Società | 04.06.2018

Orgoglio (gay) e pregiudizio

Text by Giorgia Bazzuri | Photos by Giorgia Bazzuri
Giugno, mese di Pride. Negli scorsi giorni si è svolto a Lugano il primo evento organizzato nella Svizzera Italiana e Tink.ch ha raccolto le opinioni a riguardo di due giovani ticinesi.
Il corteo di sabato a Lugano
Immagine: Giorgia Bazzuri

Preparatevi ai colori dell’arcobaleno, perché giugno è il mese caratterizzato da feste, manifestazioni e attivismo politico nell’ambito dei diritti della comunità LGBT+. Il periodo dell’anno non è un caso: giugno è stato scelto come mese del Pride per commemorare i moti di Stonewall, le proteste della comunità gay contro i raid della polizia avvenuti nel giugno del 1969 a Manhattan. In tutto il mondo durante questo mese vengono organizzati eventi e parate per rivendicare i diritti LGBT+ e abbracciare la propria sessualità, con fierezza, senza vergogna, uniti contro la stigmatizzazione sociale e i pregiudizi.

La manifestazione di Lugano è stata un successo: secondo gli organizzatori, alla parata di sabato si sono riunite più di 6000 persone, provenienti anche da altre regioni della Svizzera, in sostegno alla libertà e all’uguaglianza. Negli scorsi mesi si è sentito parlare tanto di questo evento e i pareri a riguardo sono contrastanti. Tink.ch ha raccolto le opinioni di due giovani ticinesi.

Tommaso, 25 anni

«Sono contrario in parte: lo reputo una cosa superata in una società come la nostra dove la maggior parte della gente accetta le persone omosessuali e dove anche ruoli primari, come nella politica o nello spettacolo, sono ricoperti da persone dichiaratamente omosessuali. Inoltre sono dell’idea che se vuoi far valere i tuoi diritti dovresti organizzare petizioni e referendum invece di scendere in strada a fare una sfilata – e questo vale per qualunque cosa, non solo per la causa omosessuale.

A dire la verità non ho mai seguito molto le notizie riguardanti i Pride ma ho visto alcune immagini e notato che spesso in queste sfilate ci sono scene al limite della decenza che fanno passare in secondo piano il messaggio e hanno effetti controproducenti alla causa, anzi ridicolizzano il tutto. In sintesi siamo in democrazia e quindi ognuno può far valere i propri diritti ma secondo me ci sono modi più efficaci e più consoni per cambiare le cose. Bisognerebbe farlo in paesi dove c’è questa necessità se no sembra quasi che sia una sfilata solo per fare festa.»

Yari, 26 anni

«Visto che un po’ ovunque (ma sempre meno) leggo commenti contrari a varie manifestazioni a sfondo LGBTQ+ con i quali si proporrebbe un antagonista ed ingenuo “orgoglio etero”, ci tengo a ricordare che non c’è nessuna fierezza o orgoglio nell’essere eterosessuali. Certo, si può far notare che non ce n’è nemmeno nell’essere omosessuali (o negli altri orientamenti sessuali ed identità di genere che l’evento rappresenta), e difatti l’orgoglio espresso a questi colorati eventi non è soltanto quello riferito all’essere qualcosa che non si può scegliere di non/essere, ma di gridarlo, di non avere paura delle conseguenze almeno per un giorno, di non fingersi ciò che non si è, di non nascondersi, di non auto-giudicarsi come è stato insegnato per anni da famigliari e sconosciuti. Orgoglio di cui noi persone eterosessuali non conosceremo mai davvero il significato. 

Ed ecco che decostruendo l’ “orgoglio gay” ne si può leggere chiaramente l’ “orgoglio -di non nascondere di essere- gay” sottostante.E chiunque faccia parte questa categoria oppressa (o delle tante altre) e trovi, anche se per un solo giorno alla settimana, o un solo mese all’anno, la forza di mostrare il proprio orientamento sessuale o identità di genere, ha tutto il diritto di essere dannatamente fiero/a di sé, perché ha fatto un lavoro psicologicamente oneroso di cui noi non abbiamo proprio idea.
Evviva il Gay Pride. Evviva le persone oppresse.»