nei paesi non-democratici, ma anche in quelli democratici: i giornalisti vengono arrestati, estradati, rischiano la pena di morte e vengono pure uccisi, come dimostrano i casi del passato (Ilaria Alpi) e del recente (Daphne Caruana Galizia e Ján Kuciak). Nel 2005 i giornalisti uccisi in tutto il mondo sono stati 65, nel 2007 88, nel 2012 87, nel 2017 54, mentre diverse centinaia vengono imprigionati ogni anno. Dal 1992 solo in Europa ne sono stati uccisi più di 150, uno ogni due mesi: molti di loro avevano chiesto la protezione della polizia, ma la loro richiesta è stata ignorata. La cosa inaccettabile e ingiustificabile è che il (o la) giornalista viene considerato il criminale quando porta alla luce un comportamento scorretto o una barbarie, ma non viene condannato chi ha commesso il comportamento ritenuto illegale o illecito: questa è la fine della democrazia. È la canna della pistola appoggiata sulle tempie delle vittime, è un silenziatore che spara sul giornalista, sui diritti umani, la calata del sipario.

Il giornalismo è sotto attacco anche nel mondo occidentale, probabilmente come mai lo è stato dal dopoguerra. Si dà la caccia e si perseguita chi espone verità scomode (con una condotta che le rinforza, tra l’altro) e si cerca di evitare che ciò riaccada in futuro. Esporre la verità, però, non è mai stato un crimine: è anzi uno degli elementi che più di tutti ha portato le società a progredire e a migliorarsi, è una colonna portante della democrazia, ciò che ci ha permesso di abbandonare uno stato di conflitto continuo. Pensavo che fosse il giornalismo a proteggere la democrazia, con l’informazione, ma ora più che mai temo che sia la democrazia, e quindi il popolo, così come chi lo governa e dovrebbe rappresentarlo, a dover difendere il giornalismo. È ora che i governi occidentali prendano delle serie misure non per zittire, combattere e spedire in prigione i giornalisti, ma per difenderli, e per punire i colpevoli che si macchiano di offese, intimidazioni e attacchi nei loro confronti.

De Rosa, ma non dei giovani ?

Campagna fiacca, governo fotocopia, sinistra a rischio di estinzione. Alla vigilia del voto di domenica 7 aprile, sondaggi e commentatori erano concordi nel profetizzare un’elezione cantonale pronta a seguire le tendenze delle ultime tornate elettorali. Invece, le sorprese non sono mancate: la Lega si è scoperta un po’ più lontana dalla sua gente, la sinistra non è ancora tra le specie monitorate dal WWF, ma soprattutto anche in casa dello storicamente conservatore PPD si sa dare una bella mano di vernice fresca, utile per coprire delle spiacevoli macchie che nemmeno il Pardo locarnese avrebbe gradito.

Più lontani di tutti dal “rosacrociato”?

A Palazzo delle Orsoline giunge Raffaele De Rosa al posto di Paolo Beltraminelli, ma dell’omonimo colore nemmeno traccia: anche nella legislatura 2019-2023, nel Consiglio di stato ticinese non siederà nemmeno una donna. Un dato in netta controtendenza con la maggioranza dei governi cantonali e con il Consiglio federale, che proprio pochi mesi fa ha guadagnato un profilo femminile in più. I partiti in gioco per le poltrone hanno provato a inserire almeno una candidatura rosa in lista, ma la sensazione è che, con tutta la massima stima per la grande competenza delle candidate, il tutto si sia talvolta dimostrato un’operazione tattica. Prova ne è che solo in casa socialista Amalia Mirante ha cullato qualche ambizione di spodestare il ministro uscente, mentre, un po’ a sorpresa, nel PPD Alessandra Zumthor non è finita poi così lontana dal suo ex ministro, ma con un riscontro comunque lontano dal risultato di De Rosa. La visibilità mediatica offerta dalla lotta per un posto nell’Esecutivo ha d’altronde permesso a una giovane come Laura Riget (GISO) di mettere in mostra le sue qualità, valsele una brillante elezione in Gran Consiglio da debuttante.

