Cultura | 07.06.2019

Soletta letteraria : incontro con Zerocalcare e Di Corcia

Text by Laura Dick | Photos by Laura Dick
Sabato 1° giugno ho deciso di coronare la giornata di sole passeggiando per le viuzze di Soletta. L'occasione? Le 41esime giornate della letteratura, in particolare l'incontro con Laura Di Corcia e Zerocalcare.
Immagine: Laura Dick

Fondate nel 1978 da un gruppo di scrittrici, scrittori e intellettuali svizzeri, le giornate letterarie a Soletta raggiungono quest’anno la 41esima edizione. Il Festival, durato dal 31 maggio al 2 giugno, si presenta come forum di scambio a livello elvetico. L’appuntamento permette infatti un dialogo e un momento di riflessione in cui confluiscono tutte le quattro lingue nazionali. E non solo: anche la presenza di autori internazionali è stato da sempre motivo di vanto del festival. Parlando in cifre, le 41 edizioni edizione hanno ospitato quasi 1200 scrittori e scrittrici. Presenti, quest’anno, anche diversi autori della Svizzera italiana, soprattutto donne. Un dato che non ha mancato di risollevare (tra l’altro a poche settimane dallo sciopero del 14 giugno) la questione del ruolo della figura femminile nel panorama letterario svizzero.

Queste premesse offrono una visione allettante per gli appassionati di libri. Ma non solo. Il primo giorno di giugno ho preso così il treno da Zurigo e in circa un’ora mi sono ritrovata davanti all’Info Point delle Giornate Letterarie. Sembrava l’inizio di una piccola avventura e lo è stato. Anche la meteo ha sicuramente aiutato a riempire le strade e i deliziosi bar lungo il fiume. Dalla stazione, mi incammino verso la città vecchia, incontrando bambini che corrono, coppie a manina, turisti un po’ sperduti. Qua e là vedo le grandi mappe che indicano i luoghi degli eventi letterari. Tra i vari posti pittoreschi segnati – il teatro cittadino, lo storico ristorante Kreuz, la Künstlerhaus e via dicendo – mi dirigo quindi verso il Landhaus. Questo enorme edificio, costruito nel 1722, era in origine un punto di deposito per il sale e per il vino. Qui avrei incontrato Laura Di Corcia e Zerocalcare.

Laura Di Corcia: In tutte le direzioni

Le giornate letterarie sono state anche l’occasione per conoscere autori della Svizzera italiana dei quali ancora non avevo letto niente. Soprattutto una donna, aggiungerei, visto che la mia lista contiene sei nomi e solo uno è femminile. Sono così andata a sentire la conferenza di Laura di Corcia, moderata dal giornalista,  critico letterario e poeta Yari Bernasconi.

Nata nel 1982 a Mendrisio, Laura si è laureata in lettere moderne all’Università di Milano e oggi lavora per diverse testate giornalistiche. Attenta al mondo contemporaneo, che descrisse in un’ intervista alla RSI,  come alienato ⎯ e in cui la poesia «ci sguazza» e «diventa resoconto di questo disorientamento» ⎯ esordisce in versi nel 2015 con la raccolta «Epica dello spreco» (Dot.com Press). Questa prima opera esprime sia il disagio che la voglia di rischiare dell’autrice, riscontrati dopo gli anni universitari e in piena transizione verso il mondo del lavoro (precario e crudele).

Al Festival di Soletta ha presentato invece la sua seconda raccolta di poesie con alcune letture, commenti e confessioni. In principio intitolato «Traduzioni e microsimi», la raccolta «In tutte le direzioni» (Lietocolle, 2018) tratta di vari temi. Uno di questi è la migrazione, raccontata dall’autrice in voce «noi», perché, come ci spiega, «tutti siamo migranti». Il titolo, ammette l’autrice, alla fine risulta essere «molto azzeccato» poiché riflette il contenuto, ma anche il formato stilistico delle poesie racchiuse. L’incontro è stato molto genuino, schietto ed emozionante. Non solo ha permesso di comprendere i testi insieme all’autrice stessa, ma ha anche mostrato il lavoro e le influenze che una raccolta del genere nasconde.

Zerocalcare: Macerie prime, sei mesi dopo

Che dire invece dell’incontro nell’immensa sala al secondo piano del Landhaus con uno dei più conosciuti fumettisti italiani? Per me è stata un’esperienza di vita: un «check» sulla lista «what to do before you die». Oggettivamente è stato un incontro riassuntivo, interessante, ben ritmato dalle domande del direttore della Bao, casa editrice dei fumetti di Zerocalcare, Michele Foschini.

Come suggeriva il titolo della lettura, la presentazione di  Zerocalcare (Michele Rech all’anagrafe) doveva focalizzarsi su «Macerie Prime, sei mesi dopo» (Bao Publishing, 2018). Si è deciso invece, sì, di partire dall’ultima opera dell’autore, ma anche di riassumere e toccare temi e aneddoti che hanno accompagnato la maggior parte dei fumetti stampati fino a ora. Sono passati, infatti, ben sette anni dall’uscita del primo libro, «La profezia dell’armadillo» (Bao Publishing, 2012) dal quale è stato tratto recentemente un film. Partendo da Macerie Prime, fumetto che racconta la vita degli amici dell’autore, ma che rispecchia quella di molti ultra-trentenni italiani – e non solo, aggiungerei – tra precarietà del mercato del lavoro e la ricerca di un proprio ruolo nella società, si è discusso anche di alcuni retroscena di «Kobane Calling» e della traduzione in lingua tedesca di «Dimentica il mio nome»; fino ad arrivare ad alcune anticipazioni sul fumetto che uscirà ad ottobre «La scuola delle pizze in faccia del Dottor Calcare». Quest’ultimo rientrerebbe più nell’ottica del percorso professionale del fumettista e delle situazioni da lui affrontate, a volte conflittuali, con gli attori della cultura denominata come «alta».

La discussione ha mostrato varie sfaccettature dell’autore, ma anche la sua cura, coscienza per la contestualizzazione (soprattutto in Kobane Calling) e l’empatia, o meglio la ricerca di verità e fedeltà di rappresentazione delle emozione di coloro che li stanno vicino e di cui scrive. Il pubblico ha poi posto vari quesiti, toccando temi politici, identitari, tecnici. Zerocalcare ha risposto a tutti con molta disponibilità e chiarezza. Ha poi dedicato tre ore alla firma delle copie, con «disegnetto» incluso, sempre gentile e curioso verso ognuno dei propri fan.

Fuggire la grande città

Non posso poi lasciarvi senza fare un piccolo focus sulla città di Soletta, oggi conosciuta soprattutto per questo evento, ma anche per il festival del film.

Soletta si rivela una deliziosa cittadina bagnata dall’Aare. La sua storia sprofonda in antiche radici. Il nome Solothurn deriva forse da «Salodurum» per via del presunto fondatore celtico Salos (ma il sito della città rimane critico sulle fonti di questa storia). È poi denominata «Città degli ambasciatori» poiché residenza dei rappresentanti del re francese dal XVI al XVIII secolo. Dalla stazione si raggiunge il nucleo vecchio in dieci minuti a piedi. Qui si possono visitare diversi negozi, ristoranti, musei e bar. Ammirando dalla riva del fiume la bianca Cattedrale di Sant’Orso, costruita dall’architetto svizzero Gaetano Matteo Pisoni e completata dal nipote Paolo Antonio Pisoni, ci si sente già in vacanza.

Le giornate letterarie di Soletta vi hanno incuriosito? Non perdetevi il nuovo appuntamento il prossimo 20 maggio 2020!