Politica | 03.03.2019

Elezioni 2019: spazio alle giovani

Text by Redazione | Photos by Redazione
In vista delle imminenti elezioni cantonali Tink.ch dà spazio alle/ai giovani.
Deborah Meili: candidata n° 37, lista 11
Immagine: Redazione
Come ti chiami? Quanti anni hai? Cosa fai nella vita?

Ciao! Mi chiamo Deborah Meili, ho 23 anni, sto concludendo un master al Politecnico di Zurigo in economia e politica agraria e lavoro in un’azienda di consulenze di sviluppo regionale attiva anche in Ticino. Recentemente ho lavorato all’ONU in Marocco per combattere, in collaborazione con i governi, la desertificazione e la siccità in Africa. Per vari anni ho co-organizzato eventi sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica nelle università di Zurigo. Nella vita mi piace strimpellare la chitarra e canticchiarci su, lasciarmi accompagnare dalla musica o dalla radio, salvare gli avanzi di negozi e ristoranti e ridistribuirli («foodsharing»), cucinare pietanze fantasiose a dipendenza degli ingredienti che ho in frigo, fare yoga, passeggiare nei boschi, spostarmi con la mia «macchina» ad otto ruote (pattini a rotelle), «camminare» con le mani, fare jogging, imparare pian piano l’arabo, guardare documentari e contenuti satirici e discutere lasciandomi ispirare dalle persone.

Com’è nata la tua passione per la politica?

Non la definirei passione, piuttosto un’esigenza e un istinto naturale e difatti, fin da bambina, mi infuocavo per la minima ingiustizia. Ma cos’è la politica? È interessarsi a domande che concernono la collettività ed esprimere un’opinione, ad esempio al bar con amic* o semplicemente ogni qualvolta si fa la spesa (acquistare è come votare, si sostiene finanziariamente una cosa piuttosto che un’altra). Sebbene a suo tempo non associassi le mie azioni alla parola «politica», di fatto, come tanti altri, ho imparato a conoscerla dibattendo con la mia famiglia, informandomi sulle ingiustizie del mondo e più tardi facendo attivismo sensibilizzando sulla sostenibilità e dove possibile adeguando i miei consumi. Ciò che mi ha convinta a propormi quale politica «istituzionale» è da una parte proprio la tendenza a dare al consumatore troppa responsabilità nell’acquisto di prodotti etici e sostenibili, i quali assurdamente oggigiorno sono di lusso (ingiustizia per le famiglie a basso reddito che non possono permettersi tali prodotti), dunque per migliorare le cose è necessaria anche l’azione legislativa. Dall’altra parte, vivendo per quattro mesi in Marocco, ho realizzato dagli incontri e dalle lunghissime discussioni avute con amic* delle opportunità che una democrazia, che possa essere chiamata tale, offre: poter dire la propria e contribuire nei processi decisionali, plasmando le «regole del gioco» per le persone in una società (e quelle al di fuori da essa e toccate da queste regole), e per rendere la convivenza più vivibile.

Giovani politici e senior riescono a collaborare? Cosa rimproveri ai veterani della politica?

Giovani e senior non possono che collaborare. Infatti ognuno porta con sé un bagaglio colmo di contenuti, esperienze ed energie differenti. Purtroppo talune anomalie da «quarta età» della politica lasciano a tratti di stucco. I senior sono tendenzialmente più attaccati alle abitudini e non stanno reagendo con prontezza per diminuire le pratiche dannose (crescita cieca ed uso eccessivo delle risorse) per garantirci un futuro vivibile. Tuttavia, non è solo una questione d’età. Infatti il problema, talvolta, sta proprio nelle vedute politiche.

I giovani vengono spesso etichettati come troppo impulsivi e con poca esperienza. Come pensi di sfatare il mito e conquistare anche la fiducia dell’elettorato «adulto»?

I pregiudizi dei senior verso i giovani sono limitanti da un profilo politico (quanto i preconcetti inversi). È chiaro, l’esperienza in politica ricopre un ruolo rilevante, ma soprattutto gli insegnamenti che si traggono da ogni situazione, e come si riescono poi ad implementare nei vari contesti, a contare. Uno dei vantaggi della prospettiva giovane in politica è riscontrabile quando si discutono temi specifici, in particolare si nota come i giovani, indipendentemente dall’appartenenza partitica, abbiano una visione alternativa che spesso spalanca le porte del dibattito a visioni inattese ai senior.

Quali sono le sfide principali che il Ticino e la politica dovranno affrontare?

Le sfide sono tante, qui ne elenco quattro. Una sfida è riuscire a cogliere la crisi climatica quale opportunità per diventare un esempio di regione sostenibile potenziando la mobilità sostenibile e sviluppando modelli di economia circolare, dove i rifiuti di un’industria diventano una risorsa per un’altra (considerando anche gli investimenti all’estero), e così sostenendo microimprese e posti di lavoro sostenibili. Infatti non si può che agire ora se si vogliono evitare effetti catastrofici, particolarmente per i giovani e per i futuri bambini. Un’ulteriore sfida è data dall’aumento della discriminazione e della xenofobia, è dunque necessaria una reale attenzione ai diritti di tutt* diminuendo la disparità uomo-donna (es. salari e congedi parentali), promuovendo il pieno superamento delle discriminazioni LGBT+ (es. adozione da parte di coppie omosessuali) e integrando maggiormente gli stranieri (es. corsi di lingua ed accesso all’educazione per tutti i giovani migranti). Inoltre vi è la sfida della crescente disuguaglianza che porta, tra l’altro a crescenti costi del sistema sanitario che va a gravare particolarmente sul ceto basso e medio, è dunque necessario che ognuno, a dipendenza delle proprie capacità finanziarie, paghi equamente la sua parte. Infine è necessario continuare a rafforzare l’educazione, per preservare e diffondere il sapere intellettuale volto a contrastare la fuga di cervelli, l’invecchiamento demografico e per creare opportunità economiche.

