Politica | 06.07.2018

Uno sguardo alla ferita aperta fra Serbia e Kosovo

Text by Norman Lipari | Photos by Redazione
L'ormai celebre gesto di Xhaka e Shaqiri ha scatenato gli animi, sino a portare a conclusioni affrettate. Si è voluto quindi gettare uno sguardo sulle dinamiche storico-politiche che hanno condotto alla disputa due popoli - inglobati tuttavia in un conflitto molto più grande - con un approfondimento legato alla questione fra Serbia e Kosovo.
Immagine: Redazione

I conflitti sono sempre insorti in punti nevralgici della Terra, spesso ricchi di risorse, dove confluiscono diverse culture, etnie, lingue e religioni. La questione delle guerre jugoslave, perdurate durante gli ultimi dieci anni del XX secolo, non è diversa. I nazionalismi latenti sono esplosi nei primi anni ’80 ed hanno portato alla divisione e spartizione del territorio della Ex-Jugoslavia in diversi stati sovrani. Esplosa per la prima volta in una celebre battaglia combattuta nel 1389, la questione del Kosovo – per secoli provincia meridionale della Serbia ma al 90% di etnia e lingua albanese – rimane attuale: è la culla storica della Serbia e rappresenta una zona di grande importanza e di tradizione.

LA (RI)NASCITA DEI NAZIONALISMI E L’INDIPENDENZA DEL KOSOVO

Nel maggio del 1980 muore Josip Broz, conosciuto come Tito. Scompare così il leader della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, colui che per quasi tre decenni aveva tenuto unito un paese altrimenti frammentato. Presidente e capo politico dal 1953, appartenente alla minoranza croata, Tito aveva reso la Jugoslavia uno stato federale, sottraendola al Patto di Varsavia. L’aveva trasformata in un paese faro del Movimento dei paesi non-allineati durante la Guerra fredda, e fu grazie alla rottura con Mosca che Tito aveva ottenuto aiuti dall’Occidente, che gli avevano permesso di placare le tensioni interne, evitando più volte la guerra civile. La morte di Tito porta a un’ulteriore decisione politica: l’instaurazione di una presidenza collegiale a rotazione. Ciononostante, la sua uscita di scena dà inizio alla frammentazione del paese. I croati seguono il leader Franjo Tuđman, mentre la Bosnia (a forte componente musulmana eccetto nella sua parte ovest, prevalentemente cattolica, chiamata Erzegovina) segue Alija Izetbegović. Ciò conduce a un susseguirsi di conflitti armati tra il 1991 e il 2001, culminati con la scomparsa della Jugoslavia dalla cartina geografica. Nel 2008, l’autoproclamata indipendenza del Kosovo viene riconosciuta da 111 paesi membri dell’ONU: restano contrari la Russia (alleata storica dei serbi e protettrice dei popoli di religione ortodossa), la Cina, la Spagna, la Romania, la Grecia, la Slovacchia e Cipro.

SERBIA E KOSOVO

Nel 1974 l’approvazione della nuova costituzione jugoslava crea nuove discordie nel paese. Cresce il malcontento dei serbi per la loro situazione in Kosovo, caratterizzata da una massiccia affluenza di albanesi. Nel 1991, Slovenia e Croazia si dichiarano indipendenti. Nasce in seguito, in un contesto conflittuale, la Repubblica Federale di Jugoslavia (composta dalle repubbliche di Serbia e Montenegro), che porta alla dissoluzione totale della Repubblica Socialista di Jugoslavia nel 1992.

In questo periodo l’Unione Europea è divisa, incapace di intervenire e di reggere l’opinione pubblica. Gli Stati Uniti prendono allora il controllo della situazione, in particolare durante la Guerra di Bosnia ed Erzegovina combattuta tra serbi, croati e bosgnacchi (conosciuti anche come bosniaci musulmani). Nel 1995, con agli Accordi di Dayton, viene cessato il fuoco. Gli Stati Uniti, consapevoli e coscienti che le violenze avvengono da ambo le parti, considerano tuttavia la Serbia di Slobodan Milošević il principale nemico, a causa della politica aggressiva condotta nei confronti degli altri popoli della regione. I kosovari sono sottoposti a forme d’epurazione e licenziati dai posti pubblici, vengono chiusi i loro monumenti, i loro palazzi culturali e i musei. Il loro leader, Ibrahim Rugova, persegue comunque una politica moderata e pacifica, che porta pertanto alla creazione – da parte di una corrente radicale – dell’UCK (Ushtria Çlirimtare e Kosovës), l’Esercito di Liberazione del Kosovo.

L’UCK inizia una lotta armata contro la Repubblica Federale di Jugoslavia e in particolar modo contro la Serbia, spinto da sogni irredentisti che vorrebbero la creazione di una Grande Albania. Nel 1999, gli Stati Uniti convocano una conferenza in Francia nel tentativo di evitare la catastrofe umanitaria, ma la Serbia non accetta e passa ancora una volta dalla parte del torto agli occhi dell’Occidente. A seguito del bombardamento della coalizione NATO, guidata dagli Stati Uniti, la popolarità di Milošević cresce: le elezioni vengono anticipate, ma non ottiene la vittoria contro il nazionalista moderato Vojislav Koštunica. Da quel momento in avanti il governo serbo ha cercato di riportare il paese ad una condizione di stabilità, intermezzata tuttavia da sporadiche violenze e da una presenza statunitense in Kosovo, nonché dall’indipendenza del Montenegro nel 2006. Oltre due secoli prima il linguista serbo Vuk Karadžić aveva messo per iscritto la storia dei popoli balcanici e aveva rivendicato uno stato che inglobasse tutti i popoli che parlavano la medesima lingua, ma la ripresa dei nazionalismi ha impedito la realizzazione del progetto. Per anni vi sono stati incontri per discutere la questione relativa al Kosovo, ma non si è mai trovato un compromesso: gli albanesi kosovari hanno sempre spinto per l’indipendenza (ottenuta, come detto, nel 2008), mentre la Serbia è sempre stata favorevole a concedere loro solamente una larga autonomia. Una spartizione non è mai stata veramente considerata e una convivenza è parsa sempre – e appare tutt’oggi, lo si è visto recentemente nella partita di calcio fra Svizzera e Serbia – impensabile.

PER APPROFONDIRE:

– Andrić Ivo, Il ponte sulla Drina e Racconti di Sarajevo.

– Dizdarević Srđan, Giornale di guerra. Cronaca di Sarajevo assediata.

– Gilas Milovan, L’esecuzione.

– Magris Claudio, Alla cieca.

– Matvejevic Pedrag, I signori della guerra.

– Pirjevec Joze, Serbi, croati, sloveni. Storia di tre nazioni.

– Spinelli Barbara, I distruttori di città.

– Volcic Demetrio, Sarajevo. Quando la storia uccide.