Cultura | 13.09.2018

L’opera torna a Lugano

La scorsa settimana l'Orchestra della Svizzera italiana ha portato in scena "Il Barbiere di Siviglia" di Gioachino Rossini. Ecco qui alcuni appunti sparsi, a seguito dello spettacolo di venerdì 7 settembre.
Immagine: Masiar Pasquali/LAC Lugano Arte e Cultura

La rappresentazione de Il Barbiere di Siviglia andata in scena il 3, 5, 7 e 9 settembre alla Sala Teatro del LAC di Lugano è un dato culturale importante non solo per il prodotto stesso ma per l’imprinting culturale che gli soggiace. L’Orchestra della Svizzera italiana, sotto la guida del direttore d’orchestra Diego Fasolis, ha riproposto questo classico della lirica italiana con un’intenzione precisa e ben esplicitata dallo stesso direttore, all’interno dell’opuscolo distribuito a inizio spettacolo: «Con l’apertura della Sala Teatro del LAC è giunto il momento di riavere l’Opera a Lugano».

Immagine: Masiar Pasquali/LAC Lugano Arte e Cultura

Questo fatto è significativo e dimostra come il centro culturale, criticabile forse sotto certi aspetti, sia stato pensato soprattutto per permettere agli addetti ai lavori di elaborare finalmente una politica culturale e artistica chiara, coerente e, soprattutto, indipendente.

Per riabituare la città all’atmosfera dell’opera si è ritenuto necessario partire da un soggetto tanto classico quanto popolare e fruibile per il pubblico: la vivacità dell’impianto artistico-musicale rossiniano si è rivelato, soprattutto in termini di apprezzamento e di pubblico, una scelta vincente, capace di ridar brio a una pratica sociale troppo spesso data per morta sulle rive del Lago Ceresio.

Immagine: Masiar Pasquali/LAC Lugano Arte e Cultura

Meno popolare è stata invece la scelta di eseguire il capolavoro di Rossini con strumenti originali, creando così un risultato musicale il più vicino possibile a quello delle intenzioni del compositore. Si tratta di un elemento importante che, come ricorda lo stesso Fasolis, inserisce questa rappresentazione del Barbiere in un panorama esecutivo ricercato e tecnicamente aggiornato:

La tendenza internazionale è sempre più quella di eseguire le opere del passato con strumenti antichi e secondo le prassi esecutive «storicamente informate». (…) A Lugano realizziamo in assoluto la prima registrazione discografica integrale e televisiva con strumenti storici del primo Ottocento.

 L’esperimento portato in scena da Fasolis e dall’Orchestra della Svizzera italiana non ha dunque il solo merito di richiamare i tanti appassionati alla pratica sociale dell’opera, ma intende inserirsi in un discorso musicale ambizioso e innovativo. Il pubblico ha battezzato positivamente questo nuovo percorso artistico, che intende offrire alla comunità una scena operistica in linea alle aspettative nei prossimi anni.

Immagine: Masiar Pasquali/LAC Lugano Arte e Cultura

Insomma, l’opera a Lugano sembra definitivamente tornata di moda. D’altronde, senza invidiare nulla alla canzone o al cinema, l’opera, come tutte le arti, non si prefigge limiti, ma ama affrontare qualsiasi genere di sfida, soprattutto sul lungo periodo. E questo l’allegro e irriverente Rossini lo sapeva bene e ancor più sfacciatamente lo esibiva: «datemi il conto della lavandaia e vi metterò in musica anche quello». Una frase emblematica, indubbiamente la più famosa del compositore pesarese che, pur dentro un genere composto da un linguaggio ormai divenuto arcaico e da regole musicali fortemente rituali e incontrovertibili, ha creato un prodotto musicale (e al contempo teatrale) pieno di vitalità e senza età.