27.01.2018

La struttura dell’amore

Amore e struttura, due termini di primo acchito molto distanti, ma che nascondono una vicinanza sintomatica e suggestiva. E questa la sfida che Roland Barthes nel 1977 ha portato a termine, pubblicando il suo saggio "Fragments d'un discours amoureux".
Immagine: Marco Ambrosino

Roland Barthes è stato sicuramente uno degli intellettuali più influenti della seconda metà del secolo scorso. Linguista e critico letterario, Roland Barthes si è nutrito del modus cogitandi dello strutturalismo francese, senza per questo rimanerne intrappolato. Il linguaggio, come per molti maître à penser di quel periodo, è stato il nucleo originario di ogni sua riflessione, che porta con sé la convinzione che qualsiasi realtá sia cristallizzata in un preciso linguaggio, a cui si è «liberamente sottomessi». Questa metodologia investigativa ha condotto a uno studio sottile ma profondo sul reale e sull’immaginario umano, in cui le categorie di linguistica e di filosofia si annullano e trovano al contempo un nuovo assetto, un nuovo equilibrio teorico. In altre parole, il linguaggio informa e struttura i nostri pensieri e le nostre azioni come dei veri e propri eventi traumatici, tanto da poter sintetizzare la nostra identità in un fatto linguistico: è lo studio del linguaggio la strada da seguire per comprendere la realtà che ci circonda.

Il saggio in questione è del 1977, all’apice della fortuna di Barthes, e si pone come il punto d’arrivo della sua opera e della stagione strutturalista.  Dopo aver indagato il linguaggio nelle più svariate forme, il linguista francese si è lanciato in un’ avventura critica tanto seducente quanto pericolosa, ponendosi la seguente domanda: anche l’innamorato – impazzito, smarrito, fuori di sé per antonomasia – ha una sua logica interna? Risponde anch’esso a una struttura linguistica riconoscibile che può essere studiata? Di questa  materia è fatto il saggio, composto da moltissimi frammenti, in cui ogni «voce» è un punto di vista linguistico, dal quale  l’innamorato trae ispirazione per partecipare e comprendere la (sua) realtà. L’ idea di Barthes non è solo quella di provare la validità e i limiti dell’approccio strutturalista, ma anche di ricostruire e ripensare la canonica idea di amore e innamoramento.

Per capire il contenuto di questo libretto è utile servirsi di una citazione che mostra la maestria dell’autore, sempre abile a penetrare temi astratti e complessi con garbo e brillantezza. In questo estratto s’interroga sulla forma linguistica d’ amore più canonica, «io ti amo»:

L’io-ti-amo è senza impieghi. Al pari di quella d’un bambino, questa parola non è soggetta ad alcun obbligo sociale; essa può essere una parola sublime, solenne, superficiale, come può essere una parola erotica, pornografica. È una parola socialmente sradicata. L’L’io-ti-amo è senza sfumature (…) questa parola è sempre vera (essa non ha altro referente all’infuori del suo procedimento: è il risultato di una performance). (…) Essa non è metafora di niente.

Un piccolo Canzoniere del XX secolo o un manuale d’ amore tascabile: difficile definire questo volumetto a metà strada tra linguistica e filosofia, che ha il pregio di parlare di uno degli aspetti più astratti della vita umana nella maniera più concreta possibile. La sensazione che si ha sfogliando il volumetto non è solo di leggere qualcosa di conosciuto ma di già detto,  già pensato,  già vissuto. Una lettura su noi stessi e per noi stessi.