Politica | 07.02.2019

Il Ticino si mobilita per il clima

Sabato 2 febbraio si è tenuta a Bellinzona la "manifestazione per il clima" organizzata dal neonato "Coordinamento cantonale studentesco". Giovani - tanti - e meno giovani sono scesi uniti in piazza per lanciare un chiaro segnale alla classe politica: non c'è più tempo, bisogna agire subito.
Le/i giovani sces* in piazza per rivendicare lo stato di emergenza climatico
Immagine: Kevin Simão Ograbek

Anche in Ticino finalmente qualcosa si è mosso. Merito del neonato «coordinamento cantonale studentesco», che ha deciso di organizzare una marcia per invocare a gran voce misure più incisive nella lotta al cambiamento climatico. Dopo gli scioperi studenteschi organizzati in varie città della Svizzera venerdì 18 gennaio, ci si è riuniti nuovamente in tutto il Paese, questa volta anche a Bellinzona, nelle cui strade si sono riversate circa un migliaio di persone. Noi di Tink.ch eravamo presenti, così da potervi raccontare quali sono state le proposte avanzate e le rivendicazioni espresse dai partecipanti.

Cambiare il sistema economico

Partito da Largo Elvezia, il corteo si è incamminato in direzione del Palazzo delle Orsoline, dove hanno sede il parlamento e il governo cantonale. Arrivati in Piazza Governo, i partecipanti si sono fermati per ascoltare alcuni discorsi, il primo dei quali era evidentemente diretto alle autorità politiche ticinesi. In sintesi, il portavoce del coordinamento cantonale ha biasimato il comportamento dei politici, sordi agli allarmi che ormai da decenni vengono lanciati dalla comunità scientifica e inadeguati fin qui se si analizza il loro impegno in favore della difesa dell’ambiente.

Le soluzioni ci sono e possono essere messe in atto, se ci fosse però maggiore coraggio. Troppo frequentemente le logiche clientelari e le pressioni dei privati prevalgono sull’interesse pubblico; a farne le spese è soprattutto il nostro pianeta e, di conseguenza, noi stessi. Proprio per questo si è voluto ribadire come spesso sia troppo facile accusare i giovani di essere “consumisti”, quando poi essi non stanno che seguendo il mondo messo in piedi dagli adulti stessi, oltre che essere stati educati proprio da quest’ultimi. Urge quindi un deciso cambio di rotta che deve necessariamente implicare un cambiamento dell’attuale sistema produttivo: come si può lottare efficacemente per la difesa del pianeta, quando si persegue il mito della crescita infinita e dell’aumento infinito dei profitti su un pianeta dalle risorse limitate?

Foto: Redazione

Diminuire il consumo di prodotti animali

In seguito, da parte di un rappresentante di due associazioni animaliste, si è voluto richiamare il tema dell’alimentazione, che troppo spesso non viene preso in considerazione quando si parla di emissioni di gas a effetto serra. Spesso non si è a conoscenza del fatto che l’industria dei prodotti di origine animale è di gran lunga la più inquinante del pianeta, più inquinante di tutti i mezzi di trasporto sommati, oltre che essere quella dall’impatto più devastante in termini di danni all’ecosistema. Se infatti la respirazione e la digestione degli animali da allevamento emettono direttamente nell’atmosfera ingenti quantità di CO2 e di metano, non da meno sono altri aspetti negativi di questo tipo di scelta: degradazione del terreno e inquinamento dei corsi d’acqua dovuto agli escrementi, molteplici trasporti su strada degli animali e dei prodotti derivati, energia necessaria al raffreddamento e al congelamento della carne, ecc.

Come è giusto che sia, si ripete spesso che ognuno, con dei piccoli gesti, può contribuire positivamente al cambiamento. Lottare per il clima oggi, piaccia o non piaccia, deve passare anche attraverso un’importante diminuzione dei prodotti di origine animale, soprattutto per quanto riguarda la carne. È stato dunque chiesto che nelle discussioni future venga preso maggiormente in considerazione anche questo fondamentale aspetto.

Una petizione per trovare soluzioni velocemente applicabili

Non solo un’azione di protesta contro l’immobilismo politico, ma anche l’occasione per portare avanti proposte concrete. In questo senso, inserendosi il «coordinamento cantonale studentesco» nel contesto del movimento «Sciopero per il clima – Svizzera», ne condivide le due principali rivendicazioni politiche, ossia il raggiungimento entro il 2030 della neutralità delle emissioni di gas a effetto serra e la dichiarazione di stato di emergenza climatica, al fine di attuare celermente misure incisive senza ulteriore spreco di tempo.

Per dare un risvolto più concreto alla manifestazione, è inoltre stata lanciata una petizione che tutti i presenti sono stati invitati a firmare, al fine di spronare ulteriormente il mondo politico all’azione. Le richieste avanzate dallo stesso sono, in sintesi, le seguenti:

  1. Rendere gratuito l’utilizzo dei trasporti pubblici per i giovani in formazione;
  2. Ridurre la produzione di emissioni inquinanti da parte delle imprese ticinesi o operanti in Ticino;
  3. Ridurre l’impatto ambientale degli enti pubblici;
  4. Trasferire il traffico merci su rotaia.

Un bel segnale dunque giunto dalle strade del nostro Cantone. È necessario che la spinta emotiva non solo non si esaurisca, ma porti ad azioni e risposte tangibili, anche perché ormai non c’è più tempo per temporeggiare.

Foto: Giacomo Müller