Cultura | 03.04.2017

Si alza il sipario: intervista a Sébastien Blanc. Parte 2

Text by Pietro Solari | Photos by Sam Siegel
Ho fatto due chiacchiere con Sebastien Blanc, giovane regista ticinese che risiede a Londra e lavora facendo la spola tra la capitale britannica e il Ticino. Ecco quanto è venuto fuori grazie alla magia di Skype nel secondo incontro.
Immagine: Sam Siegel
Oltre ai lavori di cui mi hai parlato nel nostro precedente incontro, hai altri lavori in vista?

Ho finito di scrivere, assieme a Jamie Touche, un lungometraggio intitolato “Nowhere Safe” al quale tengo in maniera particolare. Siamo già in contatto con attori riconosciuti a livello internazionale, in modo da poter dare al film maggior risalto e nella speranza che possa ricevere qualche riconoscimento. Inoltre sto scrivendo la sceneggiatura per un altro cortometraggio. Spero di poter iniziare le riprese in maggio ma non posso dare molte informazioni perché è ancora in fase di scrittura.

Con che criteri fai i tuoi casting?

Dipende dal lavoro: se per esempio per un piccolo film non posso permettermi di pagare come vorrei gli attori cerco di contattare degli amici che in quel caso mi danno una mano. Per il cortometraggio “Lighthouse” abbiamo avuto 1500 iscritti al casting. Siamo poi passati a selezionarne 40 per i provini veri e propri e qui mi sono bastati una manciata di secondi per capire se la persona che avevo davanti fosse compatibile con il personaggio che doveva interpretare.

Qual è la scintilla che in quei pochi secondi ti fa capire?

Mi basta osservare come si muove la persona e scambiare due parole con lui o lei. Quello che conta molto è l’immagine mentale che mi sono fatto del mio personaggio. È difficile da spiegare ma è qualcosa che non ci metto molto a capire.

Foto: Sam Siegel
Foto: Sam Siegel

 

Ti occupi solo della regia?

No, mi piace molto anche occuparmi della produzione, soprattutto dei registi con i quali c’è una pratica di collaborazione quotidiana. In gennaio abbiamo ultimato le riprese di un cortometraggio e ne sto per produrre un altro.

Di chi sono? Di cosa parlano?

Quello che stiamo montando vede alla regia Jan Janurbeg. Appena ho letto la sceneggiatura ho voluto far parte del progetto perché la storia mi ha subito colpito molto. Parla di un uomo che si innamora della sua macchina del caffè. Si tratta di una commedia assurda ma che tratta di temi molto impegnativi come la solitudine, la depressione e il nostro rapporto con le tecnologie. Per quanto riguarda il secondo cortometraggio, stiamo per cominciare le riprese. Si tratta di una commedia del regista ticinese Davide Marangoni, pensata appositamente per scuotere e scioccare lo spettatore.

Foto: Sam Siegel
Foto: Sam Siegel

 

Ho l’impressione che per te sia importante il gruppo di complici. Quali aspirazioni condividete?

Ci divertiamo molto insieme. Siamo sempre il cuore di ogni progetto che sviluppiamo insieme e ci piace sostenerci a vicenda in un mondo difficile come quello cinematografico. Io e Jamie Touche scriviamo quasi sempre insieme e ci troviamo molto bene. Sarebbe bello continuare così: scrivere e fare film insieme.

Quali sono le differenze che hai notato tra il lavorare a Londra e in Ticino?

Londra apre chiaramente molte più porte del Ticino, anche perché già solo sviluppando una serie di progetti per la scuola si entra in contatto con dei professionisti che possono poi in futuro collaborare con te e darti delle opportunità che invece in Ticino sono molto più difficili da trovare. Poi ho notato diverse differenze a livello delle storie sviluppate, perché Londra essendo una realtà molto più grande è interessata a trame che possano coinvolgere il grande pubblico. Ho anche potuto constatare delle differenze nei metodi di lavoro.

Come produttore lavori in un contesto particolare?

Assieme a Marco Stegmeier abbiamo fondato l’anno scorso la Lakeside Pictures con la quale ci occupiamo di tutti gli aspetti di produzione cinematografica che vanno dai video musicali, alle pubblicità e ai cortometraggi e lungometraggi.

Foto: Sam Siegel
Foto: Sam Siegel

 

Su che genere cinematografico ti piacerebbe cimentarti?

Sono un amante dei film psicologici (thriller, drammi e horror), ma voglio anche sperimentare molto e non restare legato ad un solo filone. Mi piace combinare i generi e creare, inscenare personaggi ricchi e sfaccettati. Mi piacerebbe anche poter sviluppare un progetto che per ora è solo su carta: si tratta della storia della mia famiglia durante la seconda guerra mondiale.

Cosa ha vissuto in quel periodo la tua famiglia?

I genitori di mia nonna risiedevano in Olanda durante l’occupazione nazista. Mio nonno e suo fratello vennero chiamati a combattere ma siccome erano gli unici maschi della famiglia c’era il rischio che il cognome scomparisse. Quindi decisero, lanciando una moneta, chi sarebbe andato a combattere e chi si sarebbe nascosto. Mio nonno ebbe più fortuna, se di fortuna si può parlare, e si nascose nella cantina di una casa dove conobbe la donna che sarebbe diventata sua moglie (mia nonna). È una storia molto complessa e che mi riguarda molto da vicino, oltre ad avere un innegabile fascino.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno nel cassetto è sempre stato quello di poter girare la pellicola del Signore degli Anelli, purtroppo un certo Peter ha avuto la mia stessa idea (ride). A parte questo mi piacerebbe tornare in Svizzera una volta affermatomi come regista e poter sviluppare dei lungometraggi partendo dalle mie idee originali.

Foto: Sam Siegel
Foto: Sam Siegel