Sport | 29.06.2018

Russia 2018, un primo bilancio

Text by Marco Ambrosino | Photos by TASS
Dopo ben due edizioni (Sudafrica 2010 e Brasile 2014) il Vecchio Continente è tornato ad ospitare i Mondiali di calcio. Terminati i gironi, i destini del torneo hanno ancora contorni imprecisi e si naviga nelle supposizioni: ecco un bricolage di impressioni dopo le prime partite.
Cerimonia di apertura allo stadio Luzhniki di Mosca
Immagine: TASS

Una partenza in sordina

Lontani dalle latitudini di Johannesburg e dallo sfrenato ritmo vitale di Rio, il clima più temperato della Russia sembra aver «congelato» la spensieratezza degli ultimi mondiali, lasciando spazio a un calcio tutto sommato piatto e molto tattico, con poche partite davvero spettacolari (eccezion fatta per le prestazioni della Croazia e del roboante 3-3 tra Spagna e Portogallo). Malgrado un solo 0-0 (Francia e Danimarca si sono comodamente spartite la torta del gruppo C), le partite sono state contraddistinte più dalla paura e dalla noia che dalla cattiveria agonistica e dal bel gioco: prova ne sono le pochissime espulsioni (1 sola della Colombia) e il grande equilibrio all’interno dei vari gruppi.

I grandi assenti

A mancare sono state dunque proprio le emozioni e, soprattutto, le grandi squadre. Con Italia e Olanda già fuori prima dell’inizio dei giochi, Germania e Argentina (le finaliste di Brasile 2014) si sono dimostrate irriconoscibili, mentre i Bleus e la Seleçao, date per favorite alla vigilia, hanno esibito un gioco ancora molto macchinoso e prevedibile. Dopo un buon inizio, anche Spagna e Portogallo hanno ragionato più sulla sostanza che sulla forma, attitudine inconsueta che poteva diventar fatale. Tra le «grandi» le uniche a mostrare concretezza sono state Uruguay (gioco brutto ma efficace), Belgio e Inghilterra e senza dubbio la Croazia, le cui geometrie hanno fatto ingolosire anche i peggiori catenacciari di scuola italiana. E la nostra Svizzera? Da buon paese neutrale non ci siamo schierati né con le squadre che hanno convinto né con quelle che hanno deluso: obiettivo iniziale raggiunto, ma bisogna riconoscere che i rossocrociati sono stati artefici di partite non entusiasmanti (a eccezione di quella con la Serbia): troppo poco per rientrare nella categoria delle belle sorprese. 

Un’azione durante la partita Iran-Spagna Foto di: Meghdad Madadi

Le belle sorprese

Un plauso invece andrà alle più «piccole» che si sono dimostrate al contempo le più coraggiose e le più determinate: penso indubbiamente al «miracolo Iran», allo spavaldo Senegal e alla giovanissima Nigeria. Discorso analogo per la squadra organizzatrice e soprattutto per i Cafeteros di José Pekerman che, dopo un avvio disgraziato (espulsione e sconfitta alla prima partita), hanno mostrato bel gioco e buone geometrie in campo aperto, malgrado un James Rodriguez non in stato di grazia.

Un bilancio

Insomma, pronostici disattesi (siamo qui per quello!) e una «maledizione dei vincitori» ormai sempre più ineluttabile: dopo Francia, Italia e Spagna, anche la Germania, ultima vincitrice del torneo, non è riuscita a superare lo spauracchio dell’eliminazione al primo turno. È un Mondiale di difficile lettura, a causa dell’assenza di una squadra faro (pure il Brasile non ha convinto) e della mancanza di una rivelazione del torneo, in grado di assumersi l’onere dell’outsider. Una situazione destinata a sbloccarsi a partire dagli Ottavi di Finale – che attendiamo impazienti – con la speranza che più che gli animi dei tifosi, sia la giusta rabbia agonistica dei calciatori ad accendersi: solo così potremmo assistere a partite all’altezza di questa competizione, come quel Spagna-Portogallo che ormai non riusciamo più a toglierci dagli occhi.