Cultura | 19.04.2018

Picasso: al LAC in mostra un Novecento variegato

La mostra allestita dal Museo d'arte della Svizzera italiana in collaborazione con il Musée National Picasso di Parigi rende omaggio all'artista spagnolo ed è un appuntamento da non perdere.
Immagine: Manuele Moghini

È difficile resistere alla forza di attrazione esercitata dalla mostra dedicata a Picasso recentemente inaugurata a Lugano. Tutti ne parlano, tutti la visitano, tutti la postano sui social. Il percorso espositivo si snoda all’interno della suggestiva cornice architettonica offerta dal LAC, che con i suoi volumi spigolosi e le sue linee taglienti offre uno spazio in quasi perfetta simbiosi con il pungente stile dell’artista. 

Il 1900 tra dramma, gioia ed esperienza personale

Il progetto comprende 120 realizzazioni selezionate e curate da Carmen Giménez, fra i massimi esperti della produzione picassiana: le 105 opere su carta sono accompagnate da 15 sculture, e sono tutte concesse in prestito dal museo parigino. La mostra mette in scena un vasto arco temporale, dal 1905 al 1967, dando la possibilità all’osservatore di attraversare un’ampia porzione di Novecento, che si fa veicolo delle più variegate esperienze, sia collettive sia personali. L’osservazione delle opere di Picasso consente infatti di attraversare il dramma delle guerre — espresso nei disegni monocromi, cinerei, affilati e terribilmente essenziali —, di attestare una ritrovata joie de vivre, — manifesta nei disegni dai colori squillanti, nelle continue allusioni alla prosperità — ma anche di conoscere alcune delle molte donne che hanno riempito la sua vita.

Le opere su carta mostrano una vivace e continua variazione per ogni tema abbracciato: gli studi di mani, le nature morte, la riflessione sul cubismo analitico. Si tratta di un campionario densissimo, che attesta il carattere estremamente prolifico della produzione di Picasso. Più d’impatto dal punto di vista scenografico sono le sculture, di medie dimensioni e quasi sempre visibili a 360 gradi. Sebbene siano prevalentemente realizzare in bronzo o lamiera, è difficile individuare un campionario completo ed esaustivo dei materiali usati dall’artista, che in molte sculture utilizza gli oggetti di scarto più disparati che vengono aggregati al gesso. La stessa distinzione tra scultura e pittura risulta problematica: non infrequenti sono i casi di costruzioni ibride, che si configurano come un misto di scultura e pittura. 

Le sculture

Emblematici e particolarmente interessanti sono i casi di alcune sculture che assumono un ruolo preminente all’interno della mostra, anche dal punto di vista spaziale. In La femme à l’orange, risalente agli anni Trenta, sono amalgamati oggetti comuni selezionati in base alla forma o alle proprietà materiche (cartone ondulato, reti metalliche, scatole). Un’interpretazione allettante la vede come una nuova Eva nel giardino dell’Eden, infatti la mela è combinata alla sinuosità delle braccia, che evoca i temi dell’albero e il movimento del serpente.

La femme à l’orange o La femme à la pomme, 1934, Boisgeloup, bronzo, 180,5 x 75 x 18,4 cm.

 

La chèvre (1950) è il risultato dell’unione dei più vari oggetti e materiali. È ispirata alla capra domestica dell’artista ed è simbolo di fertilità e benessere: riflette il clima ottimistico del Dopoguerra ed è conseguente anche alla felice nascita della figlia Paloma, nel 1949. 

La capra, bronzo, 120,5 x 72 x 144 cm.

Gli anni della guerra

Tra le opere su carta, è significativa la rappresentazione di un volto femminile, risalente agli anni della guerra, di cui traduce il carattere drammatico. Il disegno è tutto sui toni del grigio, delineato con tratti essenziali, vuoti, sghembi; in precario equilibrio non su solide spalle ma su un corpo che sembra incapace di reggerla. 

La mostra permette quindi di assaporare una fetta della vastissima opera di Picasso, che riesce a dare conto dei profondi sconvolgimenti dello scorso secolo, nel quale si instaura la straordinaria vicenda personale di un artista ancora tutto da scoprire.