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I figli della notte, un passo verso l’età adulta

Nell’ambito del cineforum «Zéro de conduite», organizzato in collaborazione col SEM Formation (Service Ecoles-Médias, DIP) al cinema del Grütli di Ginevra, è stato proiettato il lungometraggio “I figli della notte” di Andrea De Sica uscito nel 2016. Il film è stato seguito da una discussione sul tema della trasgressione, probabilmente uno degli aspetti centrali di questa pellicola.

L’azione si svolge in un collegio isolato in montagna in cui la figura degli educatori è un po’ ambigua e misteriosa: figure professionali di facciata ma nella realtà non aiutano veramente gli allievi. È in quest’ambiente di reclusione e ansia che Giulio e Edoardo, due studenti del collegio, sentendosi entrambi abbandonati, continuano a fuggire e a perseguire comportamenti ribelli. Una complicità nasce allora tra loro attraverso questi atti trasgressivi.

La questione della trasgressione si trova dunque al centro del film. I protagonisti scappano infatti  ogni notte per andare in una casa che hanno scoperto nella foresta. L’atto trasgressivo però si fa anche all’interno del collegio quando, ad esempio, i due giovani protagonisti esplorano luoghi e stanze proibite. Tuttavia, non è una trasgressione solo nel senso di contravvenire a un ordine o a una regola (dal momento in cui, almeno all’inizio, nemmeno gli educatori proibiscono queste “avventure”). Si tratta piuttosto di uscire da un certo quadro, di andare oltre i limiti di un luogo soffocante, ma anche di sé stessi.

Infatti, come l’ha indicato Olivier Rossi, responsabile pedagogico dell’insegnamento specializzato a Ginevra, “l’esplorazione dell’esterno è un’esplorazione di sé stessi”. Una scoperta che, sempre secondo lui, serve a diventare adulti. Per questa ragione occorre separarsi da un luogo che, in un certo senso, ci protegge dal resto del mondo per al contrario scoprirlo, affrontarlo e crescere. Trasgredire in questo senso significa quindi superare l’età dell’infanzia.

Questa definizione ci aiuta anche a capire perché l’adolescenza è l’età in cui si trasgredisce di più. È una fase di fragilità: quando non si conosce ancora sé stessi, non si sono stabiliti i propri valori ma si vuole già camminare con le proprie gambe. Allora si parte alla scoperta del mondo e alla ricerca di sé stessi attraverso le proprie esperienze, fuori da un luogo restrittivo. 

Tuttavia, possiamo chiederci se nella società attuale, che offre tantissimi divertimenti, un adolescente non potrebbe al contrario perdersi completamente. Una ricerca di evoluzione personale pare difficile a concepire in un mondo paradossale che instaura regole e che, nello stesso tempo, spinge sempre di più alla tentazione. La trasgressione degli adolescenti sembra dunque a doppio taglio, sopratutto oggi.

L’autore

Andrea De Sica è un realizzatore, uno sceneggiatore, ma anche compositore italiano, nipote del realizzatore Vittorio De Sica e figlio del compositore Manuel De Sica. Nonostante sia stato immerso nel mondo del cinema fin da giovane è comunque riuscito a sviluppare un proprio stile cinematografico. Vince il Nastro d’argento al miglior regista esordiente nel 2017 con I figli della notte.

Takeover di Arunà Canevascini

Ciao! Mi chiamo Arunà e sono una giovane fotografa ticinese. Questa fotografia fa parte della mie serie “Villa Argentina”.Questo lavoro è un’esplorazione visiva del rapporto che ho con mia madre, realizzato a casa nostra in Ticino.

Mia madre è un artista iraniana. Ha passato la sua infanzia a Teheran come una bambina solitaria; una condizione di isolamento e estraniazione che in un qualche modo si riflette anche nella sua vita da adulta.

Questo lavoro rappresenta la casa di Villa Argentina come il palco dell’ universo poetico di mia madre e come lo sfondo della disposizione poetico degli oggetti che ho creato per la macchina fotografica.

In questa solitudine creativa à deux, il progetto è il tentativo di esplorare temi come la vita domestica, la relazione con la femminilità e la questione della migrazione.

Dal momento che sono cresciuta in Svizzera, la cultura iraniana mi raggiunge solo come un’eco lontana.

Meno plastica è possibile

Mentre la plastica e gli imballaggi sono parte integrante dell’economia globale e offrono molti vantaggi, combinando ineguagliabili proprietà funzionali al basso costo, la loro catena del valore, basata sull’usa e getta, ne causa parallelamente notevoli svantaggi; sia in termini economici che ambientali.  Il nostro sistema economico segue, nei confronti delle materie prime, quattro redditizie e nocive regole: estrazione, lavorazione, utilizzo e scarto. Il tutto in tempi e costi stracciati. Le conseguenze sono note e nefaste: dall’esaurimento delle risorse naturali alla creazione di vere e proprie isole di rifiuti. Una catena di devastazione che si è massicciamente consolidata negli ultimi 50 anni, periodo in cui la produzione scellerata ha contributo all’ineluttabile deterioramento del nostro ecosistema.  Soprattutto nel caso della plastica, negli ultimi anni, è emersa con chiarezza la reale portata degli inconvenienti, ma ancora oggi sappiamo che in Svizzera solo il 25% della plastica viene riciclata.  Il resto o è incenerito oppure esportato. La colpa? Secondo i produttori è dei consumatori viziati, secondo i consumatori è dei produttori scorretti. Chi è senza peccato scagli la prima bottiglia in mare, diremo forse un giorno.

