Politica | 12.11.2018

Chi è padrone in Svizzera?

Tra due settimane voteremo sull'«Iniziativa per l´autodeterminazione», che se accettata farebbe prevalere la Costituzione federale su tutti i trattati internazionali. Uno dei cavalli di battaglia dell'UDC è «padroni a casa nostra», ma al momento chi detiene le redini del potere nel paese di Guglielmo Tell?
L'opinione di Leandro de Angelis.
Helvetia.
Immagine: Joel & Jasmin Førestbird

Secondo l’UDC, la democrazia diretta, e di conseguenza gli svizzeri, sarebbero stati ridotti al ruolo di fantocci che si illudono di poter decidere che tempo fa da Chiasso a Basilea, ma che in realtà hanno perso il controllo della loro politica e del loro futuro che – a sentire i democentristi – sarebbero ormai decise dai maestri burattinai di Bruxelles e Strasburgo (sede della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo CEDU). Gli iniziativisti dicono, con questa iniziativa, di voler tagliare i fili e ridare all’attuale marionetta-Svizzera la libertà di decidere del proprio futuro.

Visione giustificata?

A mio parere, assolutamente no. La Svizzera è libera di scegliere cosa fare in casa propria, prova ne è che nessuno ci ha imposto di stringere gli accordi Bilaterali con l’Unione Europea (UE), di aderire alla CEDU o di firmare un qualsiasi trattato internazionale. Lo abbiamo deciso noi e, cosa ancora più importante, siamo sempre liberi di uscirne. Nel caso della CEDU la decisione venne presa da governo e Parlamento, mentre per gli accordi più importanti, come nel caso del pacchetto Bilaterale I, si richiede il voto popolare, che nel caso specifico ottenne il 67.2% dei consensi. I diritti di referendum e iniziativa fanno degli Svizzeri uno dei popoli (se non l’unico) con più capacità decisionale al mondo, altro che schiavitù.

Diritti e doveri

Chiaramente, ratificando questi ed altri accordi, la Svizzera ha accettato diritti, ma anche doveri.

Due delle cose che più disturbano l’UDC sono la libera circolazione delle persone, che impedisce per esempio di limitare il numero di permessi di dimora per cittadini UE, e la CEDU, che circa due volte all’anno emette una sentenza contraria a decisioni del Tribunale Federale. Se una maggioranza del popolo dovesse ritenere, per esempio, che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è dannosa, si potrebbe votare per uscirne («denunciare» il trattato). Lo stesso discorso vale per la libera circolazione: infatti l’UDC ha raccolto le firme per la sua «Iniziativa per un’immigrazione moderata», che mira precisamente a metter fine all’Accordo sulla libera circolazione delle persone e sulla quale verosimilmente voteremo nel 2020. Se il popolo in quell’occasione voterà per uscire dall’Accordo, allora il Consiglio Federale avrà un mandato popolare chiaro e un obbligo che non potrà rifiutare.

La “nostra” democrazia diretta: Landsgemeinde a Glarona, 2009. Foto: Wikimedia Commons

Non vi piace adattarvi alle normative europee sulle armi da fuoco? Bene, allora chiedete di uscire dall’Area Schengen. Non vi piacciono gli immigrati europei? Allora votate SÌ nel 2020 per far cadere l’Accordo sulla libera circolazione. Non vi piace che la CEDU possa contraddire il Tribunale Federale? Allora chiedete di denunciare lo Statuto della CEDU.

Siamo sovranamente liberi di decidere tutte queste cose, senza alcun bisogno di rivoluzionare la gerarchia del diritto e andare contro a quello internazionale, cosa che farebbe l‘opposto dei nostri interessi. Dobbiamo solo accettarne le conseguenze economiche e politiche, cosa che non cambierà magicamente dando la priorità al diritto svizzero.

Ecco perché «padroni a casa nostra» è uno slogan che non ha senso; lo siamo già.

A cosa mira in realtà l’UDC?

Se si vuole denunciare un trattato internazionale lo si può fare, però bisogna agire correttamente chiedendo in maniera trasparente l’opinione del popolo e rinunciando all’intero pacchetto, non solo ai doveri sperando di mantenere i diritti.  L’»iniziativa per l’autodeterminazione» agisce proprio nel modo contrario e il vero obiettivo, piuttosto che quello di invertire una gerarchia naturale per restituire al paese un potere che non abbiamo mai perso, è quello di riuscire a far saltare accordi di fondamentale importanza per vie traverse, senza condurre un vero dibattito pubblico, né porre al popolo una domanda chiara, come per esempio: «Vuoi che la Svizzera esca dall’Accordo sulla libera circolazione?».

Questo, a mio parere, è un insulto alla stessa democrazia diretta che l’iniziativa pretende di proteggere, poiché subdolamente si chiede agli Svizzeri di «autodeterminarsi» (e chi direbbe di no?) sperando che questo porti all’uscita dalla Libera Circolazione e dalla CEDU senza però averne chiesto apertamente il parere popolare. Il tutto ledendo il diritto internazionale e, di conseguenza, i nostri interessi. Un modo di fare tutt’altro che «svizzero».

Inoltre se l’iniziativa venisse accettata, potremmo ritrovarci nella stessa situazione del 2014, in cui Parlamento e Consiglio Federale dovrebbero denunciare numerosi accordi, ma avrebbero il dubbio che una buona parte dei cittadini non avesse capito che dietro all’”autodeterminazione» stava in agguato, per esempio, la fine dei Bilaterali.

Per queste ragioni, io voterò no all’Iniziativa per l’autodeterminazione.