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Scontro tra bands: i LeninBulbasaur

Che significato ha il nome della vostra band?

È una combinazione casuale di parole e il logo serve a mascherare la nostra pretenziosità.

Quando è nato il vostro gruppo e da chi è composto?

Ci siamo formati a Friborgo nel 2013. Siamo Federico, Gianni, Jonas, Mattia e Leo

Dove volete arrivare?

Il nostro prossimo obiettivo è registrare un disco, quando tutto il materiale che stiamo componendo sarà pronto. Vorremmo anche arrivare ad avere una base regolare di esibizioni dal vivo.

A chi vi ispirate? Due parole sul vostro genere musicale.

L’ispirazione principale è il rock progressivo degli anni ’70, quello dei King Crimson e di Frank Zappa, per citarne due. Quando siamo per conto nostro però ci piace ascoltare altra musica, dal metal estremo alla musica classica e all’ indie rock, ma cerchiamo di non allontanarci troppo dal genere che suoniamo, anche se la nostra musica riceve inevitabilmente influenze dai nostri gusti.

Quale canzone è il vostro cavallo di battaglia?

Tra le cover, 21st Century Schizoid Man dei King Crimson. Tra le nostre, DNL.

Chi vincerà secondo voi?

Speriamo i Bumblebees.

In che lingua cantate? Perché questa scelta?

Cantiamo in italiano perché è la nostra lingua madre e perché troviamo sia poco sfruttato nella musica rock. Una nostra canzone è composta da sillabe senza un significato, e anche se per il momento abbiamo accantonato un nostro testo in tedesco, non escludiamo di usare più lingue in futuro.

Quali sono i possibili ostacoli per diventare una band di successo?

Nel nostro caso è il genere musicale: il prog rock oggi è ascoltato solo da una nicchia di persone, ed è meno seguito anche di altri generi underground. In Ticino è difficile trovare posti in cui suonare, sia eventi, sia sale prova per esercitarsi, ma da questo aspetto abbiamo avuto la fortuna che dei nostri amici con la nostra stessa direzione musicale ci hanno accolto nella loro. In un quadro più grande, è difficile far risaltare la propria musica in un ambiente saturo di proposte.

Credete ancora nei CDs oppure ai nuovi mezzi offerti dal web (Spotify, Youtube…)?

Crediamo ancora nei CD, e anche nei vinili, infatti ne compriamo tanti. Spotify e Deezer promuovono l’ascolto di singoli, mentre gli album propongono ascolti più lunghi ed impegnati e spesso le canzoni hanno un contesto, ma nessuna di queste due cose preclude l’esistenza dell’altra. A noi piacerebbe che il nostro primo disco seguisse questa direzione, cioè quella di un album coeso piuttosto che una collezione di singoli. Però coi nuovi servizi offerti da internet come YouTube o Bandcamp è facilissimo far ascoltare la propria musica alla gente, e per un gruppo emergente questo è di un’importanza cruciale.

 

Scontro tra bands: i Darlàvia

Prima di tutto, potreste spiegarci brevemente com’è nata la band e come mai avete scelto di chiamarvi così?

Il nome è nato prima della band. Il gruppo è nato così e poi è maturato,  con decisioni inopportune prese da persone in stato di inettitudine.

Da quanto tempo esiste il vostro gruppo? Avete sempre avuto la stessa formazione?

La band si è formata nel novembre del 2009 a Chiasso e la primissima formazione prevedeva Bonito alla voce, Davidino alla chitarra, Mapo al basso e Omar alla batteria. Già entro la fine dell’anno si aggiunge Acio come seconda chitarra. La formazione ha subito poi due ulteriori cambiamenti, Minkio ha sostituito Davidino alla chitarra e poi Bonito è uscito dalla formazione.

Oggi la line-up è la seguente: Acio (Voce e chitarra), Minkio (Chitarra), Mapo (Basso), Omar (Batteria). Inoltre da qualche anno ci avvaliamo dell’indispensabile supporto di un uomo immagine: Il Kraken, tuttofare poliedrico che fa da intermediario fra band, pubblico e distillerie.

In che lingua cantate e che genere di musica avete scelto? Come mai?

Le nostre canzoni sono prevalentemente in aramaico antico, ma ultimamente ci stiamo cimentando anche con l’italiano, grazie ad un corso online. Il genere è il pussy punk very stupid, ovvero musica punk-rock con testi demenziali.

Quali sono i gruppi che vi hanno maggiormente influenzato o ispirato?

Musicalmente Ramones e la vague punk ’77, ma anche il punk californiano anni ’90, senza dimenticare i nostri idoli: i Tokio Hotel. A livello di testi: Skiantos, Elio e le Storie Tese, Frank Zappa, ma anche il grande poeta Erminio Ottone.

Di quali tematiche vi occupate con le vostre canzoni? Sapreste spiegare il perché di questa scelta?

Ci occupiamo di svariati temi, in particolare quelli più cari ai giovani, ovvero sesso, alcol e Rock ‘n Roll. È una scelta di consapevolezza, scriviamo solo ciò di cui siamo a conoscenza, che abbiamo sperimentato direttamente o indirettamente.

