Società | 15.05.2018

Sea Shepherd: 40 anni d’azione diretta per proteggere gli oceani

A Vancouver nel giugno del 1977 viene fondata la Earthforce Environmental Society, che diventerà la Sea Shepherd Conservation Society, organizzazione ambientalista dedita alla protezione degli ecosistemi oceanici. Sea Shepherd riempie il vacuum esistente tra le leggi e i trattati internazionali di conservazione della natura e i soprusi che gli oceani subiscono.
Immagine: Sea Shepherd Global

L’ambientalista canadese Paul Watson (già membro fondatore di Greenpeace dal 1971), decise di fondare nel 1977 un nuovo gruppo ambientalista che prenderà il nome dalla prima imbarcazione dell’organizzazione: Sea Shepherd. Con a disposizione un’ex nave baleniera e una manciata di attivisti, Watson decise di tracciare una divisione netta nella strategia e nel metodo di azione dell’ambientalismo: la nuova organizzazione non-governativa senza fini di lucro, Sea Shepherd Conservation Society, aveva il preciso scopo di tutelare gli ecosistemi marini e oceanici di tutto il mondo. A più di 40 anni dalla sua fondazione è presente in decine di paesi e lotta con la stessa determinazione e per gli stessi obiettivi per i quali è stata fondata in origine: difendere, proteggere e conservare l’ecosistema oceanico, tramite l’azione diretta.

Sea Shepherd e la sua missione

Fonte: Sea Shepherd Global/Simon Ager

 

Dove la legge lo consente, Sea Shepherd interviene in modo diretto contro l’eccidio illegale negli oceani. Laddove non glielo consente, Sea Shepherd informa e documenta. Le leggi internazionali per la protezione degli oceani esistono, ma al largo, lontano dalle coste, l’occhio umano non è quasi mai testimone dei soprusi e degli abusi che i mari subiscono. La caccia commerciale alle balene, proibita dalla moratoria del 1986 e doppiamente illegale nel Santuario dei Cetacei dell’Oceano del Sud, avviene tutt’ora; quando non vengono catturati per diventare fenomeni da baraccone nei parchi marini, i delfini vengono massacrati per vendere le loro carni. I pesci vengono pescati a un ritmo allarmante, così come i ricci di mare e molte altre creature marine; gli squali vengono martoriati tagliando loro le pinne, per poi venderle ai commercianti che le venderanno a loro volta come presunti prodotti terapeutici e curativi. E quando tartarughe, foche, squali, delfini, razze e balene non sono obiettivo dei loro aguzzini, vengono comunque uccisi nelle reti da posta illegali o da ciò che l’uomo adopera durante la pratica di sfruttamento dell’oceano. L’occhio vigile di Sea Shepherd, invece, riesce spesso a filmare e testimoniare queste azioni illegali: per l’organizzazione arrestare il processo di sfruttamento è necessario. La vita sulla Terra, infatti, dipende dalla vita marina e dall’equilibrio dell’ecosistema oceanico. Esso rappresenta il vero polmone del pianeta Terra: gli squali possiedono un ruolo regolatore in quanto superpredatori al vertice della catena alimentare oceanica, le balene con le loro feci fertilizzano le colonie di fito-plancton, il quale assorbe la CO2 e produce il 70% dell’ossigeno che respiriamo.

Conquiste e sfide future

Fonte: Sea Shepherd Global

 

L’equilibrio oceanico è molto delicato ed è di vitale importanza per la conservazione degli ecosistemi terrestri. Sotto il benestare della Carta Mondiale della Natura delle Nazioni Unite, Sea Shepherd ha condotto numerose campagne ambientaliste per la conservazione degli oceani che hanno portato a grandi successi, quali ad esempio la sentenza del 31 marzo 2014, da parte della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia, che ha fermato per la prima volta dal 1986 la caccia alle balene nell’Oceano Antartico. Quella che un tempo era vista come un’organizzazione eversiva e dalle dubbie motivazioni, è oggi sempre di più un gruppo che sta facendo la differenza per le generazioni future e le cui battaglie non possono più essere ignorate. Diversi, infatti, sono i governi che hanno richiesto e tuttora richiedono la collaborazione di Sea Shepherd per bloccare le attività di pesca illegale in America centrale (Costa Rica, Ecuador e Messico) o in Africa (Liberia e Gabon) o che collaborano con Sea Shepherd per ripulire gli oceani e i mari dalla sporcizia salvaguardandone fauna e flora (Italia e Francia). Tutto ciò, però, non è sufficiente. Sea Shepherd è sempre in cerca di persone che s’impegnino per l’importante causa, con il loro tempo o con una donazione. Tenere le navi in mare è costoso e i volontari hanno bisogno di sostegno. Ma più di chiunque altro, è l’oceano ad averne bisogno.

Fonti:

– Sea Shepherd Global:  https://www.seashepherdglobal.org/who-we-are/history/

– International Whaling Commission:  https://iwc.int/commercial

– International Whaling Commission : https://iwc.int/sanctuaries

– Wild Aid: Sharks in Crisis: https://wildaid.org/wp-content/uploads/2018/02/WildAid-Sharks-in-Crisis-2018.pdf

– Sea Shepherd Global (squali): https://www.seashepherd.org.au/apex-harmony/overview/shark-importance.html

– EarthSky (Co2):  http://earthsky.org/earth/how-much-do-oceans-add-to-worlds-oxygen

– Pacific Whale (balene) https://www.pacificwhale.org/2017/05/17/fact-of-the-week-whales-play-a-crucial-role-in-the-carbon-cycle

-UN News (balene) : https://news.un.org/en/story/2014/03/465062-un-court-rules-against-japans-whaling-activities-antarctic

– Sea Shepherd (pesca in Libera): https://www.seashepherdglobal.org/latest-news/in-liberia-we-shut-down-illegal-fishing

– World Charter for Nature:  http://www.un.org/documents/ga/res/37/a37r007.htm