Kultur | 22.02.2017

Dal Kentucky all’assalto dei Grammy

Text by Omar Cartulano | Photos by Omar Cartulano
Al di là del successo di Adele, ai prestigiosi riconoscimenti musicali dell'Academy si è distinto anche il rock dei Cage The Elephant, che abbiamo seguito dal vivo a Milano proprio poche settimane fa.
La dirompente energia di Matthew Shultz
Immagine: Omar Cartulano

Confermarsi dopo un successo, in qualsiasi ambito della vita, è sempre una sfida non indifferente. Lo sanno bene anche innumerevoli gruppi rock del 21esimo secolo o meglio ancora i gruppi che generalmente categorizziamo sotto l’etichetta “indie”. Certo, le generalizzazioni sono sempre azzardate, ma a chi non è capitato di rimanere deluso dalle pubblicazioni successive allo sfolgorante album di debutto della nuova band di turno? Tanto per citare qualcuno, andiamo a scomodare i classici Strokes, i danzerecci Franz Ferdinand o gli psichedelici MGMT, chi più chi meno, non è stato in grado di presentare album degni del primo, con cui si è fatto conoscere al grande pubblico. Vuoi per mancanza dell’effetto sorpresa, vuoi per turbe identitarie a metà tra il non ripetersi e l’innovare, la qualità non è comunque scomparsa e i fan sono magari anche aumentati, ma la malinconia per quanto realizzato all’esordio si è trasformata in una costante. Le eccezioni per fortuna non sono però mancate e non mancheranno. Un piacevolissimo esempio in questo senso ce lo porta un gruppo originario del Kentucky, di scena a Milano in questo avvio di 2017.

“Tell Me I’m Pretty”

La musica dei Cage The Elephant comincia a diffondersi al grande pubblico nel 2008 con la pubblicazione dell’omonimo album, trascinato dal singolo Ain’t no rest for the wicked. Dopo gli interessanti “Thank You, Happy Birthday” (2011) e “Melophobia” (2013), che attestano lo stile del gruppo su sonorità rock che spaziano dalle influenze blues del primo lavoro a richiami più punk, è con la quarta fatica che arriva il lavoro secondo noi più riuscito. A fine 2015 sul mercato sbarca infatti l’ottimo “Tell Me I’m Pretty”. L’ultima fatica discografica di Matthew Shultz e compagni è proprio la fonte d’ispirazione della nostra introduzione: capita molto raramente di imbattersi in un album da 10 tracce in cui dal primo all’ennesimo ascolto non si sia in grado di dedurre subito quali siano i singoli di lancio e quali i pezzi inseriti nella tracklist tanto per riempire e dare in pasto alle stampe del materiale. No, “Tell Me I’m Pretty” (prodotto da Dan Auerbach dei ben più celebri Black Keys) è da ascoltare dal primo al 38esimo minuto finale. Da Cry Baby a Punchin’ Bag, passando per Too Late To Say Goodbye e Cold Cold Cold si ha uno spaccato dello sfizioso rock dei Cage, oltre che della profondità dei testi di Schultz. Chi vi scrive non è certamente il custode della verità, ma a riprova più autorevole della qualità di quanto prodotto nella primavera 2016 all’Easy Eye Sound di Nashville, è arrivato il massimo riconoscimento musicale: “Tell Me I’m Pretty” ha vinto come Best Rock Album nientemeno che alla 59esima edizione dei Grammy.

Il live di Milano

Grande era quindi la curiosità di vederli riprodurre dal vivo le tracce dell’ultimo album e i migliori successi dei primi tre cd. La ghiotta occasione si è presentata il 31 gennaio scorso, quando i Cage The Elephant sono passati per la prima volta in carriera dall’Italia, al Fabrique di Milano. Ebbene, in live gli americani sono indubbiamente risultati all’altezza della loro produzione in sala registrazioni, dimostrando tutta la loro ecletticità e anzi, aggiungendovi quel pizzico di ordinaria follia che rende un loro concerto una scarica di energia che ti resta addosso per qualche giorno. Certo, nessuna interazione particolarmente originale col pubblico e nulla di innovativo nella performance, ma quando musica e atmosfera funzionano così bene, cos’altro serve chiedere a un live? Provare per credere, magari capiterà anche a voi di assistere a un finale con il frontman a dorso nudo, intento a correre, indiavolato, da una parte all’altra del palco con indosso un vessillo tricolore!