Società | 14.09.2018

Viviamo in tempi difficili?

Text by Joel Zimmerli | Photos by Pixabay
Uno sguardo nel passato può aiutare a relativizzare il pessimismo che nutriamo tuttora per il presente.
Immagine: Pixabay

«In che brutti tempi che viviamo!» Una frase che ricorre spesso in treno, bus, al bar e in altri luoghi pubblici quando si ascoltano involontariamente le conversazioni ad alto volume. Le ragioni per cui le persone hanno tali opinioni sono svariate. Da attacchi terroristici, conflitti armati, fino alla crisi dei rifugiati: ci sono diversi motivi che legittimano le nostre paure e insicurezze. Noi, tuttavia, che viviamo tra gli idillici paesaggi della Svizzera, lontani abbastanza dalle problematiche elencate precedentemente, possiamo permetterci di percepire la realtà come «negativa»?

Viviamo nel cuore di un’Europa che sta attraversando la più lunga fase di pace mai vista sinora, anche se il concetto di «lungo» corrisponde in realtà a un periodo piuttosto breve. Lo scambio generazionale sta portando alla graduale sparizione delle esperienze e dei i ricordi della sofferenza e delle privazioni subite, che erano parte della quotidianità durante le due Guerre Mondiali. Nel 2014 sono state disinnescate le ultime bombe che erano state piazzate durante la Guerra Fredda nelle strade, nei tunnel e sui ponti, per far saltare in aria le truppe del Patto di Varsavia, nell’eventualità di una loro avanzata. Anche gli attacchi terroristici non sono un fenomeno con il quale la Svizzera si sta confrontando solo recentemente. Per esempio, nel 1970, un pacco bomba del «Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina» (PFLP) nascosto su un aereo della Swissair esplose in volo sopra i celi di Würenlingen, costando la vita a 47 persone. Fanalino di coda di questa successione di tristi eventi sono i flussi migratori, che non sono un problema avente origine con la guerra civile in Siria. La guerra di Jugoslavia negli anni ‘90, con le sue vittime civili, i dislocamenti di massa, le pulizie etniche, il genocidio e diversi altri crimini di guerra è la triste dimostrazione che la storia si ripete.

Passato vs presente

Paragonare il passato con il presente richiede tuttavia una nota importante: in nessun modo devono essere relativizzate la sofferenza attuale e le sue vittime. Piuttosto si deve meglio mettere in chiaro cosa ci porta a percepire il nostro presente in maniera così pessimista e minacciante.

Una possibile spiegazione si trova nella differente maniera in cui oggi ci informiamo. Mentre per molti le tragedie e le catastrofi di pochi decenni fa era possibile vederle solo in formato cartaceo, i mezzi digitali del giorno d’oggi offrono la possibilità di vivere più da vicino e in diretta gli eventi. Pensiamo per esempio alle foto delle vittime sanguinanti dell’attacco terroristico all’aeroporto di Bruxelles-Zavantem o al giovane rifugiato siriano in riva al mare vestito di rosso, che commuovono i social media. Questi sono solo alcuni esempi della maniera in cui il progresso tecnologico influenza la nostra percezione. Anche il nostro ruolo primario di consumatore passivo delle informazioni è cambiato radicalmente. Gli smartphones permettono di creare ogni tipo di materiale fotografico e video, con lo scopo di rendere la notizia pubblica in tempi molto corti e a un vasto pubblico. Il fatto di poter discutere immediatamente gli eventi con la comunità mondiale ci fa sentire più vicini all’evento.

I tempi presenti non meritano la loro connotazione come  «tempi brutti». L’essere umano, con la sua capacità di districarsi tra genio e pazzia, ha riempito la storia con sofferenza e miseria, perciò il presente non è affatto uno dei capitoli più cupi. Già quattrocento anni fa, Shakespeare, in occasione della prima di  «Come vi piace», attraverso uno dei suoi protagonisti afferma che il mondo intero non è altro che un palcoscenico e che tutti gli uomini non sono altro che semplici attori. Il senso di verità in questa affermazione è ancora vero, con la sottile differenza che gran parte dell’umanità, quella che non è al centro del palco, protagonista delle tragedie in corso, ne prende parte standosene seduta in prima fila con la visuale migliore.

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Tradotto dal tedesco da Riccardo Cerutti.