Cultura | 15.01.2017

Consumo, dunque sono: l’ultimo monito di Zygmunt Bauman

Lunedì, all'età di 91 anni si è spento il celebre filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman. Si è occupato di svariati argomenti, ma è diventato celebre soprattutto per la sua definizione di "modernità liquida".
Zygmunt Bauman
Immagine: Narodowy Instytut Audiowizualny, M. Oliva Soto (Flickr)

Postmodernità, ovvero passaggio da una fase solida a una fase liquida della realtà: è con questo linguaggio figurato che Bauman ha deciso di illustrare questa fase della nostra società globale, ormai scevra di ideali e di leggi, sui quali il XX secolo era stato costruito e sui quali aveva edificato il suo splendore almeno fino al ’68. Questo concetto è il cardine del suo pensiero ch’egli adatta non solo ai fenomeni sociologici ma anche a situazioni più privilegiate come l’amore e la cultura che da questo disfacimento collettivo e liquido sono state travolte.

L’immagine della liquidità non è altro che il «correlativo oggettivo« dell’odierna società consumistica; ragionare sulla società contemporanea per Bauman significa ragionare sui fenomeni di consumo, che regolano ormai la nostra esistenza. Il filosofo polacco è stato abile a smascherare le letture ottimistiche sul presente e a mettere in crisi quelle teorie che vedono nella crescita economica un chiaro sintomo di una società psicologicamente in salute.

La realtà presentataci da Bauman appare come il rovescio della medaglia di quella società auspicata negli anni ’60: realizzare ogni nostro desiderio non è più un diritto ma un dovere, ormai. È la medesima riflessione che era già stata impostata in parte dalla Scuola di Francoforte e che aveva trovato con Pier Paolo Pasolini una prima aspra critica che Bauman ha approfondito con sicurezza e profondità. Ha dimostrato come questa necessità di consumare e di restare connessi al «nuovo« in perenne trasformazione, è il limite psicologico della società del nostro tempo oltre che la prima fonte d’insicurezza, che ha invaso e declassato tutte le categorie della nostra vita: l’unica direzione che l’individuo postmoderno segue per fugare il dubbio di essere un fallito in una società di (presunti) vincitori-consumatori.

Il contesto esistenziale che ha finito per diventare noto come «società dei consumi» si distingue per il fatto che ridefinisce le relazioni interumane a modello e somiglianza delle relazioni tra i consumatori e gli oggetti di consumo.

Consumo, dunque sono: il titolo di questo saggio, da cui proviene anche la citazione, potrebbe essere il vero testamento lasciatoci dal filosofo scomparso pochi giorni fa. Il ribaltamento della massima cartesiana vuole indicare, oltre all’affiorare di una nuova epoca e di un nuovo modo di intendere il reale, pure un nuovo modo di distinguersi, di relazionarsi con gli altri, e dunque d’individuarsi: è la (tra)sfigurazione dall’homo sapiens all’homo consumens.

Ed è proprio in questi ultimi anni e con queste ultime riflessioni che Bauman sociologo aveva lasciato spazio al Bauman filosofo, teorico di una sua precisa idea di felicità tanto che, proprio in questi giorni, sembra essere nata la convinzione di essere stati di fronte a un ‘Socrate della postmodernità’.