Oggi comunque, sempre più imprese e governi stanno riconoscendo la necessità di ripensare il sistema delle materie plastiche. Da una parte, alcuni interventi politici mirano a creare o inasprire le normative in materia; si pensi alla decisione dell’UE di vietare la produzione di plastica monouso. Dall’altra, anche alcune imprese si stanno mettendo in moto, transitando verso tecnologie più appropriate e conformi a un’economia del recupero (come Fater Spa, che possiede il primo impianto in grado di riciclare al 100% assorbenti e pannolini usati). I primi tentativi di transizione possono apparire modesti nel loro impatto e giocare in mercati di nicchia; nonostante ciò nei prossimi 15 anni la tendenza acquisterà un crescente vantaggio competitivo, e sarà accompagnata da un migliore consenso da parte dei consumatori e da costi (ambientali) sostenibili. In un mondo che sta raggiungendo i 9 miliardi di persone e in cui la concorrenza per impadronirsi delle ultime risorse sarà sempre più spietata, la selezione naturale favorirà chi sarà capace di adattarsi al cambiamento. Un cambiamento che oggi è ancora una scelta, ma domani diventerà una necessità.

In questo senso la petizione di WWF Youth sembrerebbe essere un intervento concreto e fattibile. Secondo i proponenti della petizione “il divertimento può essere ecosostenibile” e pertanto chiedono al Cantone e ai Comuni ticinesi di incentivare l’utilizzo di stoviglie riutilizzabili durante sagre, open-air, concerti e carnevali. Lo scopo, oltre a ridurre lo spreco di plastica, è quello di dare agli eventi un’impronta più ecologica e diminuire i costi per lo smaltimento dei rifiuti. Un sistema che funziona. Per esempio, l’edizione 2019 del Carnevale Nebbiopoli (Chiasso), ha già implementato il sistema riutilizzabile diminuendo dell’80% i rifiuti, così come i costi per la gestione degli spazi pubblici e la relativa pulizia.

Il giornalismo deve tutelare la democrazia o viceversa?

In un’intervista il giornalista Mark Bowden, autore di Black Hawk Down, il libro che parla della Battaglia di Mogadiscio – avvenuta nell’ottobre 1993 durante l’operazione UNOSOM II in Somalia – disse una frase che voglio ripetere hic et nunc: “il giornalismo gioca un ruolo importante in una democrazia”. Io penso la stessa cosa. Tradotta in termini più generali, questa frase per me significa che, in qualità di giornalista, una persona deve parlare e poter parlare di tutto quanto avviene in una democrazia, o laddove una democrazia sia coinvolta; anche quando va riportato qualcosa di brutale o scomodo. Se ciò non avviene, nasce automaticamente un problema. Le democrazie sono caratterizzate per la separazione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Quando uno dei tre influenza pesantemente l’altro (o addirittura lo controlla), non si può più parlare di democrazia: o nasce un regime autoritario, o peggio ancora una dittatura. Nei regimi autoritari e nelle dittature il quarto potere, quello mediatico (e quindi il giornalismo), viene soffocato completamente: esiste solo la stampa di regime e la censura affossa qualunque voce dissidente. Il giornalismo e la libertà di stampa devono essere liberi in una democrazia, devono essere accessibili e soprattutto venire protetti; certo, naturalmente si parla di giornalismo di qualità. Ciò che viene affermato dev’essere corroborato da fatti, documenti, con trasparenza. In un sistema democratico è attraverso l’attività giornalistica che si può informare un popolo riguardo a una votazione, un’elezione, o più semplicemente una questione, un problema, un fatto.

Recentemente è stata approvata la riforma sul copyright, all’interno della quale sono soprattutto gli articoli 11 e 13 a spaventarci, rei di porre un serio pericolo alla libertà di informazione su internet. Ancora più di recente è stato arrestato Julian Assange, 47 anni, australiano, cypherpunk e programmatore, giornalista e attivista australiano. Può risultare difficile considerarlo un giornalista, ma nel suo essere attivista ha sicuramente fatto attività giornalistica molto più di tanti presunti “giornalisti” che trattano solo temi superflui e marginali. M’interesso del suo caso da anni, e credo sia alquanto emblematico: si può non essere d’accordo con il suo metodo, ma difficilmente si può dissentire con il risultato finale. Assange è la prova più lampante che non è più il giornalismo a dover proteggere la democrazia. Durante il 2010 pubblicò diversi file segreti riguardanti la guerra in Iraq. Il 28 novembre 2010 iniziò la pubblicazione di documenti confidenziali e segreti principalmente appartenenti al Governo degli Stati Uniti d’America, sul sito Wikileaks da lui fondato (che non ha nessun legame con la Wikimedia Foundation che controlla Wikipedia). Dieci giorni prima che pubblicasse i 251’287 documenti non classificati, confidenziali e/o segreti della diplomazia statunitense, venne aperta un’inchiesta per una doppia accusa di stupro, commesso in Svezia (Assange non è mai stato ufficialmente imputato): la tempistica e la dinamica delle accuse possono lasciare qualche perplessità. Ad ogni modo non sono le accuse di stupro il problema, in questo caso – nessuno mette in dubbio che, se Assange avesse stuprato, dovrebbe pagare – anche perché in realtà la vicenda si è poi risolta con la prescrizione e l’archiviazione dell’inchiesta.