Pensi che la divisione politica tra partiti di sinistra e destra sia ancora attuale, o bisogna ripensare alla politica anche su questo livello?

Penso che la divisione unidimensionale destra-sinistra non sia più una descrizione tanto accurata. Esistono modelli che ampliano la visione dello spettro politico «conservatore» (destra) e «progressista» (sinistra) con ulteriori dimensioni con poli quali «autoritario» e «libertario». A livello partitico, sebbene con divergenze interne, penso che su tanti temi i partiti rispecchino ancora un’ideologia comune.

Considerando l’evoluzione e l’importanza che hanno giocato i social negli ultimi anni politici, personalmente che ruolo dai loro nella tua campagna?

Farne a meno è difficile… anche a costo di «rompere» sui social (e magari ispirare i miei soci).

A tua avviso nella cerchia politica ticinese servono più donne o più giovani?

Sia più donne che più giovani, ma ciò non basta: servono in generale persone (tra cui uomini e senior) consapevoli, responsabili e aperti al dialogo.

IL WOULD YOU RATHER VERSIONE TICINO

Identità ticinese: Ambrì o Lugano?

Ancora un paio d’anni… Laghetto di Muzzano?

Polentagraben: Pasta e ketchup o sandali e calze?

Bella domanda, mi dilungherò un po’, spero che non ti stufi di leggere. Tranne che d’estate (piedi scalzi) senza dubbio sandali e calze! Pasta e ketchup è una «pietanza» che, oltre ad essere azzardata a livello di gusto e cultura, apporta pochi nutrienti, è mangiare calorie vuote. La classica pasta bianca ha quasi zero minerali e vitamine ed il ketchup è un festival di zucchero e additivi. Quello che mangiamo è ciò che diventiamo, infatti molteplici malattie, si pensi ai costi per l’individuo e per la collettività, hanno origine da un’alimentazione poco salutare. Ad ogni modo mangiare sporadicamente pasta e ketchup è ok, apprezzo la creatività. D’altro canto sandali e calze sono definitivamente meno dannosi (specie se «fair-trade», «eco» o di seconda mano). Anzi, si tratta di un’unione comoda e pratica. Alla fine sono ciabatte, perché si dovrebbero indossare solamente a casa o d’estate? Inoltre indossare le calze con i sandali è una misura preventiva contro gli odori sgradevoli delle scarpe e protegge i piedi. L’unica critica che si potrebbe rivolgere verso la calzatura d’oltralpe riguarda l’estetica, ma la moda cambia sempre e ogni tanto pure il sandalo ha i suoi momenti di gloria. E anche se «fuori moda» essere autentici e originali ha gran valore! Si pensi a quante combinazioni si possono creare ai piedi a dipendenza dei colori e dei simboli sulle calze, si possono addirittura mandare messaggi, d’amore e ideologici. E anche se le calze si bucassero, si potrebbero rammendare oppure riciclare e trasformare in stracci per lo sporco persistente. 😉

Utopie: Nel tuo Ticino ideale il TILO arriva sempre in orario oppure preferiresti incontrare gente in città dopo le 22:00?

Nel mio Ticino ideale, che spero vivamente presto sarà reale, ho i bus in coincidenza col TILO, frequentemente, e anche la sera dopo le 22:00. La gente utilizza il servizio, perché rispetto alla macchina è più conveniente, pratico e, specialmente la sera, sicuro (quel liscio che si è rivelato corretto…)!

Makeover: Preferiresti avere la chioma di Quadri o quella di Schoenenberger?

Sono incerta… si può chiamare «chioma» l’acconciatura di Nicola Schoenenberger? Fatto sta che Schoenenberger è senza peli, come l’attitudine a cui aspiro, in politica e non. E sulla sua «chioma» ci si può anche specchiare! E specchiarsi è importante per crescere, per svilupparsi. Difatti è attraverso l’interazione con gli altri, lo specchio di essi, che emergono nuove parti di Noi e spunti per migliorarsi. Dunque quasi quasi preferisco la sua di «chioma». Ma di fatto la chioma di Schoenenberger non ce l’ho e visto che i capelli mi crescono di natura preferisco evitare perdita di tempo in rasature, lascio crescere, lavo solo con acqua e a volte con un po’ di sapone, chioma lunga ma curata, semplicità minimale, e questa è l’opzione più pratica ed ecologica per me, come la «chioma-specchio» lo è probabilmente per Nicola Schoenenberger.

Caratteri: Meglio la riservatezza di Pronzini o la coerenza di Denti ?

Entrambi i casi rappresentano l’evoluzione della politica: Pronzini tira fuori i Denti e d’altronde i denti da latte non sono per sempre. È lecito sacrificare la forma per farsi sentire? D’altro canto il cambio di casacca è «riorientamento ideologico» o gioco d’opportunità?

Strategie social: il bastone rosso di Bertoli o i Beltrauguri?

Con logiche diverse, sono entrambe strategie valide. Curiosamente sono periodicamente rinvigorite dal clima elettorale. All’elettore va bene così o vorrebbe più (o meno) interazioni social coi suoi rappresentanti nei periodi successivi alle elezioni?

Gioie: Preferiresti affrontare i problemi della vita nello stesso modo in cui il Ticino fa fronte a 1 cm di neve o come Locarno argina il lago?

Se fossimo a Venezia sarebbe un altro discorso, che d’altronde è già afflitta dall’ “overtourism”. Chi vuole intendere, intenda.