Anche nella legislatura 2019-2023, nel Consiglio di stato ticinese non siederà nemmeno una donna. Foto: via Unplash


Proprio nel Legislativo troviamo però la nota positiva: la socialista sarà accompagnata da una delegazione rosa più ampia che mai, forte di 31 deputate, nove in più della precedente legislatura.  Da nomi di ritorno della vecchia guardia come Maddalena Ermotti-Lepori (PPD) e Anna Biscossa (PS), passando per – citiamo le più votate delle rispettive liste – le brillanti conferme di Natalia Ferrara (PLR), Amanda Rückert (Lega), Nadia Ghisolfi (PPD), Lara Filippini (UDC), fino a giungere a delle neoarrivate come Samantha Bourgoin (Verdi) e Angelica Lepori Sergi (MPS). Con loro, proprio il neonato movimento “Più donne”, autore di un rimarchevole exploit con due seggi conquistati (Tamara Merlo e Maristella Patuzzi), ma già sotto accusa. Se sia stato solo un titolo accattivante, che ha innegabilmente fatto presa senza bisogno di una grande campagna, sarà il prossimo quadriennio a raccontarcelo. Per il momento i numeri ci dicono che l’aumento della rappresentanza rosa è senz’altro d’accogliere in modo positivo, ma d’altronde 31 su 90 è ancora uno score ben lontano da quanto si potrebbe lecitamente auspicare. Per formare delle nuove Masoni-Pesenti-Sadis (scegliete la vostra preferita) servirà comunque tempo, ma la sensazione è che qualcosa si stia muovendo. Tuttavia restano emblematici alcuni preoccupanti esempi, come il fatto che al dibattito post votazioni andato in onda lunedì sera alla RSI vi fosse un consesso di uomini in giacca e cravatta: dai rappresentanti dei sei principali partiti ticinesi, ai moderatori. Insomma, come ci dice il gongolante neoministro popolare-democratico, “c’è da fare”.

Il semaforo progressista torna ad accendersi?

Dopo una serie di votazioni in cui il rosso a Palazzo delle Orsoline sembrava ridursi a lembo sgualcito di una bandiera ticinese lasciata troppo al sole (delle Isole di Brissago?), il colore caro ai socialisti pare riacquisire forza, ma declinato sotto varie sfumature. Lasciamo alla direzione del PS, raggiante per le tranquille e non scontate conferme di risultati, ragionare sull’inaspettato balzo in avanti dell’MPS e del Partito comunista, e ragioniamo sul fatto che, sommando i voti dell’area progressista, si arriva a una ragguardevole percentuale, capace di sopravanzare gli altri partiti. Chiaramente, lo stesso giochino si potrebbe anche fare al centro o sulla destra del parlamento, ma il 7 aprile ci racconta che i colori del semaforo, malgrado le polemiche sul Piano di Magadino, piacciono ancora ai ticinesi (e aggiungiamoci pure l’arancione del logo PPD, che ha perso un solo seggio). Parliamo però del colore verde: l’attesa onda di consensi non si è profilata su nessun lago ticinese, ma forse il risultato andrebbe letto comunque positivamente. Nel 2015 a trainare i Verdi del Ticino vi fu infatti una locomotiva come Sergio Savoia, mentre attualmente non vi è nessun profilo così noto e profilato e i consensi ottenuti sono da leggere come un incoraggiante sostegno alle sensibilità e idee del movimento ecologista. In fin dei conti nell’area rosso-verde, in vista delle federali del prossimo autunno, occorrerà solo prendere insieme il Tilo giusto, magari un bel RegioExpress.

Foto: Wikimedia Commons



“Faccio io, faccia lei, chi lo fa?”

Qualche considerazione va indubbiamente spesa per i due partiti al comando delle preferenze dei ticinesi. Alla luce dei voti per il Gran Consiglio, il PLR si scopre con agio il partito di riferimento. Nonostante la perdita di un deputato, complice il tonfo leghista, la squadra di Bixio Caprara occupa infatti 23 seggi, 5 in più della Lega dei Ticinesi. Certo, il proclama liberal-radicale per l’esecutivo era #facciamolo, ma la realtà dei fatti racconta che al confermatissimo Norman Gobbi non la si fa. La cura dimagrante del ministro leghista non ha toccato il barometro del suo gradimento, che salva la Lega malgrado il suo compagno di lista Claudio Zali sia forse incappato in qualche radar di troppo (LIA? Tassa di collegamento?). Dalle parti di via Monte Boglia ci si lecca le piccole ferite, mentre in casa PLR c’è comunque di che rallegrarsi per il successo del “giovane” rampante Alex Farinelli. Chissà che non sia in grado di togliere da solo le castagne dal fuoco ben presto. Non ci resta che augurarci che qualche buona castagna resti a disposizione di tutti i ticinesi, contenti o scontenti dell’esito delle urne.

E i giovani?

