Società | 01.10.2018

Food waste: 1/3 del cibo è buttato

Text by Giulia Petralli | Photos by Pixabay
Lo spreco alimentare (Food Waste) è una problematica che, alle nostre latitudini, si caratterizza nell'abbondanza, in un'epoca in cui ancora quasi un miliardo di persone soffre la fame. Non solo, è anche uno sperpero di manodopera, acqua, energia e terra.
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Cos’è il Food Waste?

Quando si parla di Food Waste ci si riferisce alle derrate alimentari edibili che vengono perse o gettate lungo tutta la catena d’approvvigionamento – dalla produzione iniziale al consumo finale. Insomma, cibo buono ma non mangiato.

In Svizzera, ciò corrisponde a circa un terzo degli alimenti prodotti, suppergiù a 2 milioni di tonnellate all’anno. L’associazione foodwaste.ch stima che i maggiori responsabili di tale fenomeno siano le famiglie (con il 45% degli sprechi) e il settore agricolo (con il 20% circa).

Precisiamo che il fenomeno del food waste è presente in tutti i paesi del mondo, benché in maniera diversa: se nelle nazioni più ricche quasi la metà dello spreco totale è causato dal consumatore finale, nei paesi più poveri i rifiuti domestici sono molto scarsi. In queste zone, tuttavia, le perdite sono maggiori durante la raccolta, l’immagazzinamento o la trasformazione, poiché le tecnologie e il know-how disponibili sono diffusi in minor quantità.

Perché buttiamo il cibo?

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Un esempio di carota che non rispetta gli standard di qualità

Secondo foodwaste.ch la risposta è semplice: perché possiamo permettercelo.

Per quanto riguarda il settore agricolo, si pensi al cosiddetto fashion del cibo, il quale impone rigidi standard di qualità, come forma e colore. Una carota storta non arriverà mai sugli scaffali della grande distribuzione, perché, seppure buona, non è esteticamente accettata dal consumatore.

Non solo la qualità, ma anche la quantità del raccolto è determinante. Infatti, quando l’offerta supera la domanda, al fine di mantenere un prezzo sufficientemente elevato, gli agricoltori gettano nell’immondizia un’ingente parte del loro raccolto. È la legge del mercato, poco scrupolosa nei confronti dell’etica.


All’interno del nucleo famigliare, invece, la maggior causa è la conseguenza di una spesa troppo abbondante e non calibrata alle reali bisogni. Piccola curiosità: fare la spesa quando si ha fame porta a comprare di più.

In più, vale la pena sottolineare che dagli anni 1960-75 la capienza dei frigoriferi è aumentata del 15%, mentre quella dei piatti del 36%. Uno studio ha dimostrato che un frigorifero vuoto scatena nel consumatore una sensazione di disagio, portandolo a colmare i buchi con cibo in eccesso; lo stesso vale per i piatti. Un aumento di pietanze che non è però proporzionale al nostro appetito, inducendoci a gettarne una parte.

Fraudolente possono essere anche le indicazioni che troviamo sulle etichette: consumare preferibilmente entro o consumare entro. Infatti, la prima non indica la data di scadenza, bensì ci dice che « da questo momento alcuni aspetti qualitativi del prodotto potrebbero essere persi», come il contenuto di vitamine e il sapore; superare il limite indicato non comporta conseguenze. Diverso è il discorso per consumare entro, che indica la data fino alla quale il prodotto è «igienicamente idoneo a essere consumato». Ricordiamoci comunque che in Svizzera le normative a riguardo sono molto elevante, quindi il consiglio è di usare i nostri sensi (soprattutto gusto e vista) per testare l’eventuale (non) freschezza del prodotto.

Quali sono gli impatti sull’ambiente?

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Gli effetti del food waste sono devastanti

È diffusa la credenza secondo cui lo spreco di cibo non è problematico in quanto si tratta di rifiuti naturali e biodegradabili. In realtà non è così, anzi: se gli sprechi alimentari fossero un paese, in fatto di emissioni di gas a effetto serra si posizionerebbero al terzo posto, dopo Cina e Stati Uniti.

La produzione di cibo comporta l’utilizzo di acqua, combustibili fossili, terra e lavoro. Materie prime e fattori di produzione limitati che vanno sprecati quando gettiamo un prodotto. Per questo, il fenomeno del food waste ha un forte impatto sui cambiamenti climatici, e non solo.

Lo spreco di alimenti ha inoltre un impatto sulla perdita di biodiversità. Infatti, al fine di massimizzare le rese agricole si invadono le aree selvatiche alla ricerca di terre più fertili, in cui praticare l’allevamento di massa o coltivare con l’ausilio di pesticidi.

Il food waste è causa anche di una grande perdita di acqua. L’agricoltura utilizza il 70% delle risorse idriche e per produrre 1Kg di carne di manzo si necessitano di 50.000 litri d’acqua.

In sostanza, le conseguenze del food waste non sono da sottovalutare, infatti la problematica è sempre più al centro dell’attenzione. Chi si sta chinando sulla questione suggerisce, fra le tante cose, di facilitare il passaggio di cibo tra chi lo getta a chi lo necessita. In Ticino, un’iniziativa simile porta il nome di Tavolino Magico. Altri, come foodwaste.ch, forniscono dei consigli utili per evitare lo spreco, come ad esempio quello di non andare a fare la spesa con la pancia vuota.

Comunque, i passi da fare per risolvere il problema sono ancora molti.