Una canzone che rappresenta il vostro cavallo di battaglia?

MILF è sicuramente il nostro cavallo di Troia!

Vi siete posti un obiettivo da raggiungere? Qual è il vostro sogno come band?

Il nostro obiettivo è essere obiettivi. Il nostro sogno è aprire un concerto di Gigi D’Alessio…e subito dopo aprire anche Gigi D’Alessio, per vedere com’è fatto dentro!

La situazione del mercato della musica è molto cambiata in questi anni, voi credete ancora nella vendita dei CD oppure vi siete concentrati piuttosto sui nuovi mezzi come youtube o spotify?

Noi siamo tradizionalisti, e quindi abbiamo deciso di puntare sul CD. Da buoni feticisti ci piacciono le cose che possiamo toccare con mano. All’ultimo album hanno collaborato dei bravi artisti come Marco Kemp e Sista Disasta. Inoltre godiamo di completa libertà artistica, accordataci dal nostro produttore Jimbo, patron dell’omonima Jimbo Records.

Quali credete siano gli ostacoli per diventare una band di successo?

Devi essere figo e bisessuale…noi siamo solo una delle due cose!

Parlando di Palco ai Giovani, chi credete vincerà?

Non c’è alcun dubbio…non noi!

https://www.youtube.com/watch?v=gOYqz5pCkVA

Strategia Energetica 2050

Obiettivi principali sono la riduzione del consumo energetico nazionale del 47% (dai 232.9 TWh del 2015 a 125 TWh) entro il 2050 e l’abbandono dell’energia nucleare a favore di quella rinnovabile. Inoltre con il progetto si intende diminuire l’impiego di fonti energetiche di origine fossile (petrolio, carbone e gas) per terminare il nostro rapporto di dipendenza dall’estero e combattere il surriscaldamento globale.

 PERCHÉ VOTARE SÌ

Il cambiamento è diventato inevitabile.

La rivoluzione energetica sta prendendo piede a livello globale: siamo confrontati a problemi ambientali che non ci lasciano altra scelta. Ecco perché le energie rinnovabili, sostenibili, pulite o come dir si voglia rappresentano ormai il futuro. Passare dal nostro attuale approvvigionamento energetico a quello previsto dalla Strategia 2050 non è una questione di ‘sì’ o di ‘no’, quanto più una questione di ‘quando’. Ovviamente, prima lo faremo, meglio sarà. In maggio potremo scegliere se abbracciare il progresso e cavalcarne l’onda o se aspettare che questa ci sia già sopra la testa per provare a salirci sopra all’ultimo istante.

La dipendenza energetica dall’estero è pericolosa.

Al momento importiamo il 72% del nostro fabbisogno energetico (166,9 su 232,9 TWh). Infatti, sebbene la produzione indigena sia sufficiente per illuminare strade e case, ricorriamo all’estero per procurarci combustibili e carburanti sotto forma di derivati del petrolio o gas, che da soli rappresentano il 64% dell’energia che ci serve. Siamo dipendenti dai produttori di energie fossili, quali Russia e Arabia Saudita, che già più di una volta nella storia hanno dimostrato di esser in grado di chiudere i rubinetti, come accaduto nella crisi petrolifera del ’73 o in Ucraina nel 2015. L’energia è un bene fondamentale e produrla in casa propria è un sano principio.

Non possiamo permetterci di continuare come ora.

Se tutto il mondo consumasse al pari dello svizzero medio ci vorrebbero circa 3 Pianeti Terra per produrre tutte le risorse necessarie, il che significa che il nostro stile di vita è sostenibile finché al mondo c’è chi consuma poco niente, ma anche questo (oltre ad essere poco etico) sta cambiando. Inoltre le fonti energetiche alle quali ci affidiamo attualmente oltre a deturpare l’ambiente sono destinate ad esaurirsi, il che ci riporta ancora una volta all’inevitabilità di una rivoluzione energetica.

COSA DICONO I CONTRARI?

3200 franchi…

Il prezzo del cambiamento è uno dei temi maggiormente discussi: il Consiglio Federale stima i costi in 40 franchi annuali per economia domestica, gli oppositori in 3200 per una famiglia di 4 persone.

Come al solito decidere di chi fidarsi non è facile, però ci sono altri numeri che potrebbero risultare illuminanti: in Svizzera importiamo energia (principalmente derivati petroliferi e gas) per 13 miliardi di franchi all’anno, ossia 1622 franchi per cittadino ogni anno! Secondo l’Accademia di Zurigo per le Scienze Applicate (ZHAW), se le condizioni rimanessero invariate, entro il 2050 il Paese riverserebbe all’estero tra i 358 e i 582 miliardi di franchi per acquistare energia!

La Strategia 2050 frenerebbe questo fiume di soldi per le energie ‘sporche’ e li farebbe rientrare in Svizzera investendoli in energie ‘pulite’ all’interno del nostro Paese, facendoli fruttare da e per noi.

