Cultura | 24.07.2018

Sense8: amore senza confini

Text by Dadodibrodo | Photos by Netflix
Per la rubrica «Serienità», la recensione di Sense 8: una serie dall'alto impatto emotivo in cui l'amore, nella sua forma più pura, vince.
Immagine: Netflix

Voti:  Rotten tomatoes 8.4;  IMDb 8.4   //  Genere : fantascienza, drama

Giugno è stato il mese del Pride, il mese in cui la comunità LGBT+ celebra l’orgoglio gay, e mi sembra quindi il momento giusto di parlarvi di Sense8.

Un legame speciale

Sense8 è il primo tentativo sul piccolo schermo delle sorelle Lana e Lilly Wachowski (già conosciute per la regia della saga di Matrix), creato appositamente nel 2015 per il colosso della distribuzione on-demand Netflix. Composta da 24 episodi, di cui due speciali, la serie racconta del legame che c’è fra 8 personaggi sparsi in tutto il mondo: Capheus «Van Damn» a Nairobi, Sun a Seul, Nomi a San Francisco, Kala a Mumbai, Riley a Londra, Wolfgang a Berlino, Lito a Città del Messico e Will a Chicago. I protagonisti non si conoscono e non si sono mai visti, ma sin dalle prime puntate capiamo che hanno un legame speciale: oltre a essere nati tutti l’8 agosto, sono dei Sensate, ovvero esseri umani (col)legati mentalmente ed emozionalmente, che possono sentire e comunicare fra di loro e che possono usufruire delle conoscenze, della lingua e delle abilità l’uno dell’altra.

Riley nella sua Londra Foto: Netflix

I primi episodi disorientano volutamente lo spettatore e i protagonisti stessi, poiché questi ultimi fanno dei veri e proprio cameo, l’uno nella vita dell’altra: lo scassinatore di Berlino sta facendo sesso e la riluttante ‘quasi sposa’ di Mumbai sente l’afflusso di sangue dell’erezione; il poliziotto di Chicago scocciato dalla musica troppo alta del vicino, scopre poi di trovarsi un appartamento tranquillo e silenzioso, ma subito dopo vediamo la DJ dai capelli color platino mettere quella stessa musica in una discoteca di Londra. Quando sono tutti convinti di aver perso la testa, iniziano a ricevere visite da un sensate ‘veterano’, che li aiuterà gradualmente a comprendere e gestire questo loro dono. Dono che si trasformerà ben presto in una maledizione, poiché diventeranno la preda della BPO (Organizzazione della Preservazione Biologica) che darà loro la caccia tutte e due le stagioni.

L’ amore in ogni sua forma

Tutta questa azione, che non sempre viene apprezzata, è accompagnata dall’ approfondimento di tematiche LGBT, che vengono trattate in modo molto peculiare ma mai banale, leggero ma che rispettano e rispecchiano quella che è la realtà contemporanea. L’amore, qualsiasi tipo di amore, viene rappresentato in modo naturale e estremamente puro, che non può che far immedesimare lo spettatore nei protagonisti e lottare con loro contro le avversità, gli ostacoli, i pregiudizi e le ingiustizie a cui si trovano spesso di fronte.

Il cast di Sense8 al gay Pride di San Paolo, Brasile. Foto: Netflix

Diversità come colonna portante

Sense8 è spettacolare, non solo per la fotografia che toglie il fiato, ma anche per l’aspetto emotivo: questa serie fa provare uno spettro di emozioni estremamente ampio in tempistiche minime: l’attimo prima stai ridendo a crepapelle per quella Drama Queen di Lito, due secondi dopo sei arrabbiatissimo come Sun quando subisce delle atroci ingiustizie, e dopo altri tre secondi sei felice e spensierato come Capheus quando guida il suo bus.

Capheus, Sun, Nomi, Kala, Riley, Wolfgang, Lito e Will in breve tempo diventano una famiglia multietnica che si supporta in qualsiasi situazione, che alle volte si ama e altre volte si detesta, ma dove nessuno viene mai lasciato indietro, e ogni singolo spettatore si sentirà parte di essa. Questo perché Sense8 non solo fa sentire parte della cerchia, ma fa anche capire che essere diversi è un vantaggio enorme, essere diversi è giusto, essere diversi è ciò che ci permette di trovare amici e amori che ci vogliono stare accanto per quello che siamo. Sense8 insegna a non emarginare «il diverso», ma piuttosto a valorizzarne le peculiarità.

Voto: 9

«Viviamo in un mondo che scoraggia i sentimenti. Sempre più spesso ci viene ricordato che le emozioni non sono importanti quanto la ragione, che le emozioni sono infantili, irresponsabili e pericolosi. Ci insegnano ad ignorarli, a controllarli oppure a negarli. Capiamo a mala pena che cosa sono, da dove vengono e perché ci sembra che ci possano capire meglio di quanto non sappiamo fare noi stessi. Ma io lo so che i sentimenti contano. Alle volte sono piccoli come quando sento l’odore della cannella sui toast e mi manca mia nonna. Altre volte invece sono enormi, come quando ho scoperto che la mia ragazza condivide i suoi pensieri con altre sette persone sparse in tutto il mondo».

                               -Amanita Caplan, Amor Vincit Omnia