Fonte: Anonymous

Assange ha denunciato con la sua attività giornalistica, assieme a Chelsea Manning, la corruzione dei leader e dei governi democratici, i crimini di guerra in Iraq e in Afghanistan, i crimini sui prigionieri di Guantanamo, eccetera. Celebre, ad esempio, è il video Collateral Murder, in cui un elicottero statunitense spara su dei civili inermi (fra cui due giornalisti dell’agenzia Reuters) a Baghdad, uccidendoli, (il tutto mentre l’equipaggio rideva). Ed è qui che sorge il punto centrale di tutto. Ora Assange è sotto custodia e rischia un’estradizione negli Stati Uniti che per le sue attività potrebbe costare lui la pena di morte. Ma Julian Assange e Wikileaks non sono anti-Stati Uniti, anti-Russia o anti-Regno Unito, o anti-Qualsiasi altro paese. Sono anti-censura, per la trasparenza, per la libertà di stampa e informazione. Assange è l’emblema di un trend che si osserva da tempo non solo nei paesi non-democratici, ma anche in quelli democratici: i giornalisti vengono arrestati, estradati, rischiano la pena di morte e vengono pure uccisi, come dimostrano i casi del passato (Ilaria Alpi) e del recente (Daphne Caruana Galizia e Ján Kuciak). Nel 2005 i giornalisti uccisi in tutto il mondo sono stati 65, nel 2007 88, nel 2012 87, nel 2017 54, mentre diverse centinaia vengono imprigionati ogni anno. Dal 1992 solo in Europa ne sono stati uccisi più di 150, uno ogni due mesi: molti di loro avevano chiesto la protezione della polizia, ma la loro richiesta è stata ignorata. La cosa inaccettabile e ingiustificabile è che il (o la) giornalista viene considerato il criminale quando porta alla luce un comportamento scorretto o una barbarie, ma non viene condannato chi ha commesso il comportamento ritenuto illegale o illecito: questa è la fine della democrazia. È la canna della pistola appoggiata sulle tempie delle vittime, è un silenziatore che spara sul giornalista, sui diritti umani, la calata del sipario.

Il giornalismo è sotto attacco anche nel mondo occidentale, probabilmente come mai lo è stato dal dopoguerra. Si dà la caccia e si perseguita chi espone verità scomode (con una condotta che le rinforza, tra l’altro) e si cerca di evitare che ciò riaccada in futuro. Esporre la verità, però, non è mai stato un crimine: è anzi uno degli elementi che più di tutti ha portato le società a progredire e a migliorarsi, è una colonna portante della democrazia, ciò che ci ha permesso di abbandonare uno stato di conflitto continuo. Pensavo che fosse il giornalismo a proteggere la democrazia, con l’informazione, ma ora più che mai temo che sia la democrazia, e quindi il popolo, così come chi lo governa e dovrebbe rappresentarlo, a dover difendere il giornalismo. È ora che i governi occidentali prendano delle serie misure non per zittire, combattere e spedire in prigione i giornalisti, ma per difenderli, e per punire i colpevoli che si macchiano di offese, intimidazioni e attacchi nei loro confronti.

De Rosa, ma non dei giovani ?

Campagna fiacca, governo fotocopia, sinistra a rischio di estinzione. Alla vigilia del voto di domenica 7 aprile, sondaggi e commentatori erano concordi nel profetizzare un’elezione cantonale pronta a seguire le tendenze delle ultime tornate elettorali. Invece, le sorprese non sono mancate: la Lega si è scoperta un po’ più lontana dalla sua gente, la sinistra non è ancora tra le specie monitorate dal WWF, ma soprattutto anche in casa dello storicamente conservatore PPD si sa dare una bella mano di vernice fresca, utile per coprire delle spiacevoli macchie che nemmeno il Pardo locarnese avrebbe gradito.

Più lontani di tutti dal “rosacrociato”?