In parlamento siederanno in totale nove giovani. In questa categoria, con buona pace delle definizioni molto allargate di alcuni partiti, includiamo gli Under-30 e quindi, detto della più giovane neo-granconsigliera Laura Riget (’95), a Bellinzona rimarcheremo con curiosità la presenza di Andrea Censi (’92, Lega), Lea Ferrari (’91, PC), Sebastiano Gaffuri (’90, PLR), Cristina Gardenghi (’95, Verdi), Alessio Ghisla (’91, PPD), del confermato Fabio Käppeli (’94, PLR), Fabrizio Sirica (’89, PS) e Stefano Tonini (’91, Lega). Nulla da fare per l’uscente Nicholas Marioli (Lega), ma in Gran Consiglio ne avremo comunque per tutti i gusti. I numeri, un decimo del totale di posti a disposizione, non sono certamente da capogiro considerata l’ottima preparazione dimostrata da altri giovani candidati rimasti a secco, ma i riscontri ottenuti nella corsa al Governo da Gaffuri, Sirica, Riget lasciano ben sperare. Bocciata invece la lista “Spazio ai giovani”. A loro, il nome non è evidentemente bastato a fare da traino elettorale. Il politico piace un po’ più rosa forse, ma deve ancora essere di grande esperienza.

Elezioni 2019: spazio alle giovani

Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

Sono Tessa Prati, ho 22 anni (23 a fine marzo). A giugno finisco il Bachelor in storia dell’arte e culture popolari all’università di Zurigo, dal 2016 sono in Consiglio comunale a Lugano.

Com’è nata la tua passione per la politica?

La mia attenzione verso il prossimo e verso le problematiche sociali ha potuto svilupparsi sia nel contesto scolastico che in quello famigliare e si è evoluta nella decisione di impegnarmi politicamente per affrontare le problematiche sociali e trovare soluzioni che considerino tutte le componenti della società.

Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

Se su certi temi è più facile trovare affinità con persone di età simile, ma in generale è importante che tutti vogliano collaborare, sappiano mettersi in discussione, confrontarsi e accettare nuove prospettive. Perché la politica sia per tutti, tutte le componenti della società devono essere rappresentate e credo proprio che un ruolo importante dei veterani della politica sia incoraggiare e sostenere una maggiore presenza anche dei giovani.

I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza,. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato “adulto”?

L’impulsività non è sempre da condannare, in certe occasioni è forse l’unica reazione che porta a delle soluzioni. L’inesperienza è compensata dalla voglia di fare e dalla curiosità.

Il mito lo si può sfatare solo scendendo in campo e dimostrando che siamo in grado di impegnarci e di volere il bene della società. Abbiamo tanto da dare e dobbiamo per questo sostenerci a vicenda!

Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

Le cose che vanno cambiate e migliorate sono purtroppo molte. Sicuramente una maggiore attenzione al clima, ottenere la parità di genere per migliorare le situazioni sia lavorative che sociali e più impegno per dare a tutti la possibilità di avere un lavoro.

Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

Destra e sinistra rappresentano concezioni diverse della società, si pensi a una diversa visione della distribuzione della ricchezza e dell’accesso alle risorse: la destra ne giustifica tradizionalmente la differenza perché la considera intrinseca al modello economico mentre la sinistra richiede da sempre politiche sociali per assicurare maggiore equità. I partiti permettono agli elettori di farsi un’idea generale sulla visione dei candidati e di scegliere i suoi rappresentanti tra quelli con cui condivide gli ideali.

Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

Direi che hanno un ruolo importante anche per me: permettono di comunicare a distanza e aiutano ad avvicinarsi, specialmente ai giovani. Questo però non sostituisce in alcun modo la mia volontà di incontrare la gente per poterla conoscere e scambiare opinioni.

A tua avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani?

Assolutamente entrambi: per ottenere più democrazia e diminuire le discriminazioni.

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

Decisamente Lugano!

Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

Solo perché bisogna scegliere… sandali e calze.

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontrare gente in città dopo le 22:00?

Gente! Gente! Gente!

Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger?

Non ci sono dubbi… il secondo!

Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti ?

Se la mettete così, abbasso la coerenza!

Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

Il bastone.

Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?  

Come affrontiamo la neve, senza dubbi… ahahah!

Elezioni 2019: spazio ai giovani

Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

Mi chiamo Milo Cavadini, ho 20 anni e attualmente sto prestando servizio civile presso una casa anziani. Andrò a studiare Cinema, Arte e Filosofia.

Com’è nata la tua passione per la politica?

Più che una passione reputo l’interesse verso la politica un’esigenza dell’uomo. La mia visione politica si definì quando presi cognizione del malessere generale delle società nel mondo.

Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

La politica non dovrebbe avere età, reputo assurda l’arroganza con cui tanti veterani si rivolgono ai giovani.

I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato “adulto”?

Alle volte una maggiore impulsività può essere d’aiuto… finalmente il lato umano delle persone potrebbe avere la meglio sui puri individualistici interessi economici. Conquistare il favore dell’elettorato adulto non rientra nei miei obiettivi, preferirei di gran lunga sensibilizzare i giovani verso una politica egualitaria e sostenibile.

Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

Il Ticino deve affrontare tempestivamente due temi: l’educazione e l’ecosostenibilità. Una volta migliorati questi due aspetti sarà molto più semplice affrontare temi più complessi come la sicurezza, la redistribuzione della ricchezza o -perché no?- la privatizzazione delle grandi imprese.

 Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

La divisione politica tra destra e sinistra è attuale, ciò nonostante va assolutamente ripensata in ottica collaborativa e contro pregiudizi partitici. Gaber direbbe “Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?”

Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

I social sono ormai i mezzi più efficaci per ottenere consenso politico e non, sia questo positivo o negativo non sta a me definirlo.

A tuo avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani ?

Più donne oppure più giovani in politica? Tralasciando l’inutilità e banalità di questa domanda, mi verrebbe da rispondere ironicamente che il Ticino avrebbe bisogno di più donne giovani in politica!

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

Odio la competizione sportiva.

Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

Sandali e calze sono salutari.

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontri gente in città dopo le 22:00?

Più che la quantità di gente dire che è la qualità a lasciarmi perplesso.

Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger ?

Sarebbe come dover scegliere tra la gioconda di Leonardo o L’urlo di Munch.

Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti ?

Per riservatezza, a queste domande sulla bocca di tutti non rispondo.

Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

Purché sia rosso va bene tutto.

Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?  

Elezioni 2019: spazio ai giovani

Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

Amos Speranza, 26 anni, mi sono laureato in storia un anno fa e nel frattempo ho svolto vari lavori: nel mondo del cinema, nell’ambito delle ONG e nell’insegnamento.

Com’è nata la tua passione per la politica?

La consapevolezza politica è nata fin da piccolo, nello sdegno di fronte alle ingiustizie sociali, ed è maturata in passione con la militanza nel Partito Comunista (PC), che mi ha fornito gli strumenti per comprendere queste ingiustizie e intravvedere delle soluzioni nel quotidiano come sul lungo periodo.

Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

In una struttura come quella del PC giovani e vecchi sono portati a interagire assieme in una dinamica di arricchimento reciproco, la convivenza è quindi pacifica e soddisfacente. A livello cantonale possiamo riconoscere come trasversalmente alle forze politiche, e anche sotto l’influenza del sistema collegiale, coloro tra i “vecchi” che hanno ricoperto incarichi istituzionali tendono ad abbandonare la casacca partitico-ideologica ed assumere quella di funzionario-amministratore. Questo impoverisce a lungo andare il dibattito politico e lo sviluppo culturale del cantone.

I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato “adulto”?

Il PC, a differenza di praticamente tutti gli altri partiti, valorizza e responsabilizza concretamente i propri giovani, all’interno come all’esterno del partito, formandoli e portandoli a ricoprire cariche istituzionali a ogni livello. La nostra presenza in questi consessi viene già riconosciuta come costruttiva e corretta, e il nostro lavoro si è sempre contraddistinto per una presenza marcata di giovani qualificati nelle iniziative portate avanti sul territorio attraverso la Gioventù Comunista (raccolte firme, dibattiti, comitati, manifestazioni).

Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

Già quattro anni fa ritenevo che uno dei principali problemi del Ticino fosse la mancanza di una proposta strutturata che andasse a adattare i pilastri della nostra società (istruzione, lavoro, socialità) alle esigenze contemporanee. La situazione purtroppo non è migliorata. Una formazione continua che garantisca l’attrattività di tutti i profili professionali sul mercato del lavoro, una produzione orientata all’alto valore aggiunto, il mantenimento e il miglioramento delle prestazioni sociali per le fasce deboli della popolazione sono alcuni tra i punti che necessitano ancora di essere affrontati con urgenza, e che i comunisti mettono a programma a tutti i livelli istituzionali nella loro pratica quotidiana.
In più, a livello di trasporti pubblici, negli ultimi anni il traguardo AlpTransit è diventato il grande alibi per giustificare e rimandare a posteriori la risoluzione di molti problemi. Bisognerebbe ridare slancio all’attrattività della mobilità sostenibile anche per risolvere in maniera più efficace i problemi del traffico su gomma.
Il sistema della disoccupazione e l’assistenza necessitano a loro volta di essere ripensati. Le cifre che vengono proposte e spesso interpretate come positive non tengono purtroppo conto di tutti i fattori in gioco: disoccupati effettivi che però non sono iscritti, delusi che escono dal sistema o non si iscrivono una seconda volta, disoccupati che passano molto più rapidamente all’assistenza a seguito delle ultime modifiche LADI, … .

 Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

Ha ancora senso nella misura in cui nel clima di sfiducia generalizzata verso le istituzioni e di scollamento progressivo tra politica e società a cui assistiamo oggi, il problema non sta nella divisione destra/sinistra, ma in un certo annacquamento delle posizioni politiche. Il processo alle ideologie ha portato la destra a continuare a “fare il suo lavoro” adattandosi alle nuove condizioni, mentre la sinistra istituzionale si è persa in discorsi altalenanti che rimbalzano da un buonismo quasi cattolico-missionario a una visione puramente amministrativa della cosa pubblica. Non ha senso ad esempio che un comunista si ritrovi a difendere la sovranità nazionale a fianco dell’UDC (per esempio nel caso della votazione sulle riserve d’oro) mentre il PS si esprime a favore dell’aumento dell’IVA e dell’età pensionabile (PV 2020).

Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

Ho sempre preferito affrontare la politica nel confronto in faccia a faccia della vita di tutti i giorni. Una buona discussione vale più di molti likes, anche e soprattutto con chi non la pensa come te. Sui social ho sempre fatto il minimo e attualmente prevedo di continuare così.

A tuo avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani ?

Servono persone con idee valide e con la preparazione e la determinazione per difenderle e portarle avanti. Non credo nelle quote rosa come risposta al problema dell’inclusione femminile, che va affrontata in maniera sistematica e consapevole senza limitarsi al siparietto elettorale. Trovo inoltre deleterie le candidature selvagge di certi giovani arrivisti mandati allo sbaraglio dalle grosse sigle per rinfrescare la propria immagine.

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

Il Ticino è biancoblu.

Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

Decisamente sandali e calze, il ketchup lasciamolo negli Stati Uniti.

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontri gente in città dopo le 22:00?

Dopo le 22:00 volendo si trova già da fare, andrebbe discusso cosa e fino a quando. Spesso infatti si è poi limitati dalle normative vigenti e dalla riduzione delle corse serali/notturne, che di certo non favoriscono l’aggregazione e la socialità. Le regie federali dovrebbero essere ripristinate per riportare sotto controllo pubblico i servizi postali e dei trasporti. La gestione privatistica delle FFS carica sulle spalle degli utenti (ormai ridotti a clienti) i costi di un servizio la cui qualità sta calando a picco.

Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger ?

Sono soddisfatto della mia, va bene così.

Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti ?

La concretezza del nostro deputato in Gran Consiglio e dei nostri eletti nei comuni: le nostre proposte sono coerenti rispetto a un programma politico progressista, ma anche costruttive e più efficaci di chi si limita a gridare slogan e creare disturbo.

Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

Passo.

Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?  

Dai che con l’ultima nevicata è andata meglio!

Elezioni 2019: spazio alle giovani

Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

Mi chiamo Marta David, ho 28 anni. Dopo aver studiato Economia e poi Finanza, ho iniziato a lavorare in banca. Attualmente sono consulente alla clientela privata.

Com’è nata la tua passione per la politica?

 Nonostante abbia avuto la possibilità di studiare e abbia in seguito trovato subito un posto di lavoro, durante gli anni dell’università ho sempre avuto lavori accessori che mi permettevano di contribuire al mio mantenimento. Oltre al mio personale cammino, le mie esperienze mi hanno portata a conoscere molte persone che vivono in situazioni diverse dalla mia, più o meno fortunate. Informandomi e vivendo la realtà ticinese, inoltre, è stato inevitabile capire come tanti aspetti in Ticino necessitino di un cambiamento. Prima di tutto, l’apparato sociale nelle nostre Istituzioni. Da qui è nata la mia voglia di impegnarmi al servizio della nostra società.

Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

 Sono alle prime esperienze e non in grado di esprimere giudizi. Sono sicura che una collaborazione possa e debba essere possibile. Per fare ciò è necessario che entrambe le parti si aprano l’una all’altra e che i veterani non abbiano paura un giorno di lasciare il posto al nuovo.

I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza,. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato “adulto”?

 L’esperienza si fa inevitabilmente sul campo e non va confusa con la competenza. I giovani portano altresì freschezza, energia e tanta voglia di fare. Inoltre, i gruppi di lavoro sono eterogenei e in questo modo la poca esperienza di una o un giovane sarebbe senza difficoltà compensata da quella di un’altra politica o un altro politico. Non vedo la questione come un problema. Per quanto riguarda l’impulsività, mi sembra più un aspetto legato al carattere che all’anagrafe. I giovani sono il futuro e hanno bisogno di sentirsi più rappresentati.

Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

 Mercato del lavoro; inserimento dei giovani nello stesso; costi sanitari e aumento dei premi cassa malati; trasporti pubblici; clima e ambiente.

Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

Credo che questa divisione sia decisamente ancora attuale. Dietro le grandi riforme storiche in Svizzera si trova la Sinistra e oggi ce n’è ancora molto bisogno.

Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

 Nella mia campagna do ai social un ruolo sicuramente importante. Avendo avuto in questo periodo anche un incidente, i social sono il mezzo che mi permette di rimanere in contatto con le persone e di promuovere le mie idee. Tuttavia, la politica si fa soprattutto in strada a contatto con le persone, dandosi una stretta di mano, guardandosi negli occhi e parlando insieme. Nessuna piazza virtuale può sostituire quella del paese, anche se rimane uno strumento utile ed interessante.

