Società | 29.08.2017

Tra passione, disillusione, e paradossi 2.0

Da Balerna a Friborgo, passando per Chernobyl: Omar ci racconta i primi passi di una carriera giornalistica promettente e consapevole delle ambiguità del mestiere.
Durante l'intervista
Immagine: Juliane Roncoroni

Che Omar Cartulano sia un giornalista ormai non più alle prime armi lo capisco appena seduto sul divanetto del Circolo dei Canottieri di Lugano. Faccio a malapena in tempo a preparare un foglio di appunti, e Omar sta già cominciando a chiedermi cosa faccio nella vita, dove studio, da quanto. Ma l’intervista la dovrei fare io – gli faccio notare. Giusto, si scusa, accettando poi di buon grado lo scambio di ruoli in cui lui, intervistatore già rodato, risponde alle domande un po’ a caso di chi non ha mai intervistato prima.

 

“Beh, sono solo 80% giornalista”, mi spiega. È una battuta, si riferisce alla percentuale di ore settimanali, ma il sospetto è che la verità di Omar – quel je ne sais quoi che, mi hanno appena spiegato al workshop di Tink.ch sul portrait giornalistico, un ritratto dovrebbe andare a scovare – stia proprio in quel 20%, in quella reticenza ad accettare una semplice, monolitica definizione di sé. E allora provo a incalzarlo. Un po’ è colpa delle circostanze: il Bachelor in giornalismo all’università di Friborgo, che avrebbe voluto frequentare, fu cancellato proprio quando Omar stava compilando l’iscrizione, costringendolo a ripiegare su una combinazione di storia contemporanea e antropologia. “È stata una scelta casuale ma tutto sommato fortunata”, un’apertura quasi forzata a una visione più ampia del mondo e della società che lo ha portato a un cambio di rotta rispetto ai sogni liceali.

 

Infatti, “se mi avessi chiesto in seconda liceo cosa avrei voluto fare da grande, ti avrei risposto giornalista sportivo”. Non che questo sogno si sia del tutto infranto, anzi: Omar collabora con il portale tutto ticinese di approfondimento sportivo rivistacorner.ch dalla sua fondazione. Eppure gli studi universitari sembrano avergli aperto le porte di un altro tipo di giornalismo, più cosciente delle proprie potenzialità politiche: “Durante gli studi mi sono reso conto di quanto schifo ci sia nel mondo, e mi sono detto che in quanto giornalista il mio compito è portarlo a galla, usare le mia capacità per contribuire a una popolazione più informata”. Certo, dopo due anni di attività tra i ranghi di Ticinonews la consapevolezza che questa missione non sia così semplice non gli sfugge: “La realtà del mestiere forza a essere quasi un politico, ad imparare la diplomazia per restare entro certi paletti”, ma la passione non sembra essersi spenta.

 

Sport, antropologia, storia contemporanea: tutto questo fa parte del giornalista a tutto tondo che mi sembra di avere di fronte. Ci entrano pure la musica – meglio se alternativa, di nicchia – e la passione per i viaggi – perché il mondo, mi spiega, puoi sperare di capirlo solo se lo vivi. Il tutto è poi condito da un sapere tecnico – Omar è un appassionato fotografo – nato per passione ma che costituisce “una freccia in più” nel suo arco professionale, uno strumento in più per presentare fatti e riportare storie, come quella che, nel 2016, Omar ha raccontato direttamente dalla zona d’esclusione di Chernobyl, con un reportage apparso sul Corriere del Ticino.

 

“In questi tempi bisogna saper fare un po’ di tutto, ma alla fine sembra di non saper fare bene niente: è la frustrazione della nostra generazione.” E Omar Cartulano sembra davvero un membro a pieni diritti della sua generazione, almeno se vista al di là dei cliché poco lusinghieri di cui sono preda i millenials. Dinamico, mobile, poliglotta e poliedrico, disilluso al punto giusto e soprattutto consapevole delle tante ambiguità della società 2.0: “Internet è in una situazione di conflitto: da una parte mette in contatto e permette a tanti di comunicare e scambiare idee, dall’altra rischia di banalizzare tutto”.

 

E dove si posiziona, gli chiedo mentre gli altri partecipanti al workshop cominciano ad approcciare l’aperitivo, un sito come Tink.ch in questo panorama? “Mi sono messo a disposizione nel 2013 per aprire la sezione italofona di Tink perché vedevo in una piattaforma trilingue un’opportunità di contatto con altri giovani, e perché mi sembrava una piattaforma di lancio su cui potermi esprimere liberamente”. Libertà e contatto, relazioni umane con altri membri della redazione e possibilità di sperimentare e mettere in pratica: se questa è la ricetta di Tink.ch, Omar Cartulano è la dimostrazione vivente di quanto questa ricetta possa essere vincente.