Politica | 30.01.2017

Dizionario dei gesti della Sessione dei giovani

Text by Redazione Ticino | Photos by Giorgia Bazzuri
Seguire i dibattiti che animano i ragazzi durante il Plenum a Palazzo federale non è cosa facile. Perché al di là delle parole, vi sono i gesti. Eccovi allora un piccolo manuale che getta luce sul tradizionale linguaggio dei segni della Sessione dei giovani, ma anche su alcune novità dell'edizione 2016.
Le mani si levano verso il sof tto e si dimenano in maniera convulsa.
Immagine: Giorgia Bazzuri

Get up, stand up

Al plenum della Sessione dei giovani non si chiede ai ragazzi di votare per alzata di mano oppure pigiando un bottone, bensì erigendosi in piedi con indosso una maglia blu, così come sancisce l’Art.17 del Regolamento del Plenum. Tale sistema si utilizza per la semplicità di conteggio che ne deriva, dove «una testa, un voto» e dove una semplice t-shirt conferisce, come un passaporto, il diritto di voto. Sù e giù; un gesto faticoso che è stato ripetuto tante volte quante a una lezione avanzata di squat, ma che non lascia spazio a dubbio alcuno: si sta in piedi per dimostrare il proprio consenso mettendoci anche la faccia!

Metterci la faccia, si sa, non sempre è cosa scontata, quindi perché a volte non ripiegare su qualcosa d’altro? Ed è proprio quello che è stato fatto da alcuni giovani, i quali, alla domanda: «Chi respinge la mozione?» (si parlava dell’istituzione di una commissione indipendente per l’esportazione di armi) si sono alzati e girati verso i compagni di gabinetto, mostrando nientepopodimeno che… il sedere!

 

Omar Cartulano
Alcuni giovani votano alzandosi e… girandosi. Foto: Omar Cartulano.

Sfarfallio di mani

Lo sfarfallio: le mani si levano verso il soffitto e si dimenano in maniera convulsa. No, non è una richiesta d’aiuto, bensì un genuino gesto di approvazione che si libera in aria silenzioso e leggiadro, come si trattasse del volo di una farfalla. In parlamento il sì è muto e rispettoso, senza volgari applausi che interromperebbero il dolce dibattere. Riservato ma appariscente, lo sfarfallio è anche sinonimo di semplice plauso a chi parla dal pulpito bernese. Le eccezioni a questa quiete forma di espressione tuttavia non mancano: prova ne è lo scrosciante applauso riservato dalla sala a un neo 18enne che festeggiava il suo compleanno proprio nei giorni della Sessione.

Christof Kleger
Lo sfarfallio per sostituire gli applausi. Foto: Christof Kleger.

Braccia a croce

Berna, Sessione dei giovani 2016. Si discute la regolamentazione della cannabis. I ticinesi hanno deciso di schierarsi compatti – a quest’età sono le idee ad animare la discussione e non la difesa del colore politico, pensano – ma solo alcuni di loro alzano in alto le mani, incrociandole. Sembra una croce, ma viene chiaramente letto come un segno di dissenso e difatti scopriamo essere il segno delle manette. Si tratta di una gestualità molto diretta e provocatoria, presa in prestito dal mondo del tifo organizzato, ma che non si era mai vista alla Sessione dei giovani né tanto meno in un’aula del Consiglio nazionale.

Giulio Bozzoni, uno dei più attivi dei giovani ticinesi, ci ha chiarito la funzionalità del gesto: «Più di una persona era salita al pulpito additando i consumatori di cannabis come «criminali« o «drogati«. Ho fatto quel gesto in maniera provocatoria come per dire «se siamo criminali o drogati allora buttateci in galera o in centri di recupero«.» Le parole di Giulio, audaci e dirette come il suo linguaggio non verbale, mostrano una solidarietà verso i consumatori di cannabis; un gesto forte, diretto e quasi irrisorio verso quello stato di diritto che nella loro ottica non garantisce equità, ma ingiustizia e discriminazione.

Juliane Roncoroni
Unire le braccia per formare una croce, un gesto provocatorio. Illustrazione: Juliane Roncoroni.