A tua avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani?

 Assolutamente. Una maggior presenza di giovani e donne serve a creare un governo e un parlamento più rappresentativi della popolazione e a garantire un confronto di idee più proficuo.

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

 Forza Ambrì Piotta!

Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

Purtroppo o per fortuna la mia mente non riesce a raffigurare né l’una né l’altra cosa ehehe.

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontrare gente in città dopo le 22:00?

 Incontrare gente dopo le 22:00 è un obiettivo auspicabile e fattibile, dunque l’utopia irraggiungibile, ma che tutti noi pendolari continueremo a sognare, rimane la puntualità del TILO.

Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger ?

 Posso tenere la mia? 😀

Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti ?

 La coerenza di Denti ha quasi del simpatico.

Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

 Bastone.

Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?  

Non si finisce mai di imparare e migliorarsi, dai 😉

Elezioni 2019: spazio ai giovani

Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

Mi chiamo Wongsathorn Citino, ma per i più sono semplicemente Wong. Ho 23 anni e attualmente sono iscritto alla facoltà di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Basilea.

Com’è nata la tua passione per la politica?

Fin da quando ero piccolo la mia famiglia ha sempre parlato di temi politici a livello cantonale e non, di conseguenza, crescendo ho iniziato ad interessarmene di più. Devo comunque ammettere che solo dalla maggiore età ho cominciato a partecipare in modo un po’ più attivo alla realtà politica che mi circonda. Fino ad allora mi limitavo ad informarmi e a crearmi una personale sensibilità politica, cercando di rimanere il più critico possibile. Osservavo ciò che accadeva e cercavo di capire.

Addentrandomi maggiormente in questo mondo, ho compreso concretamente come alcune scelte possano influire sulla vita di molti. Penso che la mia passione per la politica sia nata, e tenuta tuttora viva, dalla consapevolezza di poter aiutare il maggior numero di persone attraverso queste scelte.

Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

Sono sicuro che una collaborazione fra giovani politici e senior sia possibile. Penso che il problema non scaturisca dalla differenza di età ma dalla volontà o meno di essere disposti ad ascoltare e comprendere opinioni diverse dalla propria.

Rimprovero ai politici attuali in generale (e quindi non solo ai veterani) di ascoltare i problemi della gente senza però sempre cercare di capirli davvero, di farli propri mettendosi nei panni delle persone.

I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato “adulto”?

L’impulsività e la poca esperienza non sono sempre riconducibili alla giovane età. Penso che poche righe non siano sufficienti per sfatare questo mito, perciò proporrei all’elettorato “adulto” di provare a dialogare direttamente con i giovani, senza essere prevenuti, bensì cercando di capirli. Ascoltare la voce di tutti e non di pochi.

Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

Ci sono e ci saranno sempre molte sfide che il Ticino e la politica dovranno affrontare, come ad esempio il continuo aumento del costo della vita oppure l’utilizzo sconsiderato delle risorse limitate del nostro territorio. Ritengo però che per affrontarle sia prima necessario cambiare l’impostazione attuale della nostra società, la quale è sempre più basata sull’esaltazione dell’individualismo a discapito dei più deboli. La sfida principale da affrontare sarà quella di non avvantaggiare solo chi può permetterselo (economicamente e socialmente) e non lasciare indietro nessuno.

Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

In generale penso sia ancora attuale, ma ammetto che alcuni partiti siano più difficili da collocare, avendo essi idee trasversali. Sicuramente bisognerebbe rifletterci maggiormente sopra e cercare di capire come si sia giunti a questa situazione

Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

La società sta cambiando e diventando sempre più digitale, perciò, personalmente utilizzerò i social per farmi conoscere attraverso articoli o quant’altro. Per far comprendere però alle altre persone in modo esaustivo chi sono, penso che privilegerò i classici incontri dal vivo, molto meno impersonali dei social.

A tua avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani?

Storicamente, sono le categorie meno rappresentate nelle cerchie politiche, e di conseguenza le loro opinioni sono sempre state le meno considerate. Ciò deve cambiare e perciò sì, ritengo che servano più donne e giovani in politica.

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

Ambrì

Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

Sandali e calze

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontrare gente in città dopo le 22:00?

Incontrare gente in città dopo le 22:00

Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger ?

Non adoro pettinarmi, quindi penso proprio quella di Schoenenberger

Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti ?

Decisamente la riservatezza di Pronzini

Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

L’acqua della Ferragni

Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?  

Preferirei non averne, ma la metafora con Locarno mi piace di più

Elezioni 2019: spazio ai giovani

Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

Alessandro Lucchini, 29 anni, economista. Da Consigliere Comunale, ogni giorno, mi impegno a rendere la mia Città, Bellinzona, un posto più vivo, accogliente, solidale, “green” e a misura di tutte e tutti.

