Società | 26.11.2018

I #GiletsJaunes contro @Macron

Text by Redazione | Photos by Redazione
La protesta dei #GiletsJaunes riassunta in tweet.
Immagine: Redazione

Nato in modo disordinato sui social media, quello dei ‘Gilets Jaunes’ (Gilets o Giubbotti Gialli) è un movimento di protesta spontaneo contro il rincaro del prezzo della benzina annunciato dal governo francese – dovuto alla cosiddetta “transizione ecologica”.

Ciò che colpisce fin da subito è la mancanza di uno o più leader, sindacati, associazioni, partiti politici e strutture: il movimento è, infatti, nato dall’evolversi di alcune discussioni su Facebook. Sul social, le pagine dei gruppi locali sono lievitate in breve tempo e su una di queste ne troviamo l’auto-definizione: il «gilet giallo,» si legge, «è una persona come te e me, che manifesta nel giorno di riposo, un ragazzo, un pensionato, un artigiano, uno studente, un disoccupato, un imprenditore, qualcuno che è a favore o contro tutto. Ma è soprattutto una persona che ha paura di non arrivare alla fine del mese. […] Ed è qualcuno che si è stufato di dover fare costantemente attenzione alle tasse, di preoccuparsi per l’età del pensionamento, e di lesinare su cibo e altre spese

A diventare il «volto» della protesta è stata la cinquantenne bretone Jacline Mouraud, che fatica ad arrivare a 1000 euro al mese. Come lei, anche molti altri Gilets Jaunes provengono dalla cosiddetta «Francia periferica» : «il malcontento viene dai territori che sono meno produttivi economicamente, e dove il tasso di disoccupazione è più stabile. Si tratta dei territori rurali, delle piccole e medie città lontane dalle grandi metropoli […] dove vivono le classi medie, gli operai, gli impiegati i lavoratori autonomi, i pensionati» spiega il geografo Christophe Guilliy in un’intervista a Le Parisien.

Per ora, il bilancio delle manifestazioni è di due morti e 620 feriti fra i manifestanti e 136 fra i poliziotti. La comunicazione è un po’ confusa, ma quasi sicuramente seguiranno altre manifestazioni nelle prossime settimane.

Una raccolta di tweet per riassumere il movimento e gli eventi che lo hanno seguito.

Alle origini: la prima mobilitazione

“Sabato 17 novembre 2018 munitevi di un gilet giallo per mostrare il vostro malcontento e la vostra collera. Speriamo poi di poter dialogare con lo Stato dopo gli ultimi eventi per poter infine cambiare le cose. Bisogna dimostrare che questo movimento non è inutile. Grazie del vostro aiuto.”

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La risposta di Macron

“I Gilet Gialli, «delle persone che non hanno troppi piani per il paese, se non quello di bloccarlo», attacca Macron.”

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La satira di Charlie Hebdo

“Non avete i mezzi per guidare? Allora camminate!”

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Sugli Champs Elysées: la protesta arriva a Parigi

“Scontri  tra la polizia francese e i manifestanti contro gli aumenti di prezzo del carburante.”

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“I Gilets gialli sugli Champs Elysées, aspettiamo una risposta dal Presidente!”

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“Grazie alle nostre forze di polizia per il coraggio e la professionalità. Vergogna per coloro che li hanno assaliti. Vergogna per coloro che hanno violato altri cittadini e giornalisti. Vergogna per coloro che hanno cercato di intimidire i funzionari eletti. Non c’è posto per questa violenza nella Repubblica.”

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Jacline Mouraud: il volto della protesta

“Non possiamo nemmeno riempire i nostri frigoriferi, e ora volete che ci indebitiamo per l’acquisto di auto elettriche?”

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Anche in Italia

Intanto, anche in Italia, a Torino, nasce su Facebook il Coordinamento nazionale dei Gilet Gialli, il primo iscritto, Giancarlo Nardazzi afferma: abbiamo preso spunto dalla protesta francese, ma noi siamo mossi da altre motivazioni. Noi siamo contro questa Europa e stiamo pensando di scendere in piazza per bloccare simbolicamente le frontiere, per chiedere che l’Europa non si intrometta più nelle questioni italiane e non comandi a casa nostra“.

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Il commento del giornalista italiano Mario Sechi