Politica | 02.05.2019

L’Europa ha fame di democrazia

I segni sono sempre più evidenti ed emergono agli occhi di chi vi presta attenzione: il continente europeo ha sempre più fame di democrazia. La Svizzera dovrebbe fare da guida, mostrando la strada e i pericoli.
Immagine: Arianna de Angelis

La democrazia rappresentativa, che prevede la mobilitazione dei cittadini solo una volta ogni quattro o cinque anni per l’elezione dei leader, sembra essere divenuta stretta a numerosi popoli europei. Sempre più, infatti, domandano di passare allo stadio successivo e lasciare il sistema politico maturare in quella che può essere vista come la sua naturale evoluzione: una democrazia diretta che includa maggiormente i cittadini nel processo decisionale, come accade nella Confederazione.

Volontà di cambiamento

I segnali? In Francia si è da poco concluso il «Grande Dibattito Nazionale», una sorta di consultazione popolare lanciata dal presidente Macron per placare le proteste dei Gilet Jaunes e accontentare la sete di partecipazione politica dei Francesi. Per settimane gruppi di cittadini si sono radunati ai quattro angoli del paese e hanno messo nero su bianco quali sono i problemi che li affliggono, come propongono di venirne a capo e infine che futuro desiderano per la Francia. I Gilet Jaunes, dal canto loro, hanno incluso nel loro manifesto la creazione di un «referendum d’iniziativa popolare».In Italia, il Movimento Cinque Stelle è riuscito a fare approvare alla Camera una legge per istituire un referendum propositivo, che garantirebbe agli Italiani maggiore partecipazione alla vita politica della penisola. A livello europeo, il partito DieM25 dell’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis mira a riformare profondamente l’Unione e sottolinea il bisogno urgente di ridare ai cittadini il controllo delle sue istituzioni. È inaccettabile, sostiene il partito, che un organo politico potente come la Commissione Europea (l’esecutivo dell’UE, ma anche l’organismo alla base del processo legislativo) continui a venir trattato come un organo tecnico, senza potere decisionale, e che i suoi membri non vengano eletti dai cittadini. L’iniziativa europea, uno strumento di democrazia diretta previsto dal diritto dell’UE, consiste solamente in un «invito» alla Commissione a legiferare per risolvere un problema, ma quest’ultima non è vincolata ed è libera di ignorare la proposta. Questo strumento andrebbe rafforzato e possibilmente completato con degli altri. Secondo DieM25, o l’Unione Europea riuscirà a democratizzarsi includendo la popolazione nel processo politico, o essa è destinata a sfaldarsi sotto i colpi degli estremismi e dei nazionalismi, riportando l’Europa al buio degli anni ’30.

Democrazia diretta come forza

Tra i popoli europei il vento della democrazia soffia con forza crescente e sempre più cittadini desiderano partecipare maggiormente alle scelte politiche, senza accontentarsi di votare une volta ogni 4 anni. In Svizzera la partecipazione popolare è una realtà radicata nella tradizione e ha contribuito al successo del modello elvetico, dimostrando che la democrazia diretta è una forza, non una debolezza. Il nostro paese dovrebbe cavalcare l’onda, presentandosi più attivamente di quanto non faccia ora come un modello al quale ispirarsi, perché la democrazia diretta è l’evoluzione naturale di una democrazia matura ed è giunto il momento che l’Europa compia questo passo. La Svizzera dovrebbe proporsi come guida, condividendo la sua esperienza e sostenendo una democratizzazione graduale, ma decisa, poiché da un’Europa più democratica non abbiamo che da guadagnare.