A Palazzo delle Orsoline giunge Raffaele De Rosa al posto di Paolo Beltraminelli, ma dell’omonimo colore nemmeno traccia: anche nella legislatura 2019-2023, nel Consiglio di stato ticinese non siederà nemmeno una donna. Un dato in netta controtendenza con la maggioranza dei governi cantonali e con il Consiglio federale, che proprio pochi mesi fa ha guadagnato un profilo femminile in più. I partiti in gioco per le poltrone hanno provato a inserire almeno una candidatura rosa in lista, ma la sensazione è che, con tutta la massima stima per la grande competenza delle candidate, il tutto si sia talvolta dimostrato un’operazione tattica. Prova ne è che solo in casa socialista Amalia Mirante ha cullato qualche ambizione di spodestare il ministro uscente, mentre, un po’ a sorpresa, nel PPD Alessandra Zumthor non è finita poi così lontana dal suo ex ministro, ma con un riscontro comunque lontano dal risultato di De Rosa. La visibilità mediatica offerta dalla lotta per un posto nell’Esecutivo ha d’altronde permesso a una giovane come Laura Riget (GISO) di mettere in mostra le sue qualità, valsele una brillante elezione in Gran Consiglio da debuttante.

Anche nella legislatura 2019-2023, nel Consiglio di stato ticinese non siederà nemmeno una donna. Foto: via Unplash


Proprio nel Legislativo troviamo però la nota positiva: la socialista sarà accompagnata da una delegazione rosa più ampia che mai, forte di 31 deputate, nove in più della precedente legislatura.  Da nomi di ritorno della vecchia guardia come Maddalena Ermotti-Lepori (PPD) e Anna Biscossa (PS), passando per – citiamo le più votate delle rispettive liste – le brillanti conferme di Natalia Ferrara (PLR), Amanda Rückert (Lega), Nadia Ghisolfi (PPD), Lara Filippini (UDC), fino a giungere a delle neoarrivate come Samantha Bourgoin (Verdi) e Angelica Lepori Sergi (MPS). Con loro, proprio il neonato movimento “Più donne”, autore di un rimarchevole exploit con due seggi conquistati (Tamara Merlo e Maristella Patuzzi), ma già sotto accusa. Se sia stato solo un titolo accattivante, che ha innegabilmente fatto presa senza bisogno di una grande campagna, sarà il prossimo quadriennio a raccontarcelo. Per il momento i numeri ci dicono che l’aumento della rappresentanza rosa è senz’altro d’accogliere in modo positivo, ma d’altronde 31 su 90 è ancora uno score ben lontano da quanto si potrebbe lecitamente auspicare. Per formare delle nuove Masoni-Pesenti-Sadis (scegliete la vostra preferita) servirà comunque tempo, ma la sensazione è che qualcosa si stia muovendo. Tuttavia restano emblematici alcuni preoccupanti esempi, come il fatto che al dibattito post votazioni andato in onda lunedì sera alla RSI vi fosse un consesso di uomini in giacca e cravatta: dai rappresentanti dei sei principali partiti ticinesi, ai moderatori. Insomma, come ci dice il gongolante neoministro popolare-democratico, “c’è da fare”.

Il semaforo progressista torna ad accendersi?

Dopo una serie di votazioni in cui il rosso a Palazzo delle Orsoline sembrava ridursi a lembo sgualcito di una bandiera ticinese lasciata troppo al sole (delle Isole di Brissago?), il colore caro ai socialisti pare riacquisire forza, ma declinato sotto varie sfumature. Lasciamo alla direzione del PS, raggiante per le tranquille e non scontate conferme di risultati, ragionare sull’inaspettato balzo in avanti dell’MPS e del Partito comunista, e ragioniamo sul fatto che, sommando i voti dell’area progressista, si arriva a una ragguardevole percentuale, capace di sopravanzare gli altri partiti. Chiaramente, lo stesso giochino si potrebbe anche fare al centro o sulla destra del parlamento, ma il 7 aprile ci racconta che i colori del semaforo, malgrado le polemiche sul Piano di Magadino, piacciono ancora ai ticinesi (e aggiungiamoci pure l’arancione del logo PPD, che ha perso un solo seggio). Parliamo però del colore verde: l’attesa onda di consensi non si è profilata su nessun lago ticinese, ma forse il risultato andrebbe letto comunque positivamente. Nel 2015 a trainare i Verdi del Ticino vi fu infatti una locomotiva come Sergio Savoia, mentre attualmente non vi è nessun profilo così noto e profilato e i consensi ottenuti sono da leggere come un incoraggiante sostegno alle sensibilità e idee del movimento ecologista. In fin dei conti nell’area rosso-verde, in vista delle federali del prossimo autunno, occorrerà solo prendere insieme il Tilo giusto, magari un bel RegioExpress.

Foto: Wikimedia Commons



“Faccio io, faccia lei, chi lo fa?”

