Società | 12.06.2018

Bella notizia, ma io non la condivido

Text by Giacomo Müller | Photos by Giorgia Bazzuri
Sui social network circolano ormai tantissime informazioni, di cui una gran parte sono parzialmente se non del tutto false. Impedire la loro propagazione sulla rete dipende soprattutto da noi. Ecco quindi tre semplici consigli che possono aiutarci a evitare di finire a nostra volta inghiottiti da questo vortice.
Immagine: Giorgia Bazzuri

Qualche settimana fa mi sono imbattuto in un articolo del NY Times il cui titolo ha subito attirato la mia attenzione: «Come prevenire che gente intelligente condivida idee sciocche». L’autore parte dalla premessa che ormai il problema vada al di là delle false notizie in sé, visto che colpisce qualsiasi persona e sì, anche quelle apparentemente più intelligenti. Ne segue allora un piccolo elenco di tre atteggiamenti che ognuno di noi dovrebbe adottare per non cadere in inganno e contribuire a rendere i social network un po’ più «puliti» e soprattutto per fare un po’ meno la figura degli stupidi.

Niente link, niente notizia

Il primo consiglio esprime un concetto piuttosto facile da seguire: se l’informazione pubblicata non riporta nessun link verso una fonte credibile e soprattutto verificabile, prima di condividerla pensiamoci due volte. Può infatti capitare che anche dei giornalisti, per essere tra i più veloci a pubblicare una notizia, la riprendano senza prendersi il tempo di verificarne l’origine.

Se già lo sapevi, dubita

Il secondo suggerimento solleva una questione molto importante sul funzionamento dei social network, che spesso molti dimenticano o ignorano del tutto. Ci viene infatti detto di dubitare soprattutto di quelle informazioni che combaciano esattamente con la nostra visione delle cose e del mondo. Perché mai? La domanda potrebbe sembrare legittima, ma non tiene conto del fatto che siti come Facebook e Twitter o portali come Google e Amazon analizzano le nostre ricerche e ci seguono nei nostri spostamenti nella rete per poi proporci sulla bacheca informazioni e pubblicità mirate. Questo causa la quasi totale assenza di un parere contrario e di fatti che ci risultano sgradevoli, fondamentali però per lo sviluppo di un pensiero critico. Le persone tendono quindi a credere a una notizia falsa che combacia con le proprie convinzioni, piuttosto che a una notizia vera che cozza però con la propria visione del mondo.

Perché sto parlando?

L’ultimo consiglio è anche il mio preferito. Si tratta di chiedersi, quando si partecipa ad una discussione, per quale motivo si stia parlando. Questo, ci viene suggerito, consiste in una semplice azione: aspettare. Se infatti prima di condividere informazioni o di buttarci nel marasma di una disputa ci prendessimo un attimo di pausa per riflettere su quanto realmente vogliamo dire, capiremmo che spesso non ne varrebbe la pena. C’è già abbastanza rumore là fuori, per questo abbiamo bisogno di pensare più seriamente e realisticamente al valore aggiunto e al funzionamento dei nostri mezzi di comunicazione.

Queste tre semplici regole, come sottolinea l’autore, sono chiaramente in contraddizione con tutti i meccanismi che Facebook e Twitter utilizzano per incoraggiare il nostro comportamento sui social media. Essere scettici, selezionare di più le informazioni e dunque condividere di meno, danneggerebbe il funzionamento stesso dell’intero sistema attuale, facendo però diminuire l’influenza di queste compagnie sulla qualità delle informazioni e sulla nostra società civile.

Fonte: https://www.nytimes.com/2018/03/22/opinion/facebook-spreading-ideas.html