Cultura | 16.02.2017

A San Remo la rivoluzione è donna

Text by Marco Ambrosino | Photos by Marco Ambrosino
Non sempre le nuove generazioni sono le più idealiste. Le canzoni più impegnate, durante questo Festival di San Remo 2017, sono state quelle di Fiorella Mannoia e Paola Turci, due grandi voci della canzone italiana della vecchia generazione.
Paola Turci e Fiorella Mannoia
Immagine: Marco Ambrosino

Sabato sera si è concluso il 67° festival di San Remo condotto da Carlo Conti e Maria De Filippi. A vincere, a sorpresa, è stata la canzone Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani, con un testo leggero, al limite dello scanzonato, ma che di fatto mostrava un testo piuttosto profondo e ben studiato, dove ambivalenza del vivere e gioco si mescolano in maniera perfetta, come la società post-moderna impone. Un’attitudine disimpegnata perfettamente in linea con l’attitudine della nuova generazione, che in un mondo senza freni e visibilmente allo sbando (anche in ambito culturale), sceglie la farsa alla tragedia, la leggerezza ai sensi di colpa. Diversa invece è stata la strategia comunicativa delle canzoni Che sia benedetta di Fiorella Mannoia e Fatti bella per te di Paola Turci, arrivate in seconda e quinta posizione.

Queste due voci femminili ‘storiche’ del panorama italiano insomma hanno mandato con la loro esibizione un messaggio ben preciso alle nuove generazioni, che appaiono troppo spesso superficiali per nascondere un’insicurezza di fondo. Che sia benedetta è uno stupendo inno alla vita, che Mannoia come sempre ha interpretato magistralmente, e che sin da subito ha toccato le corde del pubblico; la canzone della Turci è stato recepita con minore enfasi, malgrado durante l’esibizione si era capito quanto Paola ci credesse in quel che stava cantando e questa, sicuramente, è già una vittoria per lei. È una canzone che mostra tutta la difficoltà e la forza necessaria per sentirsi donna in un mondo di bellezze stereotipate e di canoni estetici fuorvianti dal mondo dello spettacolo, dei mass media e del mercato: una traduzione, insomma, di una verità psicologica vissuta di prima persona (soprattutto dopo il brutto incidente del 1993). Le due canzoni, se guardate da vicino e con una mano sul cuore, hanno nel loro nucleo genetico lo stesso campo emotivo: il coraggio. Se il messaggio della Mannoia è sembrato più universale, il messaggio lanciato da Paola Turci si rivolge più all’estetica, ma che per la nostra generazione non è solo una questione di superficie ma anche d’identità:

«Non ti trucchi /E sei più bella /Le mani stanche /E sei più bella /Con le ginocchia sotto il mento/Fuori piove a dirotto /Qualcosa dentro ti si è rotto/ E sei più bella /Sovrappensiero /Tutto si ferma /Ti vesti in fretta /E sei più bella»

Coraggio significa quindi in qualche modo anche indipendenza mentale, la caratteristica per eccellenza di Fiorella Mannoia e in parte anche di Paola Turci. Il loro timbro di voce contralto d’altronde esprime bene questo ‘naturale’ istinto alla fuga dei luoghi comuni (quasi tutte le cantanti hanno un timbro soprano o mezzo-soprano): la forma sposa l’essenza in qualche modo. La voce come vero biglietto da visita di due artiste che hanno fatto della loro femminilità non un personaggio precostruito, ma una continua ricerca di sé stesse, preferendo la rivoluzione al conformismo. Ed è forse in quest’attitudine che si registra lo scarto fra la nuova e la vecchia generazione: è questo il dato culturalmente più interessante che questo San Remo ci ha lasciato.