Politica | 21.11.2018

“Autodeterminazione” contraria agli interessi svizzeri

L'iniziativa UDC per l'autodeterminazione pretende di essere a favore del popolo svizzero, ma a causa della sua miopia rischia di ledere fortemente i nostri interessi.
Immagine: Serhat Beyazkaya

L’«Iniziativa per l’autodeterminazione» vuole invertire la gerarchia momentaneamente esistente e porre il diritto nazionale al disopra di quello internazionale. Sebbene le conseguenze immediate sulle relazioni internazionali della svizzera non sarebbero devastanti, un «sì» rappresenterebbe un’altra sberla al già dolorante volto del diritto internazionale, ed è proprio per questo motivo che l’iniziativa va in direzione opposta ai nostri interessi.

Per giustificare questa affermazione, è necessario fare un salto indietro nel tempo e ritornare ai tempi in cui il diritto internazionale era ancora un embrione, ai tempi delle Convenzioni di Ginevra promosse da Henri Dunant (ginevrino fondatore della Croce Rossa) e che furono al principio del tradizionale impegno della Svizzera nello sviluppo del diritto internazionale.

Svizzera alle origini del diritto internazionale

Nel Ventesimo secolo, i drammi delle Guerre Mondiali resero chiaro che l’evoluzione impressionante della tecnologia e delle capacità distruttive dell’umanità mettevano ormai a repentaglio l’esistenza stessa della specie umana. Così il diritto internazionale ricevette un ulteriore impulso e venne sviluppato, esteso e intensificato per rispondere all’urgente bisogno di sostituire la legge del più forte o l’anarchia internazionale con un sistema di regole stabilite di comune accordo.

In questo contesto si inseriva la Svizzera che, consapevole di essere un piccolo paese circondato da vicini economicamente, demograficamente e militarmente più pesanti, aveva capito di non avere nulla da guadagnare in un mondo basato sulla legge della giungla.

Si comprese dunque che il miglior modo per perseguire gli interessi del paese era quello di creare un sistema legale capace di spostare la risoluzione dei conflitti dalle trincee al tavolo delle trattative. Per questo motivo dall’inizio del Novecento la Svizzera investì enormemente per sviluppare il diritto internazionale e per portarsi al centro della sua produzione.

Tant’è che oggi ospitiamo la sede delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di quella del Commercio, dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e decine di altre organizzazioni ancora che contribuiscono alla diffusione mondiale dei nostri valori (più in generale quelli della società occidentale basata su democrazia, libertà e stato di diritto) ed al prestigio del nostro paese oltre che, evidentemente, ad impedire di ripetere gli errori del passato.

La sede dell’Onu nella “Genève Internationale” Foto: via Pixabay

Ora, l’ipotetica accettazione dell’iniziativa non ci farebbe piombare improvvisamente in una dittatura né diventare di colpo un partner commerciale inaffidabile (sebbene è innegabile che si creerebbero delle incertezze), ciò nonostante essa rappresenterebbe un indebolimento al diritto internazionale.

Infatti, quando un paese con un ruolo centrale come quello  della Svizzera stabilisce che il suo diritto interno è superiore a quello internazionale, il secondo non può che perdere legittimità e dunque forza.

Un diritto internazionale indebolito significa fare un passo indietro verso l’unilateralismo, verso  i rapporti di forza e, in fin dei conti, significa anche una Svizzera più insicura.