Certo, di costi aggiuntivi ce ne saranno. Si dovranno sostituire le vecchie finestre con altre a vetri doppi, costruire termopompe là dove ora abbiamo caldaie, montare impianti solari sui tetti e pagare di più per benzina ed elettricità, ma d’altro canto questi investimenti ci porteranno a consumare molto meno energia e dunque conterranno l’aumento delle bollette, per non aggiungere che daranno lavoro a migliaia di persone.

…per fare la doccia fredda?

Gli oppositori alla Strategia temono che la rivoluzione energetica ci obblighi a rinunciare alle nostre comodità e che comprometta il nostro stile di vita, ma è un timore infondato. Infatti i consumi non diminuiranno perché ci si laverà con acqua fredda ed si andrà a lavoro a piedi, ma perché gli edifici avranno bisogno di molta meno energia per essere riscaldati e perché invece di spostarci bruciando diesel useremo auto elettriche e treni.

La Strategia 2050 non causerà il ritorno all’età della pietra, ma piuttosto l’entrata in una nuova era nella quale si consuma senza compromettere le risorse per le generazioni future.

Il cambiamento può spaventare, ma dobbiamo ricordarci che solo grazie ad esso possiamo crescere e diventare più forti, come abbiamo fatto tante volte in passato.

La Strategia Energetica 2050 rappresenta il futuro e nella fattispecie un futuro migliore, rispettoso della natura e dell’essere umano. Ci aiuterà a rafforzarci internazionalmente riducendo la nostra dipendenza dai produttori di energie fossili ed innescherà un circolo virtuoso con ricadute positive per la nostra economia.

Essere felici con Alessandro Mannarino

Il nuovo album di Alessandro Mannarino Apriti Cielo, oltre a finire in cima alla classifica del FIMI (la classifica ufficiale degli album più venduti in Italia), sembra avere mantenuto la promessa insita nel suo titolo: nella sua prima esibizione milanese dell’omonimo Tour, il cantautore romano è riuscito davvero ad aprire un nuovo cielo, un nuovo orizzonte tramite una performance emozionante e molto spettacolare, durata quasi tre ore.

Apriti Cielo

Il nuovo disco sembra segnalare un punto di discontinuità con i tre album precedenti, anche se con un ascolto più attento si arriva a capire l’evoluzione del cantautore romano. Apriti Cielo è forse l’album che più si distanzia dalle “storie de’ Roma” di Bar della Rabbia (2009), la sua prima produzione musicale indipendente. L’aria che si respira in quest’ultimo CD ha un orizzonte geografico e culturale più esteso: si parte sempre da Roma (il primo amore non si scorda mai) per poi perdersi– volontariamente – in atmosfere più esotiche, toccando i limiti del mappamondo evocando realtà come il Brasile, l’Africa e l’India. Alessandro Mannarino abbandona i panni del cantastorie romano e ambisce a cieli più vasti e universali, la canzone è diretta a tutti gli abitanti del mondo, a tutti coloro che smarriscono la strada. Questo stravolgimento dell’orizzonte ha un suo correlativo oggettivo anche sotto l’aspetto musicale: se Mannarino ha spesso rappresentato la moderna figura del cantautore armato di chitarra, voce, impegno e introspezione ( i suoi riferimenti sono sempre stati Tom Waits e Fabrizio De André), adesso ha deciso di lasciare molto più spazio alla musica, a melodie piene di colori e di luce, che non sono puro decoro, ma parte centrale del suo messaggio poetico, in quanto musicista:

«La musica brasiliana è questo, ha fatto incontrare ciò che era scontro e l’ha fatto diventare incontro. I bianchi e i neri, i padroni e gli schiavi. A un certo punto si è unita l’armonia della musica classica con i ritmi tribali africani ed è nata la musica più felice del mondo che è il samba, la musica che celebra la vita (…) Per me, cercare la gioia adesso, in questo paese, è fare politica. Dare un peso all’idea di possibilità e di colore. Perché altrimenti se ci facciamo andare bene questa realtà, così com’è, non andiamo da nessuna parte».

Una musica dell’esistenza

Il nuovo sound di questo disco, che a ben guardare segue la stessa impronta ideologica dell’album precedente Al Monte (2014), non è quindi un elemento di discontinuità ma di affermazione del suo pensiero. Da sempre, ma in maniera più cosciente dal terzo album via, Mannarino ha deciso di celebrare la vita, anche nei suoi momenti più oscuri e difficili, ed è forse qui che nasce tutta la sua musica. Le sue canzoni riflettono sempre sull’esistenza, sulla sua difficoltà e sul coraggio di affrontarla: il cantautore romano ci offre un bell’esempio d’impegno civile ed esistenziale, senza entrare nelle complesse e talvolta contradditorie strutture della politica. Capace di portare sul palco tutto questo bagaglio emotivo, culturale e musicale, Mannarino è riuscito a creare un’esibizione al limite del catartico, dove la sofferenza porta alla ricerca di sé stessi, dove le difficoltà lasciano spazio alla voglia di resistere, un’overdose di bontà che a fine concerto è difficile scrollarsi di dosso: il cielo si è aperto.