Società | 18.03.2019

I giovani e la battaglia mondiale per il clima

La manifestazione per l'ambiente di venerdì ha avuto un successo insperato e a livello mondiale la mobilitazione è stata impressionante, dimostrando quanto il tema stia a cuore in particolare ai giovani, che si battono per una transizione verde.
Immagine: Leandro De Angelis

A Montréal, città nella quale sto effettuando uno scambio universitario, ho partecipato al “Global strike for our future”, lo sciopero per l’ambiente che ha coinvolto città di tutto il mondo, e son rimasto colpito dalla marea umana che si è riversata nelle strade della città. Senza nemmeno accorgermene mi ero rassegnato – come probabilmente molti altri – a vedere il dossier ambientale costantemente relegato agli ultimi cinque minuti dei forum politici, o al decimo rango nelle preoccupazioni dei cittadini, molti dei quali concentrati piuttosto sui costi della vita o l'”invasione” dei migranti (molti dei quali per altro si trovano costretti a migrare a causa della degradazione dell’ambiente). Però, venerdì qualcosa è cambiato: le 150’000 persone che nella sola Montréal hanno partecipato alla marcia hanno riacceso in me la speranza che un vero cambiamento sia possibile. Il fiume umano protestava contro l’innalzamento del livello degli oceani, lo scioglimento dei ghiacciai, la desertificazione, la deforestazione e soprattutto l’immobilismo della politica che non ha saputo rispondere con decisione ai campanelli di allarme ormai in permanente attività.

A infondere ottimismo è soprattutto l’età media dei partecipanti alla manifestazione, composta prevalentemente da ventenni e teenager che, è importante sottolinearlo, hanno appena acquisito o stanno per acquisire la capacità di eleggere e farsi eleggere, e che ogni giorno di più aumentano il peso elettorale di coloro che danno importanza alla protezione dell’ambiente. Prova di questo è il Barometro Elettorale 2019, che in Svizzera prevede una crescita importante dei partiti ecologisti – Verdi e Verdi Liberali – che insieme raccoglierebbero più del 15% dei voti, alla faccia di quei partiti (UDC e PLR) che sono stati accusati di annacquare la revisione della legge sul CO2, poi naufragata.

Non ho potuto partecipare alla manifestazione di Bellinzona, ma i video e le foto dell’evento mi hanno ancora una volta riempito di orgoglio e speranza: mai mi sarei aspettato di vedere così tanta gente mobilizzarsi per l’ambiente in Ticino; Cantone che nel 2015 con un referendum promosso da giovani PLR e UDC aveva sonoramente bocciato l’introduzione di ecoincentivi, che sarebbero stati finanziati con un aumento compreso tra l’1 ed il 5% dell’imposta sulla circolazione. A Bellinzona come a Montréal i cori scandivano che “non c’è un piano B”, che la rivoluzione verde rappresenta il solo futuro possibile e che la politica deve aprire gli occhi e rimboccarsi le maniche. Il prossimo passo da compiere è la traduzione dei propositi e dei cori in politiche ambientali che concretizzino le richieste dei manifestanti.

Ma come riuscirci?

Come il caso francese ha mostrato, il carico della transizione ecologica non può essere addossato alle fasce più deboli della popolazione, ma deve essere ripartito sulla società intera. Il principio di causalità (secondo il quale chi inquina è tenuto a pagare per le misure ambientali che il governo dovrà adottare per sanificare l’ambiente) deve essere accompagnato da incentivi e sussidi che diano ad ogni cittadino la possibilità di cambiare «in verde» le sue abitudini senza dover pagare un prezzo eccessivo. Chiedere agli abitanti delle valli o delle campagne di pagare sempre di più per la benzina è inaccettabile, a meno che non si offra a queste persone un’alternativa concreta che non rappresenti un insostenibile fardello economico. Sussidi per l’istallazione di centrali solari o fotovoltaiche e di termopompe, incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici o per l’acquisto di veicoli elettrici, ampliamento delle reti di trasporto pubbliche, eccetera. Questi sono alcuni degli strumenti che possono essere impiegati per effettuare la transizione e rispondere al desiderio di cambiamento espresso venerdì. Incoraggiante è la decisione del Gran Consiglio ticinese di stanziare un credito di 3 milioni di franchi per incentivare l’acquisto di veicoli elettrici e sviluppare l’infrastruttura di ricarica. Sempre più importante diventa anche l’introduzione di una tassa sui biglietti aerei: l’aviazione internazionale rappresenta infatti il 10% delle emissioni di gas serra svizzere ed in futuro questa percentuale non può che aumentare, il che rende imperativa l’applicazione del principio dell’inquinatore-pagante anche a questo settore che finora l’ha scampata.

Venerdì, i giovani in Svizzera e nel mondo hanno dimostrato che la protezione dell’ambiente non è un tema di secondo piano e che la politica non può più permettersi di tergiversare. Ora, la domanda è questa: riusciremo ad essere coerenti e trasformare in politiche concrete gli slogan che portiamo scritti sui cartelloni? Vincere questa sfida è essenziale e, per quanto mi riguarda, dopo aver sentito sulla pelle l’energia di venerdì non ho più dubbi e so che se avremo il coraggio di spostare il dibattito dalla strada alle arene politiche, nulla ci potrà fermare. La palla è nel nostro campo, non ci resta che cominciare a giocare.