Cultura | 01.03.2017

Nâzim Hikmet, il cantore di una libertà sofferta

Text by Marco Ambrosino | Photos by Marco Ambrosino
Nâzim Hikmet è un nome sconosciuto al pubblico occidentale. Non di certo però in Turchia, suo paese d'origine, dove è considerato il poeta moderno per eccellenza.
Immagine: Marco Ambrosino

Il suo nome, in poesia, è direttamente collegato con le categorie di modernità e soprattutto di verso libero: fu proprio Nâzim Hikmet, infatti, grazie alla sua frequentazione di gruppi d’avanguardia in giro per l’Europa come il Futurismo e il Surrealismo, a portare il verso libero in Turchia. Porre il suo nome di fianco a poeti del calibro di Rimbaud, Whitman e Ungaretti non è quindi un’eresia, ma quasi un dovere storico. Ormai è un classico della poesia internazionale e il suo successo è divenuto planetario dopo la sua morte avvenuta nel 1963.

Nâzim Hikmet, come il canone dei poeti moderni esige, ha condotto una vita travagliata segnata in particolar modo da due passioni folgoranti, entrambe confluite nella sua poesia: le donne e la politica. In questo senso è un poeta assolutamente canonico e, magari, persino scontato.

La sua esistenza però non può di certo dirsi ‘conformista’, se si contano i quattro matrimoni celebrati su un lasso di vita durato poco più di sessant’anni e soprattutto i ventott’anni di carcere prescrittigli dal governo turco, quel regime che, a causa dei suoi ideali politici di matrice comunista e della sua lotta per il riconoscimento del genocidio armeno, lo condannò a una pena tanto esemplare quanto ingiusta.

Un destino, quello che si prospettava a questo giovane poeta idealista e impegnato, che tanto avrebbe ricordato quello inflitto ad Antonio Gramsci trent’anni prima se non fosse intervenuta in sua difesa una giunta d’intellettuali del calibro di Jean-Paul Sartre, Pablo Picasso e Pablo Neruda, che ottenne la sua liberazione nel 1950.

L’esperienza in carcere ha segnato in maniera ineluttabile la vita di Nâzim e di conseguenza la sua lirica. La sua poetica porta nel suo nucleo genetico e creativo il campo semantico della libertà, sia a livello formale sia a livello contenutistico. Libera è infatti la forma da ogni gabbia metrica, così come le tematiche risultano sgombre da tutte quelle prigioni mentali e pregiudizi culturali che tentano di incatenare uno spirito libero, ch’esse si chiamino religione, ideologia o tradizione. La poesia come emblema della libertà, come ci mostra questa poesia:

E domenica, oggi.

Per la prima volta

Oggi m’hanno portato fuori, al sole.

E io per la prima volta nella vita

                                                                                   mi sono stupito

Di quanto è azzurro questo cielo

                                                                                   e di quanto è lontano da me.

Nâzim Hikmet è oggi uno dei poeti più letti al mondo soprattutto per la sua capacità evocativa e per aver saputo trarre dalle sue disgrazie personali delle linee guida universali; ha saputo creare dal carcere un anelito incessante verso la libertà, conferendole l’aspetto ideale più puro d’ogni destino umano. La lettura di Nâzim Hikmet diventa oggi tanto più fondamentale in questo mondo omologato, dove quasi tutte le libertà sembrano a portato di mano e dove l’evocazione di questo ideale, che per tanti secoli fece tremare i polsi ai più grandi spiriti, appare mera retorica priva di verità. (Ri-)leggere Nâzim Hikmet forse significa proprio questo, oggi: ritrovare il vero sapore della libertà e concedergli tempo e spazio.