Società | 08.03.2017

Tina Anselmi e la forza delle donne

Text by Ilaria D'Alessandro | Photos by Sesto Potere
Nel giorno in cui ricordiamo la donna e le sue conquiste è doveroso dedicare uno spazio ad una delle personalità che meglio ha saputo mostrare, attraverso il suo percorso, l'estrema rilevanza del ruolo femminile nella società.
Immagine: Sesto Potere

Tina Anselmi, venuta a mancare lo scorso novembre, nacque nel 1927 a Castelfranco Veneto dove trascorse la sua prima giovinezza. Era il 26 settembre 1944 quando una vicenda terrificante segnò una svolta nella sua vita: i nazifascisti costrinsero gli studenti dell’istituto magistrale di Bassano del Grappa ad interrompere le lezioni per scendere in piazza ed assistere all’impiccagione di un gruppo di partigiani. Di fronte a tanta violenza Tina decise di reagire e aderì al fenomeno della Resistenza divenendo una coraggiosa staffetta partigiana.

Laureata in lettere a Milano, Tina Anselmi divenne la prima donna ministro in anni in cui si era radicata e diffusa nella mentalità delle persone la convinzione che la politica fosse una attività prettamente maschile. Anselmi si batté sin da subito contro tali pregiudizi e in particolar modo vennero affrontate battaglie ideologiche per dare alle donne la possibilità di prediligere un lavoro extradomestico. Ministra del lavoro e della previdenza sociale nel III governo Andreotti, Tina fu anche artefice dell’approvazione della legge n.903 del 1977 che favoriva condizioni di lavoro paritarie per la figura maschile e quella femminile.

Inoltre, nominata presidente del Comitato per l’anno internazionale della donna il 27 febbraio del 1975, Anselmi raccontò di come il contributo femminile nella Resistenza partigiana fu fondamentale alla salvezza dell’uomo. In questo senso, secondo Tina Anselmi, il vero superamento della “politica degli uomini” passò attraverso il confronto col femminismo:

“la donna ha combattuto la sua battaglia non come parte, non come categoria, ma come persona, indicando a tutta la società che è in nome del valore e della dignità della persona umana che va combattuta ogni battaglia politica, sociale ed economica. In questo, certi traguardi raggiunti dalla donna sono traguardi sui quali si misura la crescita civile di tutta la società”.

A distanza di quarantadue anni questo discorso rappresenta ancora un punto di riferimento per qualsiasi donna che, desiderando mutare la propria condizione, tenta di rendere migliore l’intera società.