Com’è nata la tua passione per la politica?

Si perde nella notte dei tempi, ed è davvero una storia di passione: più di 10 anni fa ho iniziato a frequentare gli ambienti solidali e aggregativi della Curva Sud dell’Ambrì-Piotta, con le bandiere di Che Guevara e degli indiani d’America. Da lì ho capito di voler stare dalla parte di chi non ha voce, e quindi mi sono avvicinato alla Gioventù Comunista e al Partito Comunista. Da quel momento il mio impegno in questo gruppo giovane e appassionato si rafforza giorno dopo giorno.

 Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

Sinceramente non credo ci sia una questione generazionale. Mi ritrovo spesso a scontrarmi con giovani che giustificano gli sgravi fiscali o i regali ai ricchi e a collaborare, per esempio nell’Associazione ambientalista OKKIO, con persone più “grandi” che hanno a cuore come me la salvaguardia del nostro territorio. Credo alla bontà e alla genuinità delle idee, alla condivisione degli intenti, non ai numeri sulla carta d’identità.

 I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato “adulto”?

 Questo è decisamente uno stereotipo che punta a sminuire l’impegno dei giovani, che smentisco immediatamente: il partito di cui faccio parte, il PC, è composto quasi interamente da giovani con grande esperienza, perché riteniamo che essere anagraficamente giovani non basta. Presentiamo, per il governo, la lista più giovane, con un’età media di 28 anni, fatta da ragazze e ragazzi impegnati ogni giorno, da anni, nei consigli comunali, nei municipi e nelle associazioni civili.

 Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

Frenare la “fuga di cervelli”. Sempre più spesso vediamo giovani ticinesi che una volta Oltralpe per studiare non tornano in Ticino per via delle poche opportunità lavorative e delle condizioni salariali insoddisfacenti. Proprio per questo, tra le altre cose, mi batto per il salario minimo di 1000. – per gli apprendisti dal primo anno, perché sono sempre più sfruttati dalle imprese come manodopera a basso costo.

 Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

I concetti di destra e sinistra sono ancora attuali. Fino a quando ci saranno ancora discriminazioni di classe e di genere, sempre più ricchezza in poche mani, menefreghismo sulla distruzione ambientale, e sfruttamento di una guerra fra poveri fra lavoratori residenti e non, ci sarà bisogno di una sinistra giovane, coerente ed innovativa, che lotti con passione sanguigna per più giustizia sociale, ridistribuzione della ricchezza, protezione dell’ambiente e più diritti per tutte e tutti.

 Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

Non mi appartiene la politica fatta solo di slogan e post. Il social è buono quando è un elemento aggiuntivo e non quando si sostituisce al contatto con le persone. Nell’ultimo periodo ho comunque rafforzato il mio impegno sui social soprattutto per ottimizzare la comunicazione del mio impegno giornaliero.

 A tuo avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani?

È una non-domanda. Né le donne né i giovani sono blocchi monolitici. Non siamo allo zoo, non dobbiamo recintarci in categorie ‘donniste’ o ‘giovaniliste’: piuttosto lavorare ogni giorno, incessantemente, per la rimozione delle barriere simboliche e non all’ingresso sulla scena politica di tutte e tutti.

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

“Che bello è quando esco di casa per andare alla pista a veder l’Ambri-Piotta”

 Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

La mia compagna italiana mi ucciderebbe con pasta e ketchup, quindi tra tutti i mali preferisco i sandali e calze che hanno anche un risvolto pratico e igienico :p

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontrare gente in città dopo le 22:00?

Mi impegno ogni giorno per maggiori spazi d’aggregazione, quindi sicuramente la seconda. Non mi piacciono, per dirla alla Caparezza, i nostalgici dei treni in orario 😉

 Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger?

Nessuno dei due: Rosso Malpelo way of life.

 Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti?

Tendenzialmente lo starnazzare qua e là non mi appartiene, quanto alla coerenza di Denti, mi sembra molto indeciso 😉

 Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

Buongiornissimo Kafféh?!??

 Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?  

Sono uno da “cala da neve” anche in estate… ma con motore ecologico 😉

Elezioni 2019: spazio alle giovani

Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

Mi chiamo Mattea David, ho 25 anni e sono un architetto d’interni.

Com’è nata la tua passione per la politica?

Mio padre è sempre stato attivo in politica, seppur in un partito diverso dal mio. In casa se ne è comunque sempre parlato. Dopo aver affrontato diverse letture più “politiche” e dopo aver fatto un resoconto personale sulla società nella quale vivo, quella scintilla iniziale si è accesa di più.

Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

Si può sempre collaborare. Bisogna però riuscire a capire il potenziale che possono offrire i giovani e l’esperienza che possono fornire i senior. Solo dal confronto e dall’ascolto alla pari può nascere collaborazione.

