Cultura | 10.12.2016

Albert Camus e il ruolo dell’artista nella società

Albert Camus è passato alla storia come uno dei più giovani vincitori del premio Nobel per la letteratura: il 10 dicembre 1957, infatti, a soli 44 anni, venne insignito del maggiore premio letterario internazionale.
Albert Camus. Immagine: Flickr (SPDP)

La scelta dell’accademia svedese si rivelerà tristemente azzeccata, dato che la morte lo coglierà solo tre anni più tardi, in un disgraziato incidente automobilistico. Camus è già uno scrittore affermato in quel periodo sia nel campo della letteratura sia in quello della filosofia: il successo ottenuto con i romanzi Lo straniero del 1942 e La Peste del 1947 si amplifica ancor più con i due saggi filosofici – Il mito di Sisifo del 1942 e L’uomo in rivolta del 1952 – che possono essere letti come gli ideali «avantesti teorici» dei due romanzi. Mi pare superfluo aggiungere, che parte del successo sia da tributare proprio allo scalpore generato dall’audacia di questi testi. Camus nel 1957 è dunque già un personaggio di spicco sia in ambito letterario, ma pure in ambito politico, dove si oppone con forza all’utilizzo della bomba atomica, alla scellerata politica estera francese fino all’espulsione nel 1950 dal Partito Comunista.

Camus mostrerà un atteggiamento umile e sorpreso di fronte all’enorme onorificenza attribuitagli dall’Accademia svedese, malgrado egli rappresenti già un caposaldo della letteratura europea e uno strenuo combattente della libertà di pensiero. Memorabile è il suo discorso pronunciato a Stoccolma –di cui proprio oggi si celebra l’anniversario– che confluirà poi in un volumetto del 1959 intitolato Discorso di Svezia, dove vi troviamo annesso un altro celebre discorso, pronunciato quattro giorni dopo all’Università di Uppsala.

Il premio conferitogli non è solo un tributo alla sua splendida carriera di scrittore e intellettuale, ma diventa per Camus un’occasione per trarre un bilancio della sua carriera, per mettere nero su bianco il fine ultimo della sua opera poetica e fare luce sul suo ruolo, in quanto artista e uomo, nella società. Camus enuclea in questo breve discorso la postura intellettuale di un libero pensatore mai portatore di verità assolute ma soprattutto di un uomo anch’egli immerso nella perenne ricerca del significato della vita, un uomo tra gli uomini.

L’arte non è ai miei occhi una gioia solitaria: (…) l’artista si forma in questo rapporto perpetuo fra lui e gli altri, a mezza strada fra la bellezza di cui non può fare a meno e la comunità dalla quale non si può staccare. È per questa ragione che i veri artisti non disprezzano nulla e si sforzano di comprendere invece di giudicare.

In un mondo dove l’opera d’arte accetta di essere declassata a prodotto di consumo e dove il (pre-)giudizio s’impone su ogni tentativo di comprensione, l’artista camusiano trascende questa realtà decostruendola, e riempie il vuoto esistenziale di piccole verità private che hanno il sapore di una speranza collettiva. A distanza di quasi sessant’anni questo discorso non ha perso nulla della sua splendida urgenza per chiunque si cimenti nel campo dell’arte, sia per coloro che intendono giudicarla, comprenderla o crearla.

Pausa letteraria è una piccola rubrica letteraria. Uno spazio comune per scoprire le passioni letterarie dei nostri reporter, per scoprire autrici e autori poco conosciuti oppure opere minori di autori importanti. Tempo un caffè. Buona lettura!
Pausa letteraria è una piccola rubrica letteraria. Uno spazio comune per scoprire le passioni letterarie dei nostri reporter, per scoprire autrici e autori poco conosciuti oppure opere minori di autori importanti. Tempo un caffè. Immagine: Laura Orsolini