Gesellschaft | 24.04.2017

Lugano “apre le porte” al turismo sessuale minorile

Tra il 13 e il 14 febbraio 2017, a Lugano, s'è svolto, per la prima volta in Svizzera, un processo a porte aperte riguardante il turismo sessuale. Questo evento non ha tuttavia suscitato grande interesse analitico da parte della stampa ticinese, paurosa di risultare, nella descrizione dei fatti, "troppo spinta".
Immagine: Blog “Sul Romanzo Agenzia Letteraria”

Lugano, 13-14 febbraio 2017. Prevenuto colpevole di coazione sessuale (ripetuta, consumata e tentata), di violenza carnale (ripetuta, consumata e tentata), di atti sessuali con minori di 16 anni e di pedo-pornografia. Queste sono le accuse mosse dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli al 46enne sottocenerino, diventato così il primo caso di giustizia penale alla Corte delle assise criminali a svelare il legame tra il Ticino e il fenomeno globale del turismo sessuale minorile. Segnalato dagli Stati-Uniti per aver utilizzato dei siti pedopornografici, l’impiegato di banca, durante la perquisizione della polizia cantonale avvenuta questa primavera, racconta d’aver pianificato, attraverso due organizzazioni criminali operanti su chat online, “Mama-san” Gemma e Aple (pseudonimi), 13 viaggi, prima in Tailandia e poi nelle Filippine, tra il 2010 e il 2015, finalizzati all’incontro sessuale con almeno 17 minori. La sentenza è arrivata il 14 febbraio alle 17:00 pena detentiva di 5 anni e 6 mesi e trattamento ambulatoriale “con degli obiettivi e una strategia chiara”, ha specificato il giudice Mario Ermani.

Com’è stato raccontato in aula, e perché ci concerne, questo legame tra Ticino e turismo sessuale minorile? Le azioni dei “mostri” privi d’umanità, esseri lontani dalla ragione, orripilano e paralizzano la nostra logica e i nostri sentimenti. Se tentiamo di decostruirli riaprendo degli spazi al pensiero politico – gesti che spettano, per responsabilità e libertà, a ogni cittadino -, faremo della catastrofe di senso, dell’irrazionale come inspiegabile, una critica alla nostra razionalità eretta. In altre parole, questo processo non dovrebbe concernere solo l’accusato. Può e dovrebbe essere un’occasione per ri-parlare di color* che sistematicamente rimangono senza voce.

Kafkianamente, sto approfittando delle porte aperte dell’aula; oltrepassando quindi i rifiuti della stampa ticinese di pubblicare analisi giornalistiche sui fatti accaduti, come se queste dovessero inevitabilmente assumere la forma pornografica. Ribadisco dunque, con la scrittura stessa, la differenza tra un testo pornografico e un appello etico a ricercarci nelle differenti violenze esistenti nei rapporti che costituiscono la nostra società ticinese – che certo non è, e non dev’essere, un’isola indifferente al mondo di cui facciamo parte. Ho pertanto deciso di suddividere la mia analisi per dare un (altro) senso a quel che si presenta come “inspiegabile” (la catastrofe del senso o la sua sospensione, la mancanza d’analisi) in quattro momenti: se la prima parte cerca d’analizzare il discorso del giudice Ermani, la seconda tenta d’introdurre la “girlfriend experience” disumana in un contesto a noi più famigliare. La terza ci permette di separarci dalla logica propria alla sfera del Diritto per condurci a una quarta e ultima parte dove si discuterà della nostra responsabilità collettiva verso il turismo sessuale minorile.