Socità | 20.05.2018

Worry, don’t bee happy

20 maggio 2018, prima Giornata Mondiale delle api. Il numero delle colonie è drasticamente diminuito nel corso degli anni e secondo il WWF, in Svizzera, il loro lavoro garantisce una produzione agricola annuale del valore di 256 milioni di franchi che sarebbe pertanto compromessa se le api dovessero scomparire.
Immagine: Lance Cheung (Flickr)

Albert Einstein non si è mai interessato alle api, né tantomeno ha mai pronunciato la famosissima frase «se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita». La fonte di questa citazione non è del tutto chiara, ma sembra strano che un messaggio riguardante di fatto il futuro dell’umanità, sia andato perso tra gli scritti tanto studiati del grande fisico. Non perché sembra quindi trattarsi di un caso di fallacia ad autoritatem esteso su scala globale, che allora questa frase sia da prendere alla leggera: uno studio delle Nazioni Unite mostra come la popolazione delle api e di altri impollinatori (come farfalle, falene, vespe,…) sia drasticamente diminuita nel corso degli anni, rendendo queste specie sempre più in pericolo.

Le api muoiono

In Svizzera, il numero delle colonie di api è in costante calo dagli anni Quaranta: delle 350’000 colonie presenti nel nostro paese nel 1936, nel 2014 ne restavano solo 150’000. Gli studiosi hanno chiamato questo fenomeno «sindrome dello spopolamento degli alveari» e a rendere ancora più misterioso quanto succede è l’incapacità di individuarne la causa principale.

In cima alla lista dei sospettati ci sono i pesticidi della famiglia dei cosiddetti neonicotinoidi. «Abbiamo prove sempre più abbondanti degli effetti pericolosi dei neonicotinoidi, soprattutto se combinati con altri agenti patogeni», spiega Peter Neumann, responsabile dell’Istituto di salute delle api dell’università di Berna. La diffusione di questi pesticidi corrisponde più o meno al picco dello spopolamento e a ben vedere, il loro scopo è proprio quello di uccidere gli insetti. Anche quantità minime di queste sostanze riducono la capacità di orientamento delle api, causando a un terzo di loro l’impossibilità di tornare all’alveare. A lungo andare questi agenti contaminanti avvelenano le api, fino a provocarne la morte. La Commissione Europea, a seguito di provvedimenti presi già nel 2013, ha deciso a fine aprile di vietare totalmente l’uso di tre ceppi di questo tipo di pesticidi, ritenuti i grandi responsabili della moria di api negli ultimi anni.

Oltre a questo, altre le cause che stanno mettendo a repentaglio la salvaguardia delle api: la diffusione di monocolture nell’agricoltura, la comparsa di acari parassiti ma anche i cambiamenti climatici che compromettono il loro habitat riducendone la biodiversità floristica.

Fonte: Rene Mensen (Flickr)

Un lavoro che vale miliardi

La giornalista Hannah Nordhaus nel suo libro The beekeeper’s lament scrive «come le api siano il collante che tiene insieme il nostro sistema agricolo». Per molte colture sarebbe difficile sopravvivere senza l’aiuto delle api: se dovessimo togliere dagli scaffali dei supermercati i prodotti alimentari che dipendono dall’impollinazione ne sparirebbero la metà. Uno studio del 2016 della Piattaforma Intergovernativa per la Biodiversità e i Servizi Ecosistemici, stima infatti che la produzione annuale di cibo che fa affidamento sul contributo degli impollinatori, quindi principalmente delle api, abbia un valore tra i 235 e i 577 miliardi di dollari. In Svizzera, secondo il WWF, la produzione agricola assicurata dalle colonie vale in media 256 milioni di franchi all’anno.

Grazie a questi dati è facilmente comprensibile come mai le api siano cruciali per garantire la sicurezza delle scorte alimentari globali. «Senza di esse, potremmo perdere una varietà di cibo come ad esempio patate, peperoni, caffè, zucche, carote, mele, mandorle o pomodori, solo per citarne alcuni. In breve, senza le api il FAO ( l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ndr.) non può pensare di raggiungere il suo obiettivo di vincere la fame nel mondo. La Giornata Mondiale delle Api riconosce l’importanza di questi piccoli aiutanti e aumenta la sensibilizzazione della loro protezione», dichiara Carla Muncavi, presidentessa del FAO.

Non da ultimo, le api hanno anche un importante ruolo nella preservazione della biodiversità e se la loro scomparsa dovesse rendere la Terra più povera dal punto di vista alimentare, a fare paura è anche la possibilità che questa moria sia solo un primo sintomo di qualcosa più grande che non funziona nella biosfera.

Fonte: Jessie Eastland

Futuro

Al contrario della previsione di «Einstein», anche se le api dovessero malauguratamente davvero estinguersi, l’uomo non scomparirebbe. Il sistema alimentare sarebbe gravemente compromesso, ma non crollerebbe del tutto. Piante come mais, grano e riso – alla base della nostra alimentazione – si auto impollinano e i nostri pasti sarebbero perciò «solo» meno nutrienti e colorati.

Centrale, nella protezione e nel futuro degli impollinatori, è proprio il sistema di produzione alimentare stesso, dal quale essi dipendono per il loro fabbisogno di nettare. Bisognerà passare da un sistema di coltivazione intensiva a uno sostenibile ed ecologico, con vantaggi e benefici non solo per le api ma anche per il nostro ambiente e la nostra sicurezza alimentare. La chiave è dunque un’agricoltura meno aggressiva e più rispettosa, che incrementi la biodiversità nei campi e riduca l’uso di pesticidi.

Sulla stessa linea i consigli dell’ispettore degli apiari del Canton Grigioni, Giovanni Randelli: «È importante non utilizzare sostanze chimiche all’esterno e cercare di vivere nel modo più naturale ed ecologico possibile, sostenendo l’apicoltura locale a km 0 rispetto ai grossi produttori che danno più importanza al loro capitale che alle vite delle loro api».