Politica | 11.11.2018

Servizio di utilità pubblica: un’esclusiva femminile

Text by Giulia Petralli | Photos by Pazuzu
Per ovviare alla carenza di personale nelle file dell'esercito svizzero e per promuovere il principio dell'uguaglianza uomo-donna il gruppo ticinese della Sessione dei Giovani 2018 propone il SUP: un servizio obbligatorio e di pubblica utilità tutto al femminile.
Immagine: Pazuzu

«Chiediamo al Parlamento che il sistema dell’obbligo di servizio attuale venga aggiornato facendo in modo che sia donne che uomini prestino un servizio utile al nostro paese». È questa la richiesta avanzata dal gruppo ticinese al Plenum della #JuSe2018, «una petizione che ha lo scopo di coinvolgere maggiormente le donne nel servizio del nostro paese» precisa Nicola, uno dei partecipanti.

Il gruppo, marcato da una preponderante maggioranza femminile (7 su 9), è infatti giunto alla conclusione che, per ovviare alla carenza di personale nelle file dell’esercito e per promuovere il principio dell’uguaglianza uomo-donna, è auspicabile estendere l’obbligo di prestare servizio a tutti; ma con delle differenze o meglio una novità: il SUP.

Cos’è il SUP?

Il Servizio di Utilità Pubblica è una delle due scelte di fronte alle quali una donna potrebbe trovarsi qualora la petizione prendesse forma. Infatti, dopo un procedimento di reclutamento al pari di quello maschile, le donne – se ritenute abili – potranno decidere di intraprendere il classico servizio militare oppure il SUP, appunto. La sua durata sarà identica a quella del servizio militare maschile, ovvero di 245 giorni.

Tale possibilità di rendere servizio è da vedersi come un’alternativa al servizio militare e un’estensione (o un adattamento) del normale servizio civile, «ma che si differenzia per principi e impieghi» precisa Alice davanti al Plenum. È infatti Glendaly a svelarci che il servizio includerà prestazioni quali l’assistenza psicologica per il numero verde, il baby-sitting e l‘assistenza all’apprendimento. Nicola specifica poi che il gruppo non ha optato per «differenziare il servizio militare maschile da quello femminile, perché già attualmente ogni soldato viene impiegato in compiti a lui adatti». Una possibilità, quest’ultima, presa in considerazione da una partecipante che ha proposto di adattare il servizio alla fisicità delle donne; ma che non ha avuto eco tra i partecipanti che hanno respinto la modifica in tronco.

Il dibattito sulla petizione

«Trovo non sia adeguato iniziare dal servizio militare per diminuire l’inuguaglianza tra i sessi. Il fatto che oggi una donna ha la possibilità di scegliere se prestare o meno servizio è molto meglio che obbligarla a farlo. Ad esempio, se una donna deve prestare servizio e in più deve affrontare una gravidanza perderà troppo tempo per approfondire la sua formazione e avrà quindi difficoltà, in seguito, a intraprendere un’adeguata carriera lavorativa

Blerta Dalipova, Ginevra

«Al giorno d’oggi si parla spesso di parità di opportunità, di parità salariale e in generale della parità dei sessi. In una società in continua evoluzione è necessario che il sistema dell’obbligo di prestare servizio venga modernizzato. Nel nostro gruppo, di maggioranza femminile, vigeva la volontà di un maggior coinvolgimento delle donne nel servizio per lo Stato. È per questo motivo che secondo noi non si tratta di un’imposizione, poiché vogliamo impegnarci e fare un passo verso una minore discriminazione. Con questa petizione vogliamo infatti lanciare un segnale e raggiungere la parità anche in altri ambiti.»

Alice Praduroux, Ticino

Il risultato della votazione

La petizione è stata respinta per un soffio: 71 contrari contro 70 favorevoli.