I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza,. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato “adulto”?

Noi giovani dobbiamo essere impulsivi. La politica per troppo tempo è rimasta fossilizzata in analisi e teorie.
Vanno benissimo, ma la politica nasce anche dalla pancia. Per quanto riguarda l’esperienza: se non possiamo avere la possibilità di metterci alla prova, una vera esperienza non l’avremo mai. Sul campo si impara l’esperienza, non sulla carta.

Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

La questione ambientale in primis, ma non bisogna tralasciare un discorso di Parità di genere e dignità di vita.
Lavoro, salute e parità sono tematiche importanti che contribuiscono alla felicità del cittadino. La politica dovrà anche tornare ad ascoltare maggiormente le persone.

Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

La divisione è attuale, la differenza c’è. Come ci sono sempre stati gli appartenenti a un partito più moderati.
È qui, con queste persone, che si può temporaneamente dimenticare l’appartenenza partitica e lavorare Insieme per il futuro.

Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

I social li uso per la campagna come li ho sempre utilizzati per la vita normale. Quando ritengo una tematica molto importante, o quando trovo un articolo interessante, lo condivido e se mi ritengo all’altezza esprimo la mia opinione

A tua avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani?

Entrambe le categorie. La politica ticinese deve tornare ad essere rappresentativa della realtà popolare. Giovani e donne rappresentano una fetta importante della popolazione. Ovviamente bisogna dare peso alla meritocrazia, ma non vedo perché un giovane o una donna possano essere meno meritevoli dei politici attuali.

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

Ambrì. Sempre e per sempre, in ricchezza e in povertà, in salute e in malattia.

Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

Sandali e calze.

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontrare gente in città dopo le 22:00?

Tilo​ p​untuale​.

Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger?

I miei capelli sono già fantastici cosi.

Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti ?

Non mi sbilancio.

Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

Diciamo che fra le due allora meglio il bastone.

Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?

O rischio di affogare o rischio di restare bloccata in casa? (non si dovrebbe rispondere a una domanda con un’altra domanda, lo so).

Elezioni 2019: spazio ai giovani

Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

 Mi chiamo Luca Frei, ho 20 anni e studio storia e diritto all’università di Friborgo.

Com’è nata la tua passione per la politica?

Non vi è nessun evento preciso. Quel che è sicuro è che mi sono gradualmente reso conto delle forti ingiustizie presenti nel nostro sistema socio-economico e politico.

Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

Non credo che la collaborazione dipenda dall’età dei politici. Trovo in generale che questa domanda sia impostata male, perché le nuove leve dei partiti di maggioranza sono tali e quali ai “veterani”.

I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato “adulto”?

Vi sono di sicuro dei giovani troppo impulsivi e con poca esperienza. Quel che è sicuro è che il Partito Comunista punta molto sulla formazione politica dei suoi giovani membri. È per questo che, anche se noi del Partito Comunista siamo molto giovani anagraficamente, abbiamo tutti una buona preparazione con un metodo di lavoro per affrontare le sfide politiche.

Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

Le sfide da affrontare sono molte. Sicuramente si deve puntare a rafforzare la presenza dello Stato in ambito economico, così da lottare contro le pessime condizioni lavorative attuali caratterizzate da dumping e precarietà. È quindi fondamentale, per esempio, che venga introdotto un salario minimo dignitoso di almeno 4000 franchi mensili e che pure agli apprendisti sia garantito un minimo salariale di 1000 franchi. Occorre anche facilitare l’accesso all’istruzione, tramite, per esempio, un rafforzamento delle borse di studio e una diminuzione dei costi legati alla scuola.

Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

La divisione c’è ancora e si sente.

Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

I social media, purtroppo o per fortuna, sono una parte molto importante nella nostra società. Sarebbe quindi sciocco non usufruirne. Personalmente utilizzo molto i social network per diffondere quanto vien fatto dal Partito Comunista.

A tuo avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani?

 Non servono più donne o più giovani, ma persone ben formate e che abbiano davvero a cuore gli interessi dei cittadini.

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

Lugano, anche se non lo seguo più in modo attivo.

Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

Non capisco bene il senso di questa domanda, ma le calze con i sandali, anche se non propriamente esteticamente soddisfacente, possono avere il loro senso.

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontrare gente in città dopo le 22:00?

Nel mio Ticino ideale il TILO è gratuito per tutti gli studenti e tutti gli apprendisti!

Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger?

Non conta l’aspetto esterno della testa, ma ciò che sta dentro.

Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti ?

Svio alla domanda affermando: meglio la serietà del deputato comunista Massimiliano Ay!

Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

Devo ammettere che non seguo con attenzione le loro strategie social, quindi mi astengo dal rispondere.

Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?  

Nessuna delle due strategie mi sembrerebbe molto efficace…