Società | 14.07.2017

Marcia per la fine dello specismo

Text by Giacomo Müller | Photos by Klaus Petrus
Sabato 1 luglio si è tenuta a Berna la marcia per chiedere la fine dello specismo. Per capire di cosa si tratta, l'abbiamo seguita per voi, riuscendo inoltre ad intervistare uno degli attivisti ticinesi presenti.
Immagine: Klaus Petrus

Sabato 1 luglio abbiamo preso parte al corteo, organizzato dall’associazione Tier-im-Fokus, che ha sfilato per le vie di Berna, dalla Schützenmatte fino alla Rathausplatz, dove tra i duecento e i trecento attivisti di tutte le età si sono dati ritrovo per chiedere la fine dello specismo. Ma cos’è lo specismo? Cosa chiedono queste persone che, cartelli, striscioni e megafono alla mano, hanno deciso di scendere in strada mettendosi direttamente in gioco animando per qualche ora la capitale? Per farci capire un po’ meglio di cosa si tratta, abbiamo avuto la possibilità di avvicinare Norman Lipari, giovane attivista già membro dell’ATRA (Associazione Svizzera per l’Abolizione della Vivisezione) e da diversi anni ormai dedito all’attivismo animalista e ambientalista.

La marcia è stata accompagnata da diversi slogan come «No excuse for animal abuse !», «Schluss mit dem Profit, auf Kosten der Tiere !», «One struggle, one fight, human freedom animal rights!». Foto: Klaus Petrus.

 

Ciao Norman! Grazie per averci concesso questa intervista in merito alla manifestazione che si è appena tenuta a Berna. Come prima cosa direi sia fondamentale capire cosa sia lo specismo, una definizione che credo sia sconosciuta ai più. Sapresti illuminarci al riguardo?

Ciao, e grazie a voi. Il primo a usare il termine specismo fu lo psicologo Richard Ryder negli anni ’70. Ryder descrisse questo concetto dopo aver svolto esperimenti sugli animali e avere cambiato radicalmente posizione, diventando un sostenitore dei diritti degli animali. Lo specismo, come lo spiegava lui nello scritto di Oxford pubblicato nel 1970, è per analogia a tematiche quali il razzismo o il sessismo, una forma di discriminazione, ma basata sulla differenza di specie. Si attribuiscono diversi valori morali a individui non appartenenti alla nostra specie animale. Il concetto è poi stato ripreso in seguito da altri filosofi come Peter Singer o Tom Regan, che come Ryder facevano parte del gruppo di Oxford.

Più precisamente, quali sono le richieste delle associazioni e dunque delle persone che hanno deciso di scendere in strada, di mettersi in gioco in prima persona?

La richiesta è quella di prendere in considerazione gli esseri senzienti, allargare il cerchio della considerazione morale anche a loro. Le normative, le leggi, le consuetudini esistenti oggi nelle società umane non tengono conto degli altri esseri senzienti, dei loro interessi e diritti, e noi rivendichiamo che anche loro vengano presi in considerazione.

Il corteo di passaggio in Waisenhausplatz. Foto: Klaus Petrus.

 

Delle tematiche sicuramente molto sensibili, che comportano soprattutto un sostanziale cambiamento della visione comunemente accettata oggi, del sistema attualmente vigente. Quali credi siano gli aspetti positivi, così come anche quelli negativi, di un tale modo d’azione in un tale contesto?

Di negativo credo ci sia poco: sicuramente per chi è esterno a questa causa noi possiamo sembrare dei rompiscatole, ma la verità è che quel che facciamo non lo facciamo per noi, ma in primis per gli animali non-umani. A noi interessa che loro vengano presi in considerazione. Devono fare parte delle nostre preoccupazioni come gli esseri umani, ed essere ambientalista per me presuppone un alto grado di coscienza nei confronti di tutti gli animali, umani compresi. Manifestazioni come quella di sabato sono quindi importanti per dare voce a chi non ne ha.

Foto: Klaus Petrus.

 

Una componente importante credo sia il fatto di trovarsi, di fare fronte comune, di sostenersi a vicenda in questa lotta. Cosa puoi dirci in merito a ciò?

Sono d’accordo che bisogna fare fronte comune, e la cosa più bella è che questo fronte è eterogeneo: in questo genere di cortei vedi sfilare ragazzi e ragazze giovani, ma soprattutto anziani e anziane, famiglie con bambini, eccetera. L’antispecismo è una lotta che può, e dovrebbe, interessare chiunque.

In conclusione, hai magari qualche informazione da darci per approfondire queste tematiche o qualche consiglio per chi vuole magari ingaggiarsi in prima persona come attivista?

Attivatevi e prendete parte in questa causa, è una delle lotte più importanti del nostro tempo: ognuno può fare qualcosa per migliorare il mondo!

Ancora sulla Rathausplatz, dove si sono anche tenuti diversi discorsi degli esponenti delle tante associazioni presenti. Foto: Klaus Petrus.

 

Bandiera dell’Antispeziesistische Aktion. Foto: Klaus Petrus.