Qualche considerazione va indubbiamente spesa per i due partiti al comando delle preferenze dei ticinesi. Alla luce dei voti per il Gran Consiglio, il PLR si scopre con agio il partito di riferimento. Nonostante la perdita di un deputato, complice il tonfo leghista, la squadra di Bixio Caprara occupa infatti 23 seggi, 5 in più della Lega dei Ticinesi. Certo, il proclama liberal-radicale per l’esecutivo era #facciamolo, ma la realtà dei fatti racconta che al confermatissimo Norman Gobbi non la si fa. La cura dimagrante del ministro leghista non ha toccato il barometro del suo gradimento, che salva la Lega malgrado il suo compagno di lista Claudio Zali sia forse incappato in qualche radar di troppo (LIA? Tassa di collegamento?). Dalle parti di via Monte Boglia ci si lecca le piccole ferite, mentre in casa PLR c’è comunque di che rallegrarsi per il successo del “giovane” rampante Alex Farinelli. Chissà che non sia in grado di togliere da solo le castagne dal fuoco ben presto. Non ci resta che augurarci che qualche buona castagna resti a disposizione di tutti i ticinesi, contenti o scontenti dell’esito delle urne.

E i giovani?

In parlamento siederanno in totale nove giovani. In questa categoria, con buona pace delle definizioni molto allargate di alcuni partiti, includiamo gli Under-30 e quindi, detto della più giovane neo-granconsigliera Laura Riget (’95), a Bellinzona rimarcheremo con curiosità la presenza di Andrea Censi (’92, Lega), Lea Ferrari (’91, PC), Sebastiano Gaffuri (’90, PLR), Cristina Gardenghi (’95, Verdi), Alessio Ghisla (’91, PPD), del confermato Fabio Käppeli (’94, PLR), Fabrizio Sirica (’89, PS) e Stefano Tonini (’91, Lega). Nulla da fare per l’uscente Nicholas Marioli (Lega), ma in Gran Consiglio ne avremo comunque per tutti i gusti. I numeri, un decimo del totale di posti a disposizione, non sono certamente da capogiro considerata l’ottima preparazione dimostrata da altri giovani candidati rimasti a secco, ma i riscontri ottenuti nella corsa al Governo da Gaffuri, Sirica, Riget lasciano ben sperare. Bocciata invece la lista “Spazio ai giovani”. A loro, il nome non è evidentemente bastato a fare da traino elettorale. Il politico piace un po’ più rosa forse, ma deve ancora essere di grande esperienza.

Elezioni 2019: spazio alle giovani

Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

Sono Tessa Prati, ho 22 anni (23 a fine marzo). A giugno finisco il Bachelor in storia dell’arte e culture popolari all’università di Zurigo, dal 2016 sono in Consiglio comunale a Lugano.

Com’è nata la tua passione per la politica?

La mia attenzione verso il prossimo e verso le problematiche sociali ha potuto svilupparsi sia nel contesto scolastico che in quello famigliare e si è evoluta nella decisione di impegnarmi politicamente per affrontare le problematiche sociali e trovare soluzioni che considerino tutte le componenti della società.

Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

Se su certi temi è più facile trovare affinità con persone di età simile, ma in generale è importante che tutti vogliano collaborare, sappiano mettersi in discussione, confrontarsi e accettare nuove prospettive. Perché la politica sia per tutti, tutte le componenti della società devono essere rappresentate e credo proprio che un ruolo importante dei veterani della politica sia incoraggiare e sostenere una maggiore presenza anche dei giovani.

I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza,. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato “adulto”?

L’impulsività non è sempre da condannare, in certe occasioni è forse l’unica reazione che porta a delle soluzioni. L’inesperienza è compensata dalla voglia di fare e dalla curiosità.

Il mito lo si può sfatare solo scendendo in campo e dimostrando che siamo in grado di impegnarci e di volere il bene della società. Abbiamo tanto da dare e dobbiamo per questo sostenerci a vicenda!

Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

Le cose che vanno cambiate e migliorate sono purtroppo molte. Sicuramente una maggiore attenzione al clima, ottenere la parità di genere per migliorare le situazioni sia lavorative che sociali e più impegno per dare a tutti la possibilità di avere un lavoro.

Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

Destra e sinistra rappresentano concezioni diverse della società, si pensi a una diversa visione della distribuzione della ricchezza e dell’accesso alle risorse: la destra ne giustifica tradizionalmente la differenza perché la considera intrinseca al modello economico mentre la sinistra richiede da sempre politiche sociali per assicurare maggiore equità. I partiti permettono agli elettori di farsi un’idea generale sulla visione dei candidati e di scegliere i suoi rappresentanti tra quelli con cui condivide gli ideali.

Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

Direi che hanno un ruolo importante anche per me: permettono di comunicare a distanza e aiutano ad avvicinarsi, specialmente ai giovani. Questo però non sostituisce in alcun modo la mia volontà di incontrare la gente per poterla conoscere e scambiare opinioni.

A tua avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani?

Assolutamente entrambi: per ottenere più democrazia e diminuire le discriminazioni.

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

Decisamente Lugano!

Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

Solo perché bisogna scegliere… sandali e calze.

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontrare gente in città dopo le 22:00?

Gente! Gente! Gente!

Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger?

Non ci sono dubbi… il secondo!

Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti ?

Se la mettete così, abbasso la coerenza!

Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

Il bastone.

Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?  

Come affrontiamo la neve, senza dubbi… ahahah!

Elezioni 2019: spazio ai giovani

Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

Mi chiamo Milo Cavadini, ho 20 anni e attualmente sto prestando servizio civile presso una casa anziani. Andrò a studiare Cinema, Arte e Filosofia.

Com’è nata la tua passione per la politica?

Più che una passione reputo l’interesse verso la politica un’esigenza dell’uomo. La mia visione politica si definì quando presi cognizione del malessere generale delle società nel mondo.

Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

La politica non dovrebbe avere età, reputo assurda l’arroganza con cui tanti veterani si rivolgono ai giovani.

I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato “adulto”?

Alle volte una maggiore impulsività può essere d’aiuto… finalmente il lato umano delle persone potrebbe avere la meglio sui puri individualistici interessi economici. Conquistare il favore dell’elettorato adulto non rientra nei miei obiettivi, preferirei di gran lunga sensibilizzare i giovani verso una politica egualitaria e sostenibile.

Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

Il Ticino deve affrontare tempestivamente due temi: l’educazione e l’ecosostenibilità. Una volta migliorati questi due aspetti sarà molto più semplice affrontare temi più complessi come la sicurezza, la redistribuzione della ricchezza o -perché no?- la privatizzazione delle grandi imprese.

 Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

La divisione politica tra destra e sinistra è attuale, ciò nonostante va assolutamente ripensata in ottica collaborativa e contro pregiudizi partitici. Gaber direbbe “Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?”

Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

I social sono ormai i mezzi più efficaci per ottenere consenso politico e non, sia questo positivo o negativo non sta a me definirlo.

A tuo avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani ?

Più donne oppure più giovani in politica? Tralasciando l’inutilità e banalità di questa domanda, mi verrebbe da rispondere ironicamente che il Ticino avrebbe bisogno di più donne giovani in politica!

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

Odio la competizione sportiva.

Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

Sandali e calze sono salutari.

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontri gente in città dopo le 22:00?

Più che la quantità di gente dire che è la qualità a lasciarmi perplesso.

Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger ?

Sarebbe come dover scegliere tra la gioconda di Leonardo o L’urlo di Munch.

Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti ?

Per riservatezza, a queste domande sulla bocca di tutti non rispondo.

Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

Purché sia rosso va bene tutto.

Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?  

Elezioni 2019: spazio ai giovani

Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

Amos Speranza, 26 anni, mi sono laureato in storia un anno fa e nel frattempo ho svolto vari lavori: nel mondo del cinema, nell’ambito delle ONG e nell’insegnamento.

Com’è nata la tua passione per la politica?

La consapevolezza politica è nata fin da piccolo, nello sdegno di fronte alle ingiustizie sociali, ed è maturata in passione con la militanza nel Partito Comunista (PC), che mi ha fornito gli strumenti per comprendere queste ingiustizie e intravvedere delle soluzioni nel quotidiano come sul lungo periodo.

Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

In una struttura come quella del PC giovani e vecchi sono portati a interagire assieme in una dinamica di arricchimento reciproco, la convivenza è quindi pacifica e soddisfacente. A livello cantonale possiamo riconoscere come trasversalmente alle forze politiche, e anche sotto l’influenza del sistema collegiale, coloro tra i “vecchi” che hanno ricoperto incarichi istituzionali tendono ad abbandonare la casacca partitico-ideologica ed assumere quella di funzionario-amministratore. Questo impoverisce a lungo andare il dibattito politico e lo sviluppo culturale del cantone.

I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato “adulto”?

Il PC, a differenza di praticamente tutti gli altri partiti, valorizza e responsabilizza concretamente i propri giovani, all’interno come all’esterno del partito, formandoli e portandoli a ricoprire cariche istituzionali a ogni livello. La nostra presenza in questi consessi viene già riconosciuta come costruttiva e corretta, e il nostro lavoro si è sempre contraddistinto per una presenza marcata di giovani qualificati nelle iniziative portate avanti sul territorio attraverso la Gioventù Comunista (raccolte firme, dibattiti, comitati, manifestazioni).

Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

Già quattro anni fa ritenevo che uno dei principali problemi del Ticino fosse la mancanza di una proposta strutturata che andasse a adattare i pilastri della nostra società (istruzione, lavoro, socialità) alle esigenze contemporanee. La situazione purtroppo non è migliorata. Una formazione continua che garantisca l’attrattività di tutti i profili professionali sul mercato del lavoro, una produzione orientata all’alto valore aggiunto, il mantenimento e il miglioramento delle prestazioni sociali per le fasce deboli della popolazione sono alcuni tra i punti che necessitano ancora di essere affrontati con urgenza, e che i comunisti mettono a programma a tutti i livelli istituzionali nella loro pratica quotidiana.
In più, a livello di trasporti pubblici, negli ultimi anni il traguardo AlpTransit è diventato il grande alibi per giustificare e rimandare a posteriori la risoluzione di molti problemi. Bisognerebbe ridare slancio all’attrattività della mobilità sostenibile anche per risolvere in maniera più efficace i problemi del traffico su gomma.
Il sistema della disoccupazione e l’assistenza necessitano a loro volta di essere ripensati. Le cifre che vengono proposte e spesso interpretate come positive non tengono purtroppo conto di tutti i fattori in gioco: disoccupati effettivi che però non sono iscritti, delusi che escono dal sistema o non si iscrivono una seconda volta, disoccupati che passano molto più rapidamente all’assistenza a seguito delle ultime modifiche LADI, … .

 Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

Ha ancora senso nella misura in cui nel clima di sfiducia generalizzata verso le istituzioni e di scollamento progressivo tra politica e società a cui assistiamo oggi, il problema non sta nella divisione destra/sinistra, ma in un certo annacquamento delle posizioni politiche. Il processo alle ideologie ha portato la destra a continuare a “fare il suo lavoro” adattandosi alle nuove condizioni, mentre la sinistra istituzionale si è persa in discorsi altalenanti che rimbalzano da un buonismo quasi cattolico-missionario a una visione puramente amministrativa della cosa pubblica. Non ha senso ad esempio che un comunista si ritrovi a difendere la sovranità nazionale a fianco dell’UDC (per esempio nel caso della votazione sulle riserve d’oro) mentre il PS si esprime a favore dell’aumento dell’IVA e dell’età pensionabile (PV 2020).

Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

Ho sempre preferito affrontare la politica nel confronto in faccia a faccia della vita di tutti i giorni. Una buona discussione vale più di molti likes, anche e soprattutto con chi non la pensa come te. Sui social ho sempre fatto il minimo e attualmente prevedo di continuare così.

A tuo avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani ?

Servono persone con idee valide e con la preparazione e la determinazione per difenderle e portarle avanti. Non credo nelle quote rosa come risposta al problema dell’inclusione femminile, che va affrontata in maniera sistematica e consapevole senza limitarsi al siparietto elettorale. Trovo inoltre deleterie le candidature selvagge di certi giovani arrivisti mandati allo sbaraglio dalle grosse sigle per rinfrescare la propria immagine.

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

Il Ticino è biancoblu.

Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

Decisamente sandali e calze, il ketchup lasciamolo negli Stati Uniti.

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontri gente in città dopo le 22:00?

Dopo le 22:00 volendo si trova già da fare, andrebbe discusso cosa e fino a quando. Spesso infatti si è poi limitati dalle normative vigenti e dalla riduzione delle corse serali/notturne, che di certo non favoriscono l’aggregazione e la socialità. Le regie federali dovrebbero essere ripristinate per riportare sotto controllo pubblico i servizi postali e dei trasporti. La gestione privatistica delle FFS carica sulle spalle degli utenti (ormai ridotti a clienti) i costi di un servizio la cui qualità sta calando a picco.

Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger ?

Sono soddisfatto della mia, va bene così.

Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti ?

La concretezza del nostro deputato in Gran Consiglio e dei nostri eletti nei comuni: le nostre proposte sono coerenti rispetto a un programma politico progressista, ma anche costruttive e più efficaci di chi si limita a gridare slogan e creare disturbo.

Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

Passo.

Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?  

Dai che con l’ultima nevicata è andata meglio!

Elezioni 2019: spazio alle giovani

Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

Mi chiamo Marta David, ho 28 anni. Dopo aver studiato Economia e poi Finanza, ho iniziato a lavorare in banca. Attualmente sono consulente alla clientela privata.

Com’è nata la tua passione per la politica?

 Nonostante abbia avuto la possibilità di studiare e abbia in seguito trovato subito un posto di lavoro, durante gli anni dell’università ho sempre avuto lavori accessori che mi permettevano di contribuire al mio mantenimento. Oltre al mio personale cammino, le mie esperienze mi hanno portata a conoscere molte persone che vivono in situazioni diverse dalla mia, più o meno fortunate. Informandomi e vivendo la realtà ticinese, inoltre, è stato inevitabile capire come tanti aspetti in Ticino necessitino di un cambiamento. Prima di tutto, l’apparato sociale nelle nostre Istituzioni. Da qui è nata la mia voglia di impegnarmi al servizio della nostra società.

Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

 Sono alle prime esperienze e non in grado di esprimere giudizi. Sono sicura che una collaborazione possa e debba essere possibile. Per fare ciò è necessario che entrambe le parti si aprano l’una all’altra e che i veterani non abbiano paura un giorno di lasciare il posto al nuovo.

I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza,. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato “adulto”?

 L’esperienza si fa inevitabilmente sul campo e non va confusa con la competenza. I giovani portano altresì freschezza, energia e tanta voglia di fare. Inoltre, i gruppi di lavoro sono eterogenei e in questo modo la poca esperienza di una o un giovane sarebbe senza difficoltà compensata da quella di un’altra politica o un altro politico. Non vedo la questione come un problema. Per quanto riguarda l’impulsività, mi sembra più un aspetto legato al carattere che all’anagrafe. I giovani sono il futuro e hanno bisogno di sentirsi più rappresentati.

Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

 Mercato del lavoro; inserimento dei giovani nello stesso; costi sanitari e aumento dei premi cassa malati; trasporti pubblici; clima e ambiente.

Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

Credo che questa divisione sia decisamente ancora attuale. Dietro le grandi riforme storiche in Svizzera si trova la Sinistra e oggi ce n’è ancora molto bisogno.

Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

 Nella mia campagna do ai social un ruolo sicuramente importante. Avendo avuto in questo periodo anche un incidente, i social sono il mezzo che mi permette di rimanere in contatto con le persone e di promuovere le mie idee. Tuttavia, la politica si fa soprattutto in strada a contatto con le persone, dandosi una stretta di mano, guardandosi negli occhi e parlando insieme. Nessuna piazza virtuale può sostituire quella del paese, anche se rimane uno strumento utile ed interessante.

A tua avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani?

 Assolutamente. Una maggior presenza di giovani e donne serve a creare un governo e un parlamento più rappresentativi della popolazione e a garantire un confronto di idee più proficuo.

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

 Forza Ambrì Piotta!

Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

Purtroppo o per fortuna la mia mente non riesce a raffigurare né l’una né l’altra cosa ehehe.

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontrare gente in città dopo le 22:00?

 Incontrare gente dopo le 22:00 è un obiettivo auspicabile e fattibile, dunque l’utopia irraggiungibile, ma che tutti noi pendolari continueremo a sognare, rimane la puntualità del TILO.

Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger ?

 Posso tenere la mia? 😀

Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti ?

 La coerenza di Denti ha quasi del simpatico.

Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

 Bastone.

Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?  

Non si finisce mai di imparare e migliorarsi, dai 😉

Elezioni 2019: spazio ai giovani

Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

Mi chiamo Wongsathorn Citino, ma per i più sono semplicemente Wong. Ho 23 anni e attualmente sono iscritto alla facoltà di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Basilea.

Com’è nata la tua passione per la politica?

Fin da quando ero piccolo la mia famiglia ha sempre parlato di temi politici a livello cantonale e non, di conseguenza, crescendo ho iniziato ad interessarmene di più. Devo comunque ammettere che solo dalla maggiore età ho cominciato a partecipare in modo un po’ più attivo alla realtà politica che mi circonda. Fino ad allora mi limitavo ad informarmi e a crearmi una personale sensibilità politica, cercando di rimanere il più critico possibile. Osservavo ciò che accadeva e cercavo di capire.

Addentrandomi maggiormente in questo mondo, ho compreso concretamente come alcune scelte possano influire sulla vita di molti. Penso che la mia passione per la politica sia nata, e tenuta tuttora viva, dalla consapevolezza di poter aiutare il maggior numero di persone attraverso queste scelte.

Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

Sono sicuro che una collaborazione fra giovani politici e senior sia possibile. Penso che il problema non scaturisca dalla differenza di età ma dalla volontà o meno di essere disposti ad ascoltare e comprendere opinioni diverse dalla propria.

Rimprovero ai politici attuali in generale (e quindi non solo ai veterani) di ascoltare i problemi della gente senza però sempre cercare di capirli davvero, di farli propri mettendosi nei panni delle persone.

I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato “adulto”?

L’impulsività e la poca esperienza non sono sempre riconducibili alla giovane età. Penso che poche righe non siano sufficienti per sfatare questo mito, perciò proporrei all’elettorato “adulto” di provare a dialogare direttamente con i giovani, senza essere prevenuti, bensì cercando di capirli. Ascoltare la voce di tutti e non di pochi.

Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

Ci sono e ci saranno sempre molte sfide che il Ticino e la politica dovranno affrontare, come ad esempio il continuo aumento del costo della vita oppure l’utilizzo sconsiderato delle risorse limitate del nostro territorio. Ritengo però che per affrontarle sia prima necessario cambiare l’impostazione attuale della nostra società, la quale è sempre più basata sull’esaltazione dell’individualismo a discapito dei più deboli. La sfida principale da affrontare sarà quella di non avvantaggiare solo chi può permetterselo (economicamente e socialmente) e non lasciare indietro nessuno.

Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

In generale penso sia ancora attuale, ma ammetto che alcuni partiti siano più difficili da collocare, avendo essi idee trasversali. Sicuramente bisognerebbe rifletterci maggiormente sopra e cercare di capire come si sia giunti a questa situazione

Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

La società sta cambiando e diventando sempre più digitale, perciò, personalmente utilizzerò i social per farmi conoscere attraverso articoli o quant’altro. Per far comprendere però alle altre persone in modo esaustivo chi sono, penso che privilegerò i classici incontri dal vivo, molto meno impersonali dei social.

A tua avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani?

Storicamente, sono le categorie meno rappresentate nelle cerchie politiche, e di conseguenza le loro opinioni sono sempre state le meno considerate. Ciò deve cambiare e perciò sì, ritengo che servano più donne e giovani in politica.

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

Ambrì

Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

Sandali e calze

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontrare gente in città dopo le 22:00?

Incontrare gente in città dopo le 22:00

Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger ?

Non adoro pettinarmi, quindi penso proprio quella di Schoenenberger

Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti ?

Decisamente la riservatezza di Pronzini

Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

L’acqua della Ferragni

Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?  

Preferirei non averne, ma la metafora con Locarno mi piace di più