Politica | 16.04.2017

La sfida di Erdogan

Text by Giorgia Bazzuri | Photos by Giorgia Bazzuri
La Pasqua simboleggia una rinascita, una nuova vita. In questo stesso giorno la Turchia deciderà con un referendum se cambiare la sua forma di governo accentrando il potere delle mani del presidente Erdogan oppure cercare un cambiamento.
  • La campagna a favore del presidente Erdogan e del SÌ, "evet"

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  • I sostenitori del NO, "hayir", stanno riempiendo le strade di autocollanti

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  • Uno degli ultimi comizi del SÌ. Le possibilità economiche tra le due parti sono molto diverse e lo si nota sia dalla campagna dei cartelloni sia dalle manifestazioni

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  • Sostenitori del NO. Si vede chiaramente la differenza di mezzi a disposizione per la campagna: da una parte palco e sedie, dall’altra un camioncino e la strada come luogo di ritrovo

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  • Il SÌ distribuisce cappellini e acqua alle persone

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  • Giovani sostenitori del NO

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Sembra di rivivere le pagine del romanzo di Orwell 1984: le immagini del presidente turco sono ovunque. Le sue foto scrutano le persone dall’alto dei palazzi, dai volantini distribuiti per le strade, dai cartelloni pubblicitari alle fermate degli autobus. La campagna per il SÌ, evet, è martellante. Ora però è tutto finito: in questo momento i turchi stanno votando per accettare o meno il referendum costituzionale che trasformerebbe lo Stato da una repubblica parlamentare a una presidenziale, accentrando il potere esclusivamente nelle mani di un’unica persona.

La posta in gioco è molto alta. Nel caso in cui dovesse vincere il SÌ, la nuova costituzione prevederebbe l’abolizione della carica del primo ministro, la facoltà per il presidente di sciogliere il parlamento a suo piacimento, il capo di Stato non avrebbe più l’obbligo della neutralità politica e tornerebbe alla guida del suo partito e nominerebbe la maggioranza dei giudici della corte costituzionale. Il Paese si avvierebbe di fatto verso un regime autoritario.

I sostenitori del NO, hayir, hanno dei mezzi molto limitati per la campagna:

nel tragitto dall’aeroporto al centro città ci sono voluti 32 manifesti per il SÌ prima di vederne uno a sostegno del NO.

Gran parte dell’opposizione è stata messa a tacere con le purghe volute dal governo dopo il fallito golpe dello scorso luglio attraverso arresti, licenziamenti o sospensioni. Nonostante questa lotta impari, i sondaggi non hanno saputo dare una previsione a favore di uno o dell’altro fronte ed è tutto ancora molto aperto.

Dei giovani con cui ho parlato mi confessano del loro timore nel caso di una vittoria del NO: nessuno sa cosa Erdogan sarebbe in grado di fare e potrebbe scoppiare il caos. Per ora si sta a vedere, il seggi sono aperti fino alle 17.