Cultura | 20.04.2017

QUANDO LA STORIA FINISCE NEL ’39

Riguardando a distanza di 3 anni i miei appunti di storia del liceo mi accorgo che qualcosa non torna... pagine e pagine che trattano di tempi remoti, ma che tralasciano gli anni che più plasmarono il mondo attuale.
Cosa succede dopo?
Immagine: Blandine Le cain (Flickr)

Nei miei appunti leggo di Plantageneti, Capetingi, schiaffi papali e molti altri avvenimenti e personaggi che hanno segnato la storia secoli e secoli or sono, finché… Ma come?! Non trovo mezza parola su ciò che successe nel nostro pianeta da dopo la Seconda Guerra Mondiale! Tutto tace dal ’39. Qualche parola sullo scoppio del conflitto e poi basta.

Ho chiesto a un po’ di ragazzi del mio stesso anno che stavano in altre classi e pare che al Liceo 1 di Lugano i più fortunati siano arrivati al ’45, ma che nessuno abbia mai raggiunto il dopoguerra.

Non una singola goccia di inchiostro si occupa delle decolonizzazioni di Africa e Medio Oriente, della nascita della Repubblica Popolare cinese o di quella della Comunità Economica Europea (la “mamma” dell’UE). Lo stesso vale per le guerre in Afghanistan, Ex Jugoslavia o Iraq.

IMPOSSIBLITATI A COMPRENDERE L’ATTUALITÀ:

Come farà un liceale fresco di studi a capire cosa sta succedendo nel mondo aprendo un giornale?

Tra le pagine leggerà di migrazioni, crisi dell’UE e tensioni tra USA e Russia e dovrà accettare questi avvenimenti senza però potersi spiegare come tali fenomeni si siano sviluppati. Come potrà analizzare criticamente e comprendere le ragioni di ciò che succede?

Di sicuro non ce la farà grazie al liceo ed in particolare non grazie al corso di storia, che si è arrestato nel 1945. Insomma, non avrà i mezzi necessari per interpretare il mondo nel quale vive.

Potrà interessarsi e cercare su Wikipedia, ma la scuola non lo aiuta.

Al Liceo 1 di Lugano vengono maturati allievi con un buco storico di almeno 70 anni centrato proprio sul periodo che più influenza la loro vita quotidiana.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE?

Quest’ignoranza è estremamente pericolosa in quanto ci spinge ad accettare soluzioni semplicistiche ai nostri problemi e mina uno dei prerequisiti della democrazia: l’informazione dei votanti. All’interno del dibattito politico tendiamo a dar ragione a colui che urla più forte o fa uso del vocabolario più shoccante, poiché l’ignoranza ci impedisce di riconoscere l’argomento migliore. Ma quando il numero di voti ricevuti diventa proporzionale al numero di insulti o di immagini devianti ma emotivamente efficaci (vedi la donna col burqa nella campagna UDC contro la naturalizzazione agevolata) che si utilizzano, allora la democrazia deve preoccuparsi.

MIGLIORARE L’ISTRUZIONE PER UNA SOCIETÀ FORTE:

Il programma di storia (almeno al Liceo 1) andrebbe di conseguenza rivisto, per renderlo più finalizzato a quello che secondo me dovrebbe essere il suo scopo primo: dotare gli allievi di mezzi per comprendere e interpretare l’attualità. I docenti dovrebbero trovare il modo di parlare degli avvenimenti più recenti rimanendo obiettivi e presentando -se caso- le differenti versioni dei fatti. Non si può rinunciare a parlare dell’11 settembre solo perché ci sono due interpretazioni completamente diverse di ciò che accadde quel giorno.

Il filosofo George Santayana ci ha avvertiti: “Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”.