Società | 24.12.2016

«Il Natale che mi piaceva»

Text by Mora Luca | Photos by Luca Mora
Luca ci racconta la magia del Natale di quando era piccolino. Una magia che, come dice il presentatore RSI, purtroppo non c´è più, ma che spera di rivivere quando sarà papà.
A sinistra, Luca Mora, presentatore RSI
Immagine: Luca Mora

Ciao Tink,

scusa se ‘sto mese sono arrivato leggermente in ritardo, ma sai com’è: tra regali, cene e aperitivi sono stato un po’ preso.

Oggi ho un po’ di tempo e vorrei parlare del Natale. A dire il vero, già dall’inizio di novembre nella Svizzera italiana non si parla d’altro…quindi anche a volendo parlare d’altro, non susciterei grande interesse. E quindi, mancano pochi giorni a Natale, parliamo del Natale, come tutti.

I momenti di maggior magia li ho vissuti, ma come penso la maggior parte delle persone, quando ero bambino.

Il Natale era il mio periodo dell’anno preferito. Mio papà portava l’albero, lo andava a prendere nel bosco (si poteva ancora fare l’albero, quello vero) e poi lo lanciava sul balcone, dove mia mamma lo recuperava e lo metteva nel supporto. 10 minuti dopo mamma, mio fratello Christian ed io eravamo già armati fino ai denti di ghirlande, bocce e lucine colorate. L’unica cosa che non potevamo toccare era il puntale, quello lo metteva papà 🙂

Durante il mese di dicembre il calendario dell’avvento con i cioccolatini, o con i disegni, scandiva il passare dei giorni. Giorni che per un motivo ancora misterioso… sembravano non passare mai: il 25 era un miraggio lontano.

Ah dimenticavo, la mia ansia… la mia agitazione non era spinta da motivi religiosi, datemi pure del superficiale, ma io aspettavo i regali.

Finalmente arrivava il 24. Mamma e papà dicevano di andare a letto.

Ricordo che nonostante la stanchezza non riuscivo a chiudere gli occhi. passavo la notte chiedermi: ma Gesù Bambino riuscirà ad entrare in casa anche se abbiamo chiuso le tapparelle?

Avrà ricevuto la letterina e avrà trovato il regalo che ho messo in prima posizione? Speriamo!

6.30 del mattino: mio fratello e io ci posizionavamo come sui blocchi di partenza dei 100 metri in attesa che mia mamma accendesse la musica, quello era il segnale. Potevamo partire verso il salotto e lanciarci sui regali, come avrebbero fatto dei leoni affamati su una povera gazzella.

Eravamo una famiglia alla buona, apprezzo forse solo ora l’impegno dei miei genitori di fare centinaia di piccoli pacchetti, separavano tutto e a noi sembrava di aver ricevuto 200 regali diversi. Era tutto magnifico.

Per pranzo si andava dalla Nonna Pina… antipasti, primo, secondo… terzo, quarto, quinto, dessert, panettone e caffè. E poi TOMBOLA!

Ogni volta che giocavamo a tombola, dopo i primi due numeri estratti c’era sempre qualche zio che esclamava: TOMBOLA. Una «possata», lo so, ma ai tempi mi faceva ridere, sempre.

Questo era il Natale che mi piaceva.

Oggi ho 31 anni e quella magia, inutile negarlo, purtroppo non c’è più. Credo/spero ritorni quando diventerò papà.

Adesso devo salutarti, ho dei pacchetti da finire e subito dopo una raclette con gli amici.

A gennaio tornerò, ci sono un paio di cose che vorrei condividere con te.

Per ora però, ciao e buone feste,

un abbraccio Luca