Società | 03.09.2017

L’esercito perde colpi

Text by Leandro De Angelis | Photos by Gewerbeblog
Nel 2013, il popolo svizzero ha deciso di mantenere la leva obbligatoria. Nonostante questa vittoria, l'esercito viene spesso accusato di essere un'istituzione antiquata ed una farsa molto costosa.
Rientrare nei ranghi
Immagine: Gewerbeblog

La mia esperienza presso le forze speciali è stata positiva

Nel 2016 ho assolto la scuola reclute (SR) e scuola sottoufficiali (SSU) a Isone, nel Centro Istruzione Forze Speciali (CIFS), dove parole d’ordine erano disciplina e duro lavoro, ma anche professionalità, precisione e organizzazione. In 11 mesi io e miei camerati non abbiamo mai avuto una giornata vuota e siamo stati addestrati con successo a svolgere quello che in un conflitto sarebbe il nostro compito imparando molto e facendo una miriade di esperienze che ci porteremo appresso per tutta la vita.

Avevo cominciato a dare per scontato che nel resto dell’esercito l’esperienza fosse simile alla mia, anche se magari un po’ meno intensa.

Quanto mi sbagliavo!

Le truppe regolari sono un altro mondo

Il mio primo Corso di Ripetizione si è tenuto lontano da Isone, e ho così avuto occasione di osservare la routine di due caserme ‘normali’. Sono rimasto sconcertato.

L’esercito svizzero viene generalmente commentato negativamente dai giovani, che lo giudicano una barzelletta, un esempio di inefficienza e una perdita di tempo. Ho capito a cosa queste poco invidiabili descrizioni si riferissero quando, di tanto in tanto, ho lanciato un’occhiata alle scuole reclute che avevo sotto il naso: professionalità, programmazione ed efficienza erano concetti distanti anni luce dalla loro istruzione.

Più vedevo, più avevo l’impressione che si trattasse di un gioco, distaccato dalla realtà ed inadatto a fronteggiare le sfide attuali. Si perdono ore e ore imparando a marciare a ritmo e per farlo si toglie tempo ad un addestramento che rimane estremamente basico e spesso scarsamente realistico. Gli equipaggiamenti sono antidiluviani o insufficienti, i tempi morti ricorrenti e la motivazione, di conseguenza, bassa.

Il nostro esercito non è più al passo coi tempi

L’esercito reputa irrisoria la probabilità di un’aggressione militare, ma ritiene il terrorismo, gli estremismi e le catastrofi naturali delle minacce concrete. Alle prime due si risponde con la prevenzione e con gruppi di intervento rapido bene addestrati, alla terza con la protezione civile o le truppe di salvataggio, il genio e i sanitari. A cosa servono dunque le altre migliaia di unità di fanteria con una formazione mediocre e le schiere di panzer?

A Isone la modernizzazione è avvenuta con successo, ma il suo esempio non è stato seguito dal resto delle Forze Armate. È chiaro che pretendere ovunque zelo e un’organizzazione da forze speciali è impossibile e capisco che l’esercito, con il suo budget, non possa rifornire di equipaggiamento ultramoderno ogni singolo soldato. Ma non sarebbe meglio avere 50’000 militi bene addestrati ed equipaggiati piuttosto che 100’000 giovani che giocano alla guerra senza i mezzi per farlo?

Diminuendo il numero degli effettivi si potrebbero selezionare i giovani più motivati ed equipaggiarli con materiale attuale senza aver bisogno di passare ad un esercito professionista.

Molti hanno l’impressione che ai ‘piani alti’, invece di impegnarsi a riformare, ci si sia addormentati sugli allori facendo finta che il mondo sia sempre quello degli anni ’70 e cercando di sopravvivere di rendita.

Nel 2013 il 73.2% degli Svizzeri ha decretato di voler mantenere un esercito di milizia con leva obbligatoria sottintendendo però di volerne uno che funzioni e che sia in grado di difendere il Paese in caso di bisogno. Ogni anno migliaia di giovani perdono un anno di formazione o lavoro, l’economia viene privata del loro apporto e 5 miliardi escono dalle casse federali. Un simile sacrificio deve essere compensato da risultati all’altezza dell’efficienza elvetica, ma al momento non è così, col risultato che le Forze Armate tradiscono la fiducia accordata loro dalla popolazione.

Fino a quando l’esercito non correggerà i numerosi e ben conosciuti problemi che lo affliggono, la sua immagine continuerà a deteriorarsi e presto o tardi gli Svizzeri smetteranno di dargli fiducia. È dunque nel suo interesse estrarre la testa dalla sabbia e rimboccarsi le maniche, la strada da percorrere è ancora lunga.