Società | 25.04.2017

L’erezione di un processo o il processo all’erezione.

La sentenza non viene ad un tratto, è il processo che poco a poco si trasforma in sentenza. Testimonianza diretta che introduce alla critica del discorso della Giustizia sull'inspiegabile legame "deviante" tra un Ticino individualizzato e un "laggiù" del turismo sessuale minorile.
Immagine: Blog “Sul Romanzo Agenzia Letteraria”

La mattina del 13 febbraio, il giudice Ermani, fiancheggiato da Manuela Frequin Taminelli e Luca Zorzi, ha iniziato il processo formulando una serie di domande all’imputato riguardanti la sua vita famigliare, il suo rendimento scolastico e delle puntuali esperienze sessuali per arrivare a dare un senso a quel che si considera irrazionale: il coinvolgimento nel turismo sessuale minorile. Negli appunti presi durante il processo, ho individuato cinque “gradini”, come li ha definiti il Presidente della Corte, che paiono comporre un “darwinismo della pedocriminalità”. S’insiste sul sentimento d’abbandono (dal padre, dai docenti, dalle ragazze, dai coetanei) e sull’umiliazione provata da un ragazzo che si sente incapace d’incarnare la virilità: capelli lunghi e gentilezza, alle scuole medie, diventano i moventi per bullarlo e appioppargli lo stigma dell’omosessualità che, come ben sappiamo, la nostra società permette.

Tra una lacrima e l’altra l’imputato confessa: “non mi sentivo all’altezza delle avances delle ragazze”. E quando a 16 anni penetrò per la prima volta la vagina di una 14enne, ecco che ci identifica il suo “trauma”: “non riuscii a soddisfarla, persi la fiducia in me stesso”; “non riuscii più ad avere una relazione sessuale spontanea a causa dell’ansia da prestazione”. Pervaso da una grande vergogna, “incominciai a far largo consumo di pornografia: ho abusato d’immagini e di masturbazione a causa della mia mancanza di libido”.

“Non incominciamo coi clinex”, lo ammonisce il giudice. In aula l’imputato deve dar prova d’aver cominciato a lavorare su di sé, dove il “sé” in questione è un “sé sessuale”, l’orientamento sessuale, quindi la cor-retta eterosessualità. Deve dar prova di Ragione, della rettitudine interiore direbbe un kantiano. È giunta l’ora di farsi “uomo normale”, come attesta l’analisi dell’urologo al quale l’imputato s’è sottomesso: il 46enne è fisiologicamente in grado d’avere erezioni sufficientemente rigide per attuare delle penetrazioni vaginali.

Il “gradino” che ha salito l’imputato per immettersi nel mercato della prostituzione, dapprima adulta, è stato quello dell’International Sex Guide. Brasile, ma soprattutto Tailandia è la meta che l’imputato ha coscientemente scelto per trovare una via dove potesse dar sfogo ai suoi desideri: “La Tailandia dei primi anni era per me il Paradiso, ero felicissimo. Si stava meglio là, riuscivo ad avere relazioni più intime”. Divenuto “puttaniere”, come lui stesso s’è definito, il mercato del consumo sessuale online gli ha permesso d’addentrarsi nelle “chat room” dal suo monolocale di Lugano. È su questa piattaforma, dove il giudice ritiene che l’imputato non temesse il “giudizio sociale”, che il ticinese si costruirà quella che il dottor Carlo Calanchini (perito) chiama “maschera virile, dura” o “lato predatore” e che sconcerta l’avvocatessa della difesa, Sandra Xavier, che nella sua arringa finale confida di non riconoscere quell’”essere” nel suo cliente.

“Mi spieghi lo scatto verso le minorenni”, esorta Ermani. E così si scopre che delle maggiorenni filippine offrono la possibilità, su queste chat, d’entrare in possesso di video di bambine nude, che l’imputato ha poi accuratamente selezionato secondo i suoi gusti sessuali, dando particolare rilevanza ai criteri della verginità, della magrezza e del viso dolce: garanzie, per l’imputato, per raggiungere la sua agognata “Girlfriend experience”. Il desiderio del ticinese era quindi quello di “conoscere una donna di cui innamorarsi”: “Non volevo stuprarle, ma avevo paura d’essere giudicato per la mia inesperienza. Per me era una figura di merda”.

Ossessionato dalla possibilità della sua impotenza e quindi dall’essere paragonato ad altri uomini sul piano sessuale, l’imputato ha trovato “laggiù” l’occasione di partecipare alla competizione virile al fine d’appagare il suo desiderio di parità (o di riconoscimento) con gli altri uomini, da un lato nelle chat collettive richiedendo delle oscenità già proposte da altri uomini occidentali e mentendo sulle proprie attività sessuali, e dall’altro organizzando dei viaggi per trascorrere le sue “vacanze” con delle prostitute-bambine. L’imputato, tuttavia, non sembra aver raggiunto l’invulnerabilità virile sperata.