Cultura | 27.03.2017

Si alza il sipario: intervista a Sébastien Blanc. Parte 1

Text by Pietro Solari | Photos by Gianluca Barra
Ho fatto due chiacchiere con Sébastien Blanc, giovane regista ticinese che risiede a Londra e lavora facendo la spola tra la capitale britannica e il Ticino. Ecco quanto è venuto fuori grazie alla magia di Skype nel primo incontro.
Seb on set
Immagine: Gianluca Barra
Ciao Seba! Tra i tuoi film ce n’è uno a cui tieni particolarmente?

Il film al quale sono più affezionato è sicuramente il mio lavoro di Bachelor alla MetFilm School, intitolato “Lighthouse”. Sono molto soddisfatto del risultato e anche del fatto che la pellicola abbia girato parecchi festival importanti tra i quali Seattle, la sezione di Cannes destinata ai cortometraggi, Londra e altri.

Il tuo affetto per “Lighthouse” ha anche ragioni legate ai contenuti o alla forma del film stesso?

I temi di “Lighthouse” sono molto vicini a me. È un tipo di film estremamente semplice: due personaggi, piccoli eventi, sguardi che graffiano e un panorama che toglie il fiato. La storia è presa da fatti realmente accaduti: un uomo australiano che ha vissuto 50 anni vicino ad una scogliera conosciuta per essere un posto dove la gente si suicida. Lui ha salvato parecchie vite semplicemente offrendo alla gente una tazza di té. Appena ho sentito questa storia ho capito che avrei girato un film su quell’uomo.

 

Cosa vuoi trasmettere allo spettatore?

Voglio scuotere lo spettatore facendolo riflettere sulle difficoltà di comunicazione tra le persone. Per me un film deve scioccare in modo che le immagini rimangano impresse nella memoria e dopo la proiezione nasca spontaneamente una discussione.

Questi contenuti come si traducono nelle immagini?

Per ora non ho ancora un mio stile e quindi esploro diversi modi di lavorare per trovare lo stile che più si avvicina al mio modo di concepire un film.

Per te il successo è importante? Hai anche altre aspirazioni?

No. La cosa importante per me è che i miei film colpiscano la gente. Quando comincio a scrivere la scenografia di un film lo faccio perché voglio trasmettere un messaggio a più persone possibile e questo per me è sufficiente. Mi piacerebbe fare un film per ogni genere. Per ora sto cercando di capire quale sia la mia strada a livello di regia. Spesso torno su tematiche che potrei definire introspettive e oscure perché mi piace esplorare le parti oscure dei personaggi.

Attualmente a cosa stai lavorando?

Al momento sono in fase di montaggio del corto COSA?. Oltre alle persone con cui collaboro abitualmente a Londra, partecipano diversi ticinesi. Lo produce Mara Manzolini. Infatti il film è il suo lavoro finale per il Master che sta conseguendo nella mia stessa scuola, la MetFilm School. Mara, come produttrice, mi ha coinvolto alla regia. Si tratta di un cortometraggio comico di una decina di minuti dalle sfumature surreali e dal finale esplosivo. Non rinuncia peraltro a voler lasciare qualcosa nello spettatore.

Foto: Mara Manzolini
“Cosa?” Crew. Foto: Mara Manzolini

 

 Per che cosa si distingue questa pellicola rispetto alle altre che hai già ultimato?

Abbiamo lavorato anche con attori di una certa esperienza e questo ha rappresentato  un vantaggio per tutti: gli operatori e la squadra tecnica sono facilitati grazie ai loro movimenti. Inoltre quello che ho constatato è che gli attori meno esperti compiono un salto di qualità lavorando a fianco di persone che sono nel settore da più tempo. Quello che mi piace in particolare di questo gruppo è il fatto che abbiamo discusso dei personaggi e questo ha portato ad aggiungere sfaccettature molto interessanti alla caratterizzazione di questi.