Società | 17.04.2019

Meno plastica è possibile

Text by Giulia Petralli | Photos by Redazione
Le materie plastiche sono onnipresenti. La loro produzione è esplosa nel giro di poco tempo, raggiungendo oggi i 340 milioni di tonnellate annue. Una cifra che potrebbe quasi quadruplicare entro il 2050.
Immagine: Redazione

Mentre la plastica e gli imballaggi sono parte integrante dell’economia globale e offrono molti vantaggi, combinando ineguagliabili proprietà funzionali al basso costo, la loro catena del valore, basata sull’usa e getta, ne causa parallelamente notevoli svantaggi; sia in termini economici che ambientali.  Il nostro sistema economico segue, nei confronti delle materie prime, quattro redditizie e nocive regole: estrazione, lavorazione, utilizzo e scarto. Il tutto in tempi e costi stracciati. Le conseguenze sono note e nefaste: dall’esaurimento delle risorse naturali alla creazione di vere e proprie isole di rifiuti. Una catena di devastazione che si è massicciamente consolidata negli ultimi 50 anni, periodo in cui la produzione scellerata ha contributo all’ineluttabile deterioramento del nostro ecosistema.  Soprattutto nel caso della plastica, negli ultimi anni, è emersa con chiarezza la reale portata degli inconvenienti, ma ancora oggi sappiamo che in Svizzera solo il 25% della plastica viene riciclata.  Il resto o è incenerito oppure esportato. La colpa? Secondo i produttori è dei consumatori viziati, secondo i consumatori è dei produttori scorretti. Chi è senza peccato scagli la prima bottiglia in mare, diremo forse un giorno.

Oggi comunque, sempre più imprese e governi stanno riconoscendo la necessità di ripensare il sistema delle materie plastiche. Da una parte, alcuni interventi politici mirano a creare o inasprire le normative in materia; si pensi alla decisione dell’UE di vietare la produzione di plastica monouso. Dall’altra, anche alcune imprese si stanno mettendo in moto, transitando verso tecnologie più appropriate e conformi a un’economia del recupero (come Fater Spa, che possiede il primo impianto in grado di riciclare al 100% assorbenti e pannolini usati). I primi tentativi di transizione possono apparire modesti nel loro impatto e giocare in mercati di nicchia; nonostante ciò nei prossimi 15 anni la tendenza acquisterà un crescente vantaggio competitivo, e sarà accompagnata da un migliore consenso da parte dei consumatori e da costi (ambientali) sostenibili. In un mondo che sta raggiungendo i 9 miliardi di persone e in cui la concorrenza per impadronirsi delle ultime risorse sarà sempre più spietata, la selezione naturale favorirà chi sarà capace di adattarsi al cambiamento. Un cambiamento che oggi è ancora una scelta, ma domani diventerà una necessità.

In questo senso la petizione di WWF Youth sembrerebbe essere un intervento concreto e fattibile. Secondo i proponenti della petizione «il divertimento può essere ecosostenibile» e pertanto chiedono al Cantone e ai Comuni ticinesi di incentivare l’utilizzo di stoviglie riutilizzabili durante sagre, open-air, concerti e carnevali. Lo scopo, oltre a ridurre lo spreco di plastica, è quello di dare agli eventi un’impronta più ecologica e diminuire i costi per lo smaltimento dei rifiuti. Un sistema che funziona. Per esempio, l’edizione 2019 del Carnevale Nebbiopoli (Chiasso), ha già implementato il sistema riutilizzabile diminuendo dell’80% i rifiuti, così come i costi per la gestione degli spazi pubblici